«Le esequie si faranno», le ditte fermate sfidano il prefetto e i Comuni nel Napoletano

Il Mattino

«Le esequie si faranno», le ditte fermate sfidano il prefetto e i Comuni nel Napoletano

Domenica 4 Settembre 2022 di Pino Neri

Si ribellano allo Stato le ditte di pompe funebri di Pomigliano e Casalnuovo interdette dalla prefettura per infiltrazioni mafiose. I necrofori hanno sfidato il provvedimento tenendo aperti i loro uffici ma soprattutto facendo esporre negli spazi destinati alle affissioni manifesti funebri che annunciano messe in suffragio e funerali imminenti. Attività che quindi almeno nella mattinata di ieri sono proseguite come se nulla fosse accaduto, a dispetto di quanto predisposto dell’interdittiva antimafia, che ha colpito queste aziende azzerando di fatto il servizio nelle due città a oriente di Napoli, un territorio popolato da circa 100mila persone le quali ora, nel triste caso di lutti, per far svolgere i funerali devono rivolgersi a ditte provenienti da altri comuni. La conferma, questa “ribellione”, della pervicacia dei clan, che sul territorio – come ha commentato il comandante della Polizia municipale di Pomigliano, colonnello Luigi Maiello – non hanno mai smesso «di esercitare il loro potere di assoggettamento mafioso, pur avendo mutato le propria forma»: camorristi sostenuti, dice il colonnello, «da insospettabili professionisti e da chi afferma che la camorra non esiste».

Ma la reazione ieri è stata immediata. Lo stesso Maiello ha subito messo sotto sequestro due negozi rimasti aperti, uno dei quali nel centro vecchio di Pomigliano. È gestito dalla sorella di quello che la prefettura definisce il referente principale del clan Foria, Nicola Foria, giudicato il dominus occulto delle cinque aziende fatte interdire dal Gia, il gruppo investigativo antimafia che ha agito sulla base delle informative del nucleo dei carabinieri di Castello di Cisterna e della polizia municipale di Pomigliano. I gestori delle due ditte sono stati pure sanzionati per aver fatto affiggere una serie di manifesti che annunciavano messe in suffragio dei defunti. «È una fase molto delicata – avverte il comandante Maiello – bisogna vigilare non solo sul rispetto delle interdittive emanate dalla prefettura e sulle conseguenti ordinanze di chiusura emanate dai comuni coinvolti. Ora il pericolo è che vengano svolti funerali da ditte provenienti da altri comuni ma che in realtà operano in accordo con quelle interdette».

Si tratta di una pratica per aggirare il rispetto della legge ormai vecchia e consolidata. La ditta interdetta per infiltrazioni mafiose finge di restare inattiva ma chiama altre imprese di “fiducia” che possono continuare a operare. I proventi dei funerali vengono poi spartiti al nero tra le due aziende, quella bloccata e quella rimasta libera di esercitare. È accaduto nel recente passato in altri centri della provincia di Napoli in cui operano ditte giudicate in odore di camorra, in particolare ad Arzano e Marano, dove, all’indomani delle interdittive, sui manifesti affissi sui muri e sui carri funebri usati per i funerali non compariva alcun riferimento alle imprese operanti: nel totale anonimato, evidentemente accettato (più o meno volentieri) dalle ditte estranee alle interdittive, tutte potevano tranquillamente lavorare.

È ciò che rischia di capitare a Casalnuovo. Ieri qui sono rimasti aperti per tutta la mattinata gli uffici di due imprese colpite dall’interdittiva della prefettura e dai successivi provvedimenti comunali di chiusura delle attività. Una delle due aziende «ribelli» di Casalnuovo opera anche a Pomigliano. L’altra soltanto a Casalnuovo. I loro negozi sono rimasti aperti per ore sotto gli occhi di tutti, nel bel mezzo del corso principale della città, il corso Umberto. E pure in questa circostanza i responsabili delle ditte inottemperanti hanno fatto affiggere manifesti funebri. La ditta che opera solo a Casalnuovo ha addirittura annunciato un funerale per le 12.30 di oggi pomeriggio.

Poco prima delle 13, i vigili urbani di Casalnuovo si sono presentati per un controllo, dopo di che i negozi in questione sono rimasti chiusi per tutto il resto della giornata. In serata i manifesti funebri sono stati fatti oscurare dal Comune. Il sindaco, Massimo Pelliccia, non ha dubbi sulla linea dura: «Le porte del nostro cimitero sono sbarrate per le ditte interessate dalle interdittive. Saremo assolutamente intransigenti, i vigili hanno effettuato diversi sopralluoghi per verificare il rispetto delle ordinanze e abbiamo già provveduto a oscurare alcuni manifesti funebri abusivi. Saremo durissimi». Il sindaco di Pomigliano, Gianluca Del Mastro, non è da meno: «Il Comune finora ha fatto tutto quello che era giusto e necessario per far eseguire il provvedimento della prefettura», dice, chiarendo che «stiamo attendendo l’esito dell’intero procedimento. Dobbiamo fare in modo che la legge venga applicata nel rispetto di tutti i cittadini. Il Comune farà in modo che le ditte colpite dai provvedimenti di chiusura abbiano la possibilità di rispondere nei termini consentiti dalla legge».

Dall’inizio dell’anno sono 25 le interdittive in provincia di Napoli destinate ad altrettante società direttamente o indirettamente collegate ai clan Foria di Pomigliano, Polverino di Marano, Ferone di Arzano e D’Alessandro e Cesarano di Castellammare di Stabia e dintorni. Quesi tutte riguardano società di pompe funebri.

Fonte:https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/ditte_funebri_fermate_napoletano_sfidano_prefetto-6906506.html

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