Le domande di Fiammetta Borsellino

Le domande di Fiammetta Borsellino

3 NOVEMBRE 2020

Attraverso questa indagine, la Commissione ha inteso focalizzare le forzature e le omissioni investigative che hanno caratterizzato, nella loro prima fase, le indagini sulla strage di via D’Amelio, e segnatamente:

i primi rilievi investigativi effettuati il 19 luglio 1992;

il rapporto tra magistratura inquirente e i servizi di sicurezza nell’organizzazione e nella gestione delle indagini;

la genesi del gruppo d’investigazione “Falcone-Borsellino”;

il mancato coordinamento nelle indagini tra la Procura della Repubblica di Caltanissetta e quella di Palermo;

la gestione della collaborazione di Vincenzo Scarantino e degli altri sedicenti collaboratori di giustizia;

le anomalie procedurali e documentali registrate nel corso del Borsellino 1 e bis.

A questi vulnus si aggiunge la particolarità delle relazioni fra il dottor Paolo Borsellino e le due Procure, Palermo e Caltanissetta, nei 57 giorni che separano la strage di Capaci da quella di via D’Amelio. Anche su questi elementi, emersi nel corso dell’indagine, la Commissione ha inteso proporre un approfondimento. L’indagine non si è sottratta, naturalmente, alla necessità di ricostruire, accanto alle parziali certezze acquisite nelle sentenze di Caltanissetta, il contesto criminale ed eversivo in cui maturò la decisione di uccidere il giudice Borsellino. Arrivando alla conclusione, come vedremo, che la stessa mano non mafiosa che accompagnò Cosa Nostra nell’organizzazione della strage potrebbe essersi mossa, subito dopo, per determinare il depistaggio ed allontanare le indagini dall’accertamento della verità. Architrave dell’indagine, come detto, sono state le domande che la famiglia del dottor Paolo Borsellino ha rivolto per anni in ogni ambito e livello istituzionale, ricevendo risposte a volte parziali, a volte contraddittorie, spesso reticenti. Interrogativi che la dottoressa Fiammetta Borsellino ha voluto ripercorrere con noi durante la sua

audizione in Commissione:

1. Perché via D’Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino?

2. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D’Amelio, i pubblici ministeri di Caltanissetta non convocarono mai il dottor Borsellino per ascoltarlo sulla morte del dottor Falcone?

3. Perché i pubblici ministeri di Caltanissetta dell’epoca non ritennero di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco?

4. Che ruolo ebbe l’allora Sisde sul falso pentimento di Vincenzo Scarantino?

5. Che ruolo ebbe l’ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?

6. Perché i pp.mm. di Caltanissetta non depositarono nel Borsellino 1 i verbali del confronto fra il presunto pentito Scarantino e i collaboratori di giustizia Cancemi, Di Matteo e La Barbera che lo smentivano palesemente?

7. Perché i pp.mm. di Caltanissetta – e, successivamente, i giudici – non tennero in considerazione le due ritrattazioni di Scarantino?

8. Perché la dottoressa Ilda Boccassini e altri pubblici ministeri autorizzarono i componenti del gruppo investigativo “Falcone-Borsellino” a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l’inizio della sua collaborazione con la giustizia?

9. Perché non fu mai redatto un verbale del sopralluogo della polizia assieme a Scarantino nel garage dove sosteneva di aver trasportato la 126 poi trasformata in autobomba?

10. Chi è l’ispiratore dei verbali, con a margine delle annotazioni a penna, consegnati dall’ispettore Mattei a Scarantino prima dei suoi interrogatori?

11. Perché Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione ma ai poliziotti del gruppo “Falcone-Borsellino” diretto da La Barbera?

12. Perché i pubblici ministeri Palma e Petralia annunciarono un tentativo della mafia di inquinare le indagini subito prima dell’intervista televisiva in cui Scarantino ritrattava le proprie accuse?

Al di là del giudizio in dibattimento che determinerà se vi siano state, e da parte di chi, responsabilità penali, questa relazione, per le testimonianze raccolte, i documenti recuperati e i fatti ricostruiti, ha individuato – come vedremo – certe e circostanziate responsabilità istituzionali, investigative e processuali. Anche ad esse va attribuita la responsabilità morale di questo depistaggio.

Un ringraziamento, infine, ai consulenti, il presidente Bruno Di Marco e il dottor Agatino Pappalardo, che hanno reso possibile, con il loro lavoro e la loro competenza, produrre questa relazione, frutto di cinque mesi di intenso lavoro in cui l’intera Commissione ha profuso tempo, dedizione e responsabilità.

Fonte:http://mafie.blogautore.repubblica.it/

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