Le disattenzioni ed i silenzi del PD pontino sul radicamento mafioso in provincia di Latina e nel Lazio

Leggiamo con piacere delle dichiarazioni rilasciate dal candidato alla carica di Sindaco di Latina del PD sullo stato della sicurezza e del radicamento criminale sul territorio.

Un fatto positivo, secondo noi, che qualcuno, a livello politico, ne cominci a parlare.

Meglio tardi che mai.

Speriamo che non siano solamente sparate elettorali che, poi, ad elezioni fatte, non cadano nell’oblio.

E speriamo anche che le attenzioni di tale giovane candidato, che è una brava persona che noi stimiamo, non si limitino alla criminalità comune, come ci pare di interpretare, ma si estendano a quella mafiosa che è fortemente radicata in tutta la provincia di Latina ed anche nella città capoluogo.

Non se ne abbia Claudio Moscardelli se noi continuiamo ad imputare al PD pontino moltissime responsabilità al riguardo.

Troppa disattenzione, finora, al fenomeno mafioso che ha letteralmente sconvolto il tessuto economico, ed anche politico, della provincia di Latina.

Troppi silenzi e troppa discontinuità nell’azione.

Qualche interrogazione, talvolta, ma mai seguita da un’attività coerente e continua nell’affrontare le situazioni.

C’è stato, è vero, qualche singola voce che ha tentato di porre all’attenzione di tutto l’apparato partitico il problema del radicamento mafioso sui territori, ma mai supportata da un’azione complessiva, omogenea, determinata, di tutti.

Il caso di Bruno Fiore, a Fondi, lasciato solo a combattere in una situazione da brivido che avrebbe dovuto portare in quella città, simbolo della presenza mafiosa nel Lazio, tutti gli apparati nazionale, regionale, provinciale, comunale. Apparati che si sono fatti vedere solamente alla vigilia elettorale, ma sono tutti spariti subito dopo.

Lasciato solo, dicevamo, a subire ritorsioni, attentati, ostracismi anche sul piano professionale, senza alcun atto concreto di solidarietà e di vicinanza.

Il caso del senso di fastidio e di sottile ostracismo nei confronti nostri, di un’Associazione che fa dell’antimafia non un esercizio retorico, accademico, ma che, al contrario, scava, indaga e denuncia, correndo rischi di ogni genere.

Negli ultimi convegni da noi promossi a Gaeta ed a Formia, non un solo consigliere, non un solo responsabile o militante del PD locali hanno avvertito il dovere morale di presenziare, quasi ad evidenziare un senso di fastidio rispetto a certe iniziative in cui si parli di certe cose.

E, poi, la debole, fragilissima reazione al comportamento vergognoso del governo sui fatti di Fondi.

In altri tempi e con attori diversi si sarebbe occupata l’aula della Commissione Parlamentare antimafia, si sarebbe riempita la provincia di manifesti di sdegno, si sarebbero organizzate manifestazioni popolari e quant’altro.

Invece, silenzio di tomba.

Silenzio di tomba sulla strana archiviazione dell’inchiesta “Formia Connection” sul voto di scambio; silenzio di tomba sulla montagna di capitali investiti e che continuano ad essere investiti quotidianamente in ogni pizzo della provincia, a Formia, a Gaeta, a Sperlonga, Terracina, Latina ecc. ecc. e sul fatto che, ad esempio, la Guardia di Finanza provinciale non indaga come dovrebbe (a Frosinone 150 verifiche quasi in un anno, a Latina solo 3).

Ma Moscardelli, che ripetiamo è una bravissima persona dotata di qualità morali ed intellettuali buone, ritiene che la criminalità pontina sia circoscritta ai soli nomi che leggiamo sui giornali da qualche tempo a questa parte e che si sono macchiati di sangue?

E’ solo quella la criminalità?

E i colletti bianchi? Le mafie economiche e i nomi di taluni politici?

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