Le dichiarazioni di Ciancimino durante il processo a Palermo

Ciancimino: Forza Italia nasce con la trattativa Stato-mafia

Nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, rispondendo alle domande del pubblico ministero Antonio Ingroia, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo ha affermato che “Forza Italia è il frutto della trattativa tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del ’92”. Una verità che a Ciancimino jr. sarebbe stata rivelata dal padre in persona. Il figlio di don Vito ha inoltre consegnato al Tribunale una lettera inviata da Bernardo Provenzano a Vito Calogero Ciancimino e poi da quest’ultimo mandata a Marcello Dell’Utri e per conoscenza a Silvio Berlusconi

A una settimana dalla sua ultima deposizione, Massimo Ciancimino è tornato a parlare nel processo che vede imputati l’ex comandante del Ros, Mario Mori, e l’ex colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano nel 1995.
Nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone, rispondendo alle domande del pubblico ministero Antonio Ingroia, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo ha affermato che “Forza Italia è il frutto della trattativa tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del ’92”. Una verità che a Ciancimino jr. sarebbe stata rivelata dal padre in persona. A sostegno della sua tesi, il teste ha fatto riferimento a un pizzino, depositato agli atti del processo, che Provenzano in persona avrebbe indirizzato a Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, in cui il boss avrebbe alluso a un atto intimidatorio nei confronti del figlio del premier. “Intendo portare il mio contributo che non sarà di poco conto perché questo triste evento (la minaccia, ndr) non si verifichi – recita il pizzino -. Sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive”. La prova, insomma, che Forza Italia sarebbe stata fondata grazie alla trattativa Stato-mafia, a detta di Ciancimino, vista che il pizzino del boss non era altro che un’esortazione a non dimenticare quell’accordo che aveva aperto la strada all’ingresso in politica del Cavaliere.
“Mio padre – ha spiegato il teste – mi disse che questo documento, insieme all’immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un’unica trattativa che andava avanti da anni”.

Mancano tuttavia i riscontri in grado di confermare questa tesi: la prima parte dell'”avvertimento” mafioso di Provenzano, infatti, non c’è, il pizzino è un mezzo pizzino. Per spiegarne la “sparizione” Ciancimino pare chiamare in causa l’Arma: “Fino a pochi giorni prima della perquisizione fatta dai carabinieri nel 2005 a casa mia, nell’ambito di un’altra indagine, il documento era intero – ha detto -. Ne sono sicuro. Non so cosa sia successo dopo”.
Il testimone ha tuttavia aggiunto che nuovi contatti fra Provenzano e Marcello dell’Utri sarebbero avvenuti tra il 2001 e il 2002 in merito a “rassicurazioni” su “aministia e indulto” a favore dei boss. Notizia, anche questa, appresa dal padre, ha asserito Ciancimino jr. Fra i documenti prodotti da Cianciminio, anche il passaporto rilasciato al figlio Andrea nel 2005, ad appena due settimane dalla nascita, quale prova dei suoi rapporti coi servizi segreti.
Il rilascio sarebbe avvenuto difatti, grazie alla mediazione di “Franco”, lo 007 che avrebbe fatto da tramite per la presunta trattativa tra Stato e mafia.

L’ex figlio di don Vito ha inoltre consegnato al Tribunale una lettera che il padre, l’ex sindaco mafioso di Palermo, scrisse a Berlusconi “per conoscenza”.
Una “minuta” inviata da Bernardo Provenzano a Vito Calogero Ciancimino e poi da quest’ultimo mandata a Marcello Dell’Utri e per conoscenza a Silvio Berlusconi.
Nel foglio prima si legge “Per questa mia posizione politica intendo dare il mio contributo e non sarà modesto, perché questo triste evento non abbia a verificarsi, e sono convinto che se dovesse verificarsi questo evento (sia in sede giudiziari)” e poi si aggiunge “di mettere a disposizione una rete televisiva” e poi “se passa molto tempo ed ancora non sarò indiziato dal reato di ingiuria, sarò costretto di uscire dal mio riserbo che dura da anni, e convocherò una conferenza stampa”.
Qual è l’oggetto che doveva esser comunicato?, ha chiesto il pm Di Matteo. “E’ la genesi della coalizione che fece nascere Forza Italia”. Rispetto alla lettera, Ciancimino jr ha spiegato che la lettera è una rielaborazione di quel testo che lui portò in carcere al padre. “Lui me la ridiede affinché la consegnassi a Provenzano”. Il documento prodotto oggi presenta nella parte alta il numero 2. “Era un secondo foglio, credo che nel primo foglio c’era l’intestazione e alcuni appunti per Lo Verde/ Provenzano – ha continuato Massimo Ciancimino – e poi c’erano indicazioni per Dell’Utri”.

Le reazioni alle nuove dichiarazioni di Ciancimino jr non si sono fatte attendere. Prima fra tutte quella di Marcello Dell’Utri che ha annunciato di voler denunciare Massimo Ciancimino per calunnia. Il senatore del Pdl intervistato dal Tg5 ha infatti detto: “Si tratta di un folle totale o di un disegno criminoso”.
Nicolò Ghedini, parlamentare PdL e difensore di fiducia del premier, invece ha lanciato l’accusa: “Sembra che si voglia delegittimare proprio il governo Berlusconi che sta conducendo la più severa e forte offensiva del dopo guerra contro la mafia. Ciancimino dovrà rispondere di fronte all’autorità giudiziaria anche di tali diffamatorie dichiarazioni”.

Ma l’enormità delle accuse fate in Aula semina dubbi anche a sinistra. A non celarli è l’europarlamentare Idv Pino Arlacchi: “Non credo a una parola di quanto detto da Ciancimino. E queste storie le abbiamo già viste e sentite. Sono parole che non giovano altri che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti in generale”. Così l’eurodeputato dell’Italia dei Valori, tra i creatori della Direzione Investigativa Antimafia e amico di Falcone, commenta a CNRmedia la deposizione di oggi di Massimo Ciancimino.
“Ciancimino – continua – ha una posizione giudiziaria interessata ed ha una scarsa attendibilità, a tanti anni di distanza. Lavorando insieme a Falcone so che questo tipo di dichiarazioni vanno prese con grande cautela e non vanno sbandierate. Non sono d’accordo nemmeno con Di Pietro che parla di governo paramafioso. Proprio Di Pietro che ha avuto a che fare con casi molto delicati sa che queste dichiarazioni vanno prese con grande prudenza”.
“Infine, trovo paranoide – conclude Arlacchi – il discorso di Forza Italia che nasce da una trattativa Stato-mafia. Forza Italia è stata una operazione di marketing politico molto lucida, sofisticata e di successo ed è con questo che dobbiamo fare i conti dal `94. La presunta trattativa tra Stato e mafia non c’entra nulla”.

“Nessuno crede a scatola chiusa a Ciancimino o a qualunque altro pentito, però la questione è di estrema delicatezza. L’Italia oramai è uno scandalo internazionale. Dovrebbe essere interesse primario del presidente del Consiglio giungere quanto prima alla verità giudiziaria sulle affermazioni di Ciancimino, piuttosto che impegnare governo e Parlamento in una sequela di provvedimenti che servono soltanto a bloccare i processi in corso”. Lo afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del Pdci-Federazione della sinistra, già componente della commissione Antimafia. “Nella storia repubblicana italiana per molto meno ci si è dimessi o si è stati costretti a farlo da altre istituzioni – continua Licandro -. Berlusconi ha questa alternativa: o contribuisce direttamente, e con i suoi uomini, a dimostrare la falsità delle cose dette da Ciancimino oppure deve dimettersi”.

(Tratto da Aprile Online)

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