Le attività sporche dei Casalesi anche in Emilia-Romagna

ANCORA SULLE INDAGINI DELLA PRESENZA CASALESE A MODENA. IL SINDACO FINALMENTE SI COMPLIMENTA PER L’INDAGINE DELLA DDA
Casalesi, tre nuovi arresti per estorsione nel modenese

Sequestro per 50 milioni di euro ai Casalesi tra Caserta e Modena. Emesse tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso. Il primo cittadino Giorgio Pighi: “I carabinieri hanno inflitto nuovo colpo alla criminalità organizzata”

MODENA. Il Tribunale del Riesame li aveva rimessi in libertà, ma all’alba di ieri per Loris Pinelli, Luigi Biolchini e Luigi Diana si sono riaperte le porte del carcere. I carabinieri di Modena con un blitz li hanno arrestati nuovamente. Per tutti le accuse sono di associazione mafiosa finalizzata al compimento di estorsioni e gestione del gioco d’azzardo. La parte più imponente dell’operazione riguarda, però, il sequestro preventivo dei beni riconducibili al Clan dei Casalesi: 50 milioni di euro tra immobili, terreni, veicoli, esercizi commerciali,società, ditte individuali, conti correnti e polizze assicurative. Tutti beni dislocati tra Calabria, Campania ed Emilia Romagna.

Un tesoro accumulato grazie agli introiti delle attività illecite perpetrate da boss e affiliati del Clan anche sul territorio modenese. Bische ed estorsioni gli affari illeciti che il Clan ha consolidato negli anni a Modena a provincia. Gli arresti scaturiscono dall’indagine Yanez III conclusasi con gli arresti, nel luglio 2009, di 44 persone del Clan, tra le quali la moglie e la figlia di Raffaele Diana detto “Rafilotto” e la consorte di Giuseppe Caterino, considerati i due storici capizona modenesi per conto del Clan. Entrambi stanno scontando la pena dell’ergastolo.

L’arresto, nel 2005, del boss Giuseppe Caterino era la finalità del primo troncone dell’operazione Yanez avviata nel 2004. Caterino si sottrasse all’ordine di custodia cautelare emesso nell’ambito del procedimento Spartacus. Si è arrivati così nel luglio 2009 all’u ltimo atto di Yanez a seguito del quale finirono in carcere anche i tre sodali del Clan arrestati nuovamente oggi. Dalle indagini, coordinate dal magistrato Raffaello Falcone della Dda di Napoli, è emerso fin da subito il ruolo del boss, detenuto, Giuseppe Caterino e dell’allora latitante Raffaele Diana, i quali continuavano a dirigere ed organizzare l’azione del Clan grazie ai costanti rapporti con gli altri esponenti del gruppo.
In particolare con Nicola Natale, Carlo e Giovanni Aversano, Alessandro De Rosa, Paolo Di Caterino, Giuseppe Cioffo, Francesco Caterino, Antonio Diana, Luigi Diana e Loris Pinelli. E proprio Pinelli avrebbe gestito la bisca clandestina modenese. Un ruolo per lui di amministratore del “Circolo” per conto dei boss. Le indagini, hanno svelato la capacità del sodalizio di continuare a monitorare sia i diversi appalti nel campo dell’edilizia sia gli affari delle bische. Nel caso fossero sorti problemi gli uomini del Clan erano pronti a intervenire per sistemare le cose a modo loro, con i metodi tipici delle organizzazioni mafiose.

Il metodo mafioso era ben conosciuto da Francesco Caterino, figlio di Giuseppe (detenuto al 41 bis). Le indagini hanno dimostrato la sua organicità al Clan e la sua caratura nonostante la giovane età. E’ Francesco a recarsi da Pinelli per presentarsi e rivendicare la percentuale sui fiorenti guadagnai che la bisca produceva. Proventi illeciti che Pinelli e Natale (nipote del boss Diana) inviavano mensilmente al Clan. Dopo l’arresto del nipote di “Rafilotto”, a ritirare i guadagni della bisca venne inviato Francesco Caterino, figlio di Giuseppe. Una scelta effettuata dai vertici del Clan. Francesco veniva aiutato nella riscossione dei soldi da Antonio Diana, Luigi Diana e Costantino Garofalo.

Più i modenesi giocavano nella bisca più le casse del Clan si ingrossavano e riuscivano a soddisfare le esigenze di spesa dell’o rganizzazione mafiosa. I soldi venivano utilizzati anche per finanziare la latitanza del boss Diana, per mantenere la sua famiglia e quella di Giuseppe Caterino. Le attività investigative, infine, hanno svelato forti interessi del Clan nell’edilizia. Diana, tramite i propri “compari”, avrebbe controllato e gestito gli appalti nel campo dell’edilizia in provincia di Modena.
Giovanni Tizian

(Tratto dal Corriere di Modena)

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