Le aste giudiziarie in provincia di Latina ed il rischio che la camorra si appropri delle aziende agricole e commerciali. Un appello particolare al Dr. Pignatone, Capo della DDA di Roma.

E’ un’inchiesta gravosa – ci rendiamo conto-, quella sulle aste giudiziarie che riguardano le imprese commerciali ed agricole in provincia di Latina, ma che è necessario fare perché abbiamo il sospetto che le mafie stiano giocando su di esse una grossa partita.

Stiamo rischiando di far cadere gli ultimi pezzi dell’economia pontina nelle mani delle organizzazioni criminali.

Di un tentativo di espropriazione del genere, sventato per fortuna grazie all’acume ed alle capacità professionali del Dr. Nicolino Pepe allora dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Formia, ne rimase vittima la famiglia di un nostro caro amico formiano.

Fu, quella, la lampadina che ci costrinse ad accendere i riflettori su un versante dell’occupazione mafiosa del Basso Lazio di cui non si parla mai.

Con gli amici della nostra consorella “ I cittadini contro la corruzione e le mafie” di Antonio Turri abbiamo voluto dare il massimo sostegno alla lotta intrapresa dai Comitati Riuniti Agricoli-Dignità Sociale di Danilo Calvani a difesa delle migliaia di aziende in grosse difficoltà per la crisi economica che le attanaglia proprio per evitare che la camorra si appropri di esse.

Sarebbe la resa definitiva alle organizzazioni criminali dello Stato.

Non sappiamo quanto il fenomeno sia vasto e quante sono le aziende già cadute nelle mani di camorristi. Si parla di centinaia, se non di migliaia, tutte in provincia di Latina.

Stiamo cercando di quantificare il fenomeno, di avere un quadro esatto della situazione.

Una situazione gravissima, peraltro, ignorata dalla classe politica e dalle istituzioni pontine che, come al solite, stanno a guardare.

Inerti, come se il fenomeno non interessi.

Una vergogna.

Agricoltori che hanno dato una vita per creare aziende che hanno rappresentato il fiore all’occhiello di un settore economico pontino all’avanguardia ridotti a vivere, con le loro famiglie, in capannoni, a lume di candela, dopo che sono stati privati delle loro proprietà.

Cassintegrati che si presentano alle aste giudiziarie con somme di denaro che un comune cittadino non può permettersi.

Questo è il quadro che ci è stato presentato.

Abbiamo chiesto al Capo dello Stato ed a tante altre Autorità, oltre che alle DDA di Roma e di Napoli ed a tutti gli organismi istituzionali giudiziari ed investigativi, a tutti i livelli, di aprire un’indagine per capire cosa c’è “dietro”.

Li supplichiamo di intervenire SUBITO, prima che i buoi scappino dalle stalle.

Un invito particolare lo rivolgiamo al Procuratore Pignatone, Procuratore Capo e Coordinatore della DDA di Roma, la cui sensibilità e la cui bravura sono ben note a tutti.

Confidiamo in un suo intervento rapido e risolutivo.

Intanto è necessario che le Procure dispongano, in attesa dell’esito delle indagini, il sequestro di tutti gli atti relativi alle aste già effettuate ed in corso.

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