Le aste giudiziarie che stanno falcidiando le aziende agricole e commerciali in provincia di Latina e nell’agro romano. Siamo in brache di tela e nessuno indaga per vedere se c’è la mano delle mafie.

Il problema drammatico delle aste giudiziarie che riguarda centinaia di aziende agricole e commerciali nelle province di Latina e di Roma.

Abbiamo partecipato ad una serie di riunioni, di assemblee e di manifestazioni organizzate dai Comitati Riuniti Agricoli ed abbiamo avuto modo di constatare de visu quanto il fenomeno sia grande e diffuso.

La crisi che sta attraversando il Paese, le strozzature e le vessazioni del sistema bancario e dei mercati, il fisco, la burocrazia, la cecità e l’ignoranza abissali di una classe dirigente politica ed istituzionale assolutamente inadeguate ad amministrare la cosa pubblica, stanno portando centinaia di queste aziende a chiudere.

Camorra, ’ndrangheta e Cosa nostra in situazioni del genere tentano sempre di fare man bassa.

Intanto esse tentano di intervenire già prima che le aziende vanno all’asta, proponendo ai proprietari in sofferenza la vendita o la concessione di aiuti economici a fortissimi tassi d’interesse.

Per strozzarle e, poi, acquisirle.

Il colpo di grazia, poi, avviene, per tutti gli altri, al momento dell’asta.

Dati certi non ce ne sono. né ci sono stati forniti, ma da alcuni timidi interventi nelle assemblee alle quali abbiamo partecipato abbiamo rilevato un fenomeno preoccupante:

le persone… non parlano.

Solo qualcuno si espone.

Lo faranno, forse, per paura, per orgoglio o per qualche altro motivo.

Non lo sappiamo.

Le persone hanno vergogna di dire che sono ridotte a vivere, dopo che hanno perso l’azienda, in capannoni, a lume di candela.

Qualcuno ha fatto cenno a… “napoletani” che lo avrebbero avvicinato per convincerlo a cedere l’azienda; qualche altro a… ”cassintegrati” che, presentatisi alle aste, hanno pagato sull’unghia somme di 5-600.000 euro.

Niente di più e niente di meno.

Ci sarebbe la necessità di un nucleo di inquirenti che si dedichino a tempo pieno ad acquisire presso le sezioni fallimentari dei Tribunali l’elenco delle aste già fatte ed in corso di svolgimento, per indagare sull’identità vera degli aggiudicatari.

Una sorta di pool (il nome prescelto dalla nostra Associazione ci fa essere gli amanti appassionati dei pool, come il pool di Palermo al tempo di Nino Caponnetto).

Si tratta di “teste di legno” delle mafie?

Da “dove” provengono i soldi che si pagano per acquistare le aziende?

Ma chi dispone e fa queste cose?

Specialmente in provincia di Latina, dove si parla e si parla ma nessuno fa niente di concreto per combattere la mafia prima che questa finisca di occupare definitivamente il territorio.

Un territorio ormai in brache di tela, economicamente, socialmente, politicamente, culturalmente e con vertici istituzionali inadeguati.

Ci vediamo costretti a rivolgerci sempre ai livelli più alti nella speranza di muovere così le acque ed è quello che stiamo facendo anche in questa circostanza.

Ma la domanda che ci vediamo costretti sempre a farci è:

come si può andare avanti con persone che in uno Stato veramente di diritto ed efficiente meriterebbero di essere mandate a casa a calci nel sedere e che, invece, immeritatamente occupano posti di responsabilità dove si decidono le sorti delle popolazioni?

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