L’attentato alla Redazione di Lazio TV a Terracina. La solidarietà e vicinanza dell’Associazione Caponnetto agli amici di Lazio TV di Terracina

Non va letto come un atto intimidatorio nei confronti della singola persona proprietaria dell’autovettura data alle fiamme all’ingresso della redazione dell’emittente televisiva Lazio TV a Terracina l’altra sera, ma, al contrario, di tutto il mondo dell’informazione locale.

Dopo l’invio dei proiettili al Questore di Latina, a funzionari ed ispettori della Polizia di Stato, la criminalità organizzata in provincia di Latina ha alzato il tiro e colpisce, di volta in volta, tutti coloro, singoli e articolazioni istituzionali, che operano a tutela della democrazia, della legalità e della libertà di informazione.

Il fatto che l’atto criminale sia stato, ora, compiuto a Terracina, sta a significare che, con Fondi, è questo il territorio pontino, al momento, sotto tiro diretto delle organizzazioni criminali, come da anni noi stiamo denunciando.

Il “filo rosso” che lega Fondi a Terracina, a San Felice Circeo e, per certi versi, anche a Sabaudia.

Un “ filo rosso” costituito probabilmente non solo da elementi di origine campana, calabrese e straniera, ma, forse, anche locale (come hanno dimostrato le investigazioni nei settori delle estorsioni e dell’usura), che hanno agito ed agiscono nell’ombra.

L’attuale messaggio intimidatorio – che, si badi bene, non è il primo e, probabilmente, non sarà l’ultimo, come avviene nella vicina Fondi – può essere letto in modi diversi:

o come una sorta di invito a non trattare più determinati argomenti e, in tal caso, le indagini debbono puntare a scandagliare il mondo delle cose già dette o in procinto di essere dette;

o come un monito indirizzato a singole persone che, in una veste o nell’altra, fanno parte del mondo dell’informazione locale.

“Parlo a nuora perché suocera intenda”.

Qualunque siano stati significato e finalità di tale azione criminale, l’atto in sé è di una gravità eccezionale in quanto esso è chiaramente finalizzato a imporre il silenzio su una situazione, qual’è quella esistente a Terracina e sull’intero territorio circostante, che noi riteniamo altamente pericolosa e sulla quale da tempo abbiamo espresso nelle sedi competenti le nostre più vive preoccupazioni.

Noi riteniamo che i provvedimenti già adottati -ed eventualmente ancora da adottare -dagli organismi investigativi pontini riusciranno, prima o poi, a fare chiarezza sull’intera situazione.

Probabilmente c’è ancora, considerata la sfrontatezza di una criminalità che mostra segni inquietanti di recrudescenza, necessità di un rafforzamento di un lavoro di intelligence da parte dei corpi anche centrali.

Ma sarebbe errore gravissimo illudersi che la questione possa essere risolta solamente con un impegno, pur massiccio e coordinato, di magistratura e forze dell’ordine.

Da anni constatiamo e lamentiamo l’assenza quasi totale a Terracina – e, più in generale, in provincia di Latina – di un’opinione pubblica avvertita, sensibile, attenta ed impegnata sul piano della presenza e del contrasto delle mafie e delle illegalità in genere.

Un’opinione pubblica in larga parte incline colpevolmente a comportamenti o di subordinazione ad ambienti e soggetti di dubbia natura, o, comunque, di assuefazione a situazioni e fatti, quali quelli in questione, delicati e pericolosi.

Un’opinione pubblica, nell’uno come nell’altro caso, silenziosa ed assente.

Ma il discorso investe anche il mondo politico e riguarda soprattutto i silenzi e l’inerzia della politica su un problema, quello dell’occupazione mafiosa del territorio pontino che rappresenta la prima emergenza e che, al contrario, non viene minimamente trattato nelle agende politiche e nei programmi amministrativi.

Sarebbe ingiusto e ingeneroso, al riguardo, imputare alla politica, a tutta la politica, le responsabilità di situazioni del genere.

C’è, sì, una parte della politica che è corrotta e mafiosa, ma ce n’è anche un ‘altra parte che tale non è.

A quest’ultima parte noi ci rivolgiamo per invitarla ad uscire da quello stato di inerzia che l’ha caratterizzata finora sul problema dell’occupazione mafiosa dei nostri territori, assumendo tutte quelle posizioni ed iniziative -in sede parlamentare ed istituzionale, innanzitutto, ma anche sul piano della mobilitazione di iscritti e simpatizzanti -necessarie per far sì che il tumore rappresentato dalle mafie venga, non diciamo estirpato in quanto esso è ormai diffuso e radicato nel tessuto economico, sociale ed anche culturale della provincia di Latina, ma, quanto meno, contenuto e reso meno invasivo e letale.

Agli amici coraggiosi di Lazio TV di Terracina, Latina e di Formia, e, più in generale, a quelli di tutta la stampa libera pontina, esprimiamo i sentimenti più affettuosi di solidarietà e vicinanza di tutti gli iscritti e simpatizzanti del Lazio dell’Associazione A. Caponnetto.

Archivi