L’attacco del Ministro Brunetta alla Giustizia, ultimo presidio dello Stato di diritto

Brunetta perde il pelo ma non il vizio

Dopo i “fannulloni” della pubblica amministrazione le attenzioni del ministro si rivolgono ai magistrati “assenteisti”. Ma la giustizia italiana ha bisogno di ben altro.  Gli organici e la presenza del personale amministrativo sono decisi dal governo, lo stesso govenro che invece di stanziare fondi, ha tagliato drasticamente gli organici del personale degli uffici giudiziari mentre varava leggi che sembrano fatte al solo scopo di impedire la celebrazione dei processi

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Così, dopo una primavera passata all’insegna della lotta ai fannulloni della pubblica amministrazione, lotta a suon di tornelli, finita con un dietrofront in sordina sotto gli ombrelloni di luglio, il ministro Renato Brunetta ci riprova: stesso copione, nuove vittime: ad essere attaccata è l’Associazione Nazionale Magistrati, definita “un mostro”, le cui correnti si riproducono in seno al consiglio superiore della magistratura. La bufera si scatena lunedì sera, nel confronto pubblico tra il ministro e il vicepresidente dell’Anm, Gioacchino Natoli, alla presentazione milanese del libro di Stefano Liviadotti: “Magistrati Ultracasta”.
Brunetta si scalda: i magistrati “sono servitori dello Stato come tutti gli altri, forse si sono montati un po’ la testa”. E attacca: “Le correnti dell’Anm di fatto decidono gli equilibri all’interno del Csm e qui si produce il mostro, con effetti sulle questioni economiche, disciplinari e di carriera della categoria, che sono determinate per via sindacale”. “Bisogna tagliare questa cinghia di trasmissione”, dice. E assicura che “il 90 per cento dei problemi della giustizia in Italia sono organizzativi e sono risolvibili con l’information and communication technology: anche per i magistrati si può pensare a badge, controllo delle presenze, controlli di produttività e controlli dei ritardi”. Infine l’affondo: “Se si va in qualsiasi tribunale italiano si trova il caos e dalle 14 non c’è più nessuno”.

Natoli non se le manda a dire: “Lei dice cose non vere”, replica secco al ministro e gli lancia la sfida: “Più volte come Anm abbiamo invitato il ministro della Giustizia a venire a vedere cosa succede in un tribunale. Ma è un invito che non è mai stato raccolto”. Il segretario dell’Anm Cascini difende con durezza le toghe: “Sono luoghi comuni tanto diffusi quanto infondati. Probabilmente questo fumo serve a nascondere le gravi inadempienze del ministro Brunetta e del governo. Il ministro non riesce a garantire un minimo di supporto a un sistema giudiziario quasi al collasso. Non stanzia fondi per ripianare gli organici, né per pagare gli straordinari, né per assumere personale informatico. Le uniche riforme che il governo fa sono sabbia negli ingranaggi. E per coprire queste clamorose inadempienze il ministro non trova di meglio che prendere in giro i cittadini continuando a raccontare che la colpa è dei magistrati e del Csm”. Dura la replica anche dal Csm. Per Giuseppe Maria Berruti (Unicost) “è strabiliante che stereotipi consunti prendano il posto degli argomenti”.
“Stupisce – aggiunge Berruti – l’assoluta ignoranza dello straordinario lavoro fatto da questo Csm che ha applicato tutta la riforma dell’ordinamento giudiziario, grandemente ispirata dall’ex ministro Castelli. E continua, purtroppo, uno stillicidio di luoghi comuni assolutamente insultante da parte di istituzioni contro altre istituzioni. È evidente che questa è una brutta fase della politica e occorre pazienza e pacatezza”.

Sarebbe da ricordare al ministro come gi organici e la presenza del personale amministrativo sono decisi dal governo. Lo stesso governo che l’anno scorso, su proposta dello stesso ministro della Pubblica amministrazione, ha tagliato drasticamente gli organici del personale degli uffici giudiziari. Lo stesso govenro che recentemente, attraverso alcune circolari interne, ha “invitato” i  magistrati di non fissare udienze pomeridiane, per l’impossibilità di assicurare la presenza e la retribuzione del personale di cancelleria in orario straordinario. E il ministro brunetta non può certo ignorare che questa situazione, assieme alle leggi che sembrano fatte al solo scopo di impedire la celebrazione dei processi, è la causa di una crisi gravissima del sistema giudiziario: crisi di cui sono vittime in primo luogo i cittadini, ma anche i magistrati e il personale amministrativo. Ma evidentemente è più facile insultare e fare propaganda, che assumersi la responsabilità del proprio operato.

Per Antonio Crispi, segretario nazionale della FPCGIL “è un peccato che, nel blaterale di soluzioni organizzative, controllo della produttività e organizzazione del lavoro, il ministro ometta che negli uffici giudiziari manca il personale e che la carenza di organico è così grave che in alcuni uffici del nord si è arrivati a mandare in udienza i carabinieri in pensione”.”Peccato che Brunetta, – continua Crispi – nei suoi show con il Ministro Alfano in giro per l’Italia, abbia millantato inesistenti rivoluzioni informatiche, omettendo che i fondi necessari all’informatizzazione sono stati ridotti drasticamente dalle leggi del suo Governo e che non ci sono soldi per portare avanti i progetti già avviati; peccato che il Ministro Brunetta parli a vanvera delle presenze del personale al Tribunale di Roma nelle ore pomeridiane quando non ci sono fondi sufficienti per lo straordinario e mancano fisicamente le persone per farlo”.

La polemica si sposta anche in parlamento. Donatella Ferrante, del Pd, invita il ministro a prendersela con “se stesso o la sua maggioranza” per eventuali “storture”, perché “dovrebbe sapere che la legge in base alla quale sono eletti i componenti togati del Csm è voluta dall’ultimo governo di centrodestra”.

“Siamo di nuovo al brunettismo -osserva Bersani- ossia alla ripetizione dell’idea che si possa dare efficienza ai servizi con sistemi di controllo delle presenze. Per carità, sono cose che si possono anche fare, purché vengano fatte con criterio, quindi non con i sistemi che sta proponendo Brunetta”.
“Il tema di fondo – ha aggiunto Bersani – è che la giustizia, come il resto della pubblica amministrazione, va riorganizzata. Il servizio-giustizia non funziona perché non ha un’organizzazione adatta allo scopo. Finché noi speriamo di riformare la P.a. con gli insulti verso chi ci lavora, non verremo mai fuori dal problema. Credo che anche i magistrati siano interessatissimi a migliorare l’efficienza del sistema giustizia, così come i lavoratori del pubblico impiego a far funzionare meglio il meccanismo. Ma con le ricette di Brunetta, come abbiamo visto anche dai dati sulla pubblica amministrazione, di passi in avanti non se ne fanno. Smettiamola con questi diktat – conclude Bersani – con le affermazioni semplificatrici e mettiamo mano alle riforme vere”.

Antonio Di Pietro invita il ministro a recarsi negli uffici giudiziari, innanzitutto, “a constatare che la maggior parte magistrati non hanno uffici, né scrivanie, né pc, né carta, né penne”. “Poi – prosegue Di Pietro -, se fosse meno fannullone, dovrebbe recarsi anche nelle case dei magistrati per verificare in che condizioni sono ridotte le loro scrivanie, piene di fascicoli e di documenti che devono portarsi a casa per scrivere sentenze ed esaminare i provvedimenti”.
“Infine – è l’invito che l’ex pm rivolge al ministro- faccia un giro tra gli assistenti giudiziari, il personale amministrativo e il personale giudiziario, per verificare in che condizioni disumane e di carenza di personale sono costretti a dare il loro contributo per cercare di far funzionare la povera macchina della giustizia. Solo allora potrebbe rendersi conto che invece di sproloquiare a vanvera dovrebbe correre al Consiglio dei Ministri per reclamare più mezzi, più forze e più strutture a favore del comparto giustizia. Ma capisco -conclude Di Pietro- che così facendo dovrebbe rivolgersi ad un altro governo e rinunciare alla propria poltrona dove fannullescamente se ne sta spaparanzato”.

(Tratto da Aprileonline)

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