L’attacco all’informazione antimafia: siamo tutti “Maniaci”

Noi che abbiamo “svolto la professione a Telejato” possiamo comprendere meglio di chiunque altro la distanza che corre tra la sostanza e la forma, tra la gelida burocrazia e la giusta tolleranza.
Quando entri negli “studi” di Telejato ti sembra di varcare la soglia del possibile e rimani sgomento di fronte alla lucida confusione che origina testi, trasmette immagini, denuncia illegalità e senti che quella televisione è una sorta di uragano della volontà che non si pone problemi di dire tutto ciò che si ritiene giusto che la gente conosca. E sembra che non ci sia alcun filtro che separa quella notizia dalla querela. E tu senti “vicine ” le forze dell’ordine, le immagini che salgono le scale per condurti a più buoni consigli perchè pensi che stai attraversando il muro immaginario che separa il buon senso dalla follia.

Per noi “prudenti” un pugno nello stomaco, ma dura poco. Dopo qualche minuto ti senti di casa e, drammaticamente, ti senti “giornalista”… ma allora è così che si fa. Ma certo che no. Questa è Telejato, il far west dell’informazione.
In due ore si “conduce” un telegiornale, scambi opinioni con un tipo filiforme che sembra posseduto da una frenesia impertinente, qualcuno ti dice che fra qualche minuto viene “lanciato un servizio” , interminabile, girato con la “troupe” domestica, che fa parlare le persone più disparate intervistandole, provocandole anche durante le feste di compleanno.

Ma che ci faccio in questa baraonda? Certo, la solidarietà a Pino Maniaci si dimostra anche venendo qui e “facendo il giornalista” (giorna…che?) , mettendoci la faccia oltre che il cuore, però è oltre ciò che si poteva immaginare. E’ troppo? No. E’ il minimo che puoi fare per sostenere questo minuscolo gigante che ha deciso di non indietreggiare e che ha fatto del ponte tibetano la sua via maestra.

Con tutto il rispetto per chi ha emesso il rinvio a giudizio per esercizio abusivo della professione giornalistica e degli stessi giornalisti, Pino Maniaci deve sentire tutto l’affetto ed il sostegno delle persone per bene e la clemenza delle istituzioni: non si tratta di condividere tutto ciò che accade a Telejato, né di chiudere un occhio sul rispetto delle norme in tema di professione, lasciamo semplicemente che la democrazia viva anche di queste forzature; in fin dei conti nessuno rischia di essere operato di cuore da un millantatore senza scrupoli.
E a chi non piace Telejato, cambi canale.
Lorenzo Mazzoli
, Segretario Nazionale FP CGIL

(Tratto da www.aprileonline.info)

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