L’attacco alle intercettazioni

La svolta ‘giustizialista’ di Berlusconi

Esternando con due agenzie di stampa nel suo studio di Palazzo Grazioli, il premier da’ la linea sulle prossime mosse di governo e maggioranza. Annuncia che l’inasprimento delle pene per corruzione sarà proposto con provvedimento ad hoc che sarà varato “addirittura” nella prossima riunione del Consiglio dei ministri. In ogni caso “non c’è nessun ritorno di Tangentopoli”, visto che “tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico”. Rilancia contro le intercettazioni telefoniche (“la maggioranza andrà avanti”). Dalle opposizioni: sulle intercettazioni non s’illudano, non c’è nessuna fretta

Saranno anche “birbantelli”, ma vanno sbattuti fuori dal Pdl, anzi “dai partiti”. E sarà anche vero che le inchieste che prendono corpo in queste ore non daranno vita a una “nuova Tangentopoli”, ma il governo non sottovaluta il problema e anzi interverrà con un provvedimento nel prossimo consiglio dei ministri per inasprire le pene sulla corruzione. E’ un Silvio Berlusconi irritato e determinato quello che nel suo studio di Palazzo Grazioli anticipa le prossime mosse dell’esecutivo dopo giorni difficili per l’intera maggioranza.

L’uomo simbolo della vicenda è Gianni Letta, Berlusconi lo sa bene e decide di spendersi in prima persona: “il dottor Letta”, così lo chiama, non ascolti “le voci” messe in giro in queste settimane, la “fiducia” in lui è totale e per questo deve andare avanti contro “l’inciviltà e la barbarie” di chi vuole accostarlo alle inchieste sul G8.

Il Cavaliere non crede in una Tangentopoli bis, troppe le differenze con il `92-93, a partire dal diverso sistema di finanziamento dei partiti. E così veste i panni dello “statistico” e offre la sua lettura: “Su cento persone non ci sono cento santi, possono esserci due, tre o cinque birbanti o birbantelli, è una questione statistica”. Questo vale in politica, “nei sindacati, nel mondo delle imprese e in magistratura”. In ogni caso, Berlusconi è determinato sulla necessità di far pulizia nei partiti, perché chi commette de reati “non può stare in nessuna formazione politica”.
Una svolta che può preoccupare non pochi esponenti politici del partito di maggioranza, anche se poi corregge leggermente il tiro: “Per gli indagati e chi è sotto processo non c’è posto nelle liste, ma nei casi dubbi deciderà l’ufficio di Presidenza del Pdl”.

Sempre nell’ottica del presidente del Consiglio, l’altra “barbarie” è l’utilizzo delle intercettazioni, vecchio pallino del premier.
Certo, la legge in esame al Senato non è severa quanto il premier gradirebbe, in ogni caso su quel testo, la maggioranza “andrà avanti” all’insegna del meno peggio. Ma non è alle viste alcun decreto-legge: “Io non ho mai sentito parlare di decreto”.
Ieri Berlusconi avrebbe puntato il dito anche contro esponenti di prima fila del mondo della magistratura, un ordine che secondo il premier e la coalizione da lui guidata deve essere sottoposto a profonde modifiche, nel contesto di un ampio programma di riforma della giustizia, su cui governo e maggioranza intendono procedere con decisione. Da qui la sua urgenza di riformare le normative sulle intercettazioni.
Il termine per la presentazione degli emendamenti alla commissione Giustizia del Senato scade il 3 marzo. Prima di allora, non si muove nulla. Ma anche dopo quella data, resta improbabile che la legge possa essere approvata dall’assemblea in tempi strettissimi. La commissione è impegnata con il legittimo impedimento, poi dovrà discutere della competenza tra Corte d’assise e tribunali sui reati di mafia e solo dopo potrà iniziare l’esame del provvedimento sulle intercettazioni. Sui lavori d’aula poi pende la tagliola della sospensione prima delle elezioni. Calendario alla mano non è facile.
Il provvedimento, però, non cambierà: “Il testo approvato dalla Camera finirà per essere approvato dal Senato”, dice il presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama, Filippo Berselli. Senza quindi dar seguito alle perplessità manifestate dal Quirinale su alcuni passaggi.

L’opposizione fa quadrato contro il testo sulle intercettazioni.
Da Pier Luigi Bersani arriva l’invito alla maggioranza a non fare il passo più lungo della gamba: “Non pensino di andare di fretta, come pensavano i fare anche sul decreto Protezione civile, perché non ce la faranno”. Limitare le intercettazioni, avverte il segretario del Pd, può diventare una “pietra tombale” sull’attività dei magistrati. Servono invece “‘misure che non pregiudichino l’attività giudiziaria, sennò tutte le chiacchiere sulla lotta alla criminalità restano lettera morta”.
“Non vorrei che dietro la volontà della maggioranza di arrivare più in fretta possibile all’approvazione del ddl sulle intercettazioni, che noi non condividiamo, ci sia la necessità di impedire l’accertamento di tante fastidiose verità”, avverte Anna Finocchiaro. “Non vogliamo nessuna accelerazione sul testo del ddl sulle intercettazioni uscito dalla Camera. Quel testo -ricorda la presidente dei senatori del Pd- non ci soddisfa, perché, come denunciano inquirenti e magistrati, limita fortemente la possibilità di indagine. Mi sembra irragionevole per un governo che pare così impegnato, almeno nelle dichiarazioni, nel contrasto alla criminalità”. E’ un ddl -insiste Finocchiaro- che penalizza anche la libertà di informazione e francamente credo che non sia ciòdi cui il Paese ha bisogno. L’Italia ha bisogno di una nuova legge sulle intercettazioni che ovviamente sia in grado di tenere insieme il diritto all’informazione e dall’altra parte la tutela della dignità e della privacy dei cittadini, ma penso che una limitazione così forte sulle intercettazioni può solo fare male alla lotta e al contrasto alla criminalità di qualunque genere essa sia”.
Ricorre all’ironia Antonio Di Pietro: ‘E’ come se, ogni volta che si scopre un nuovo strumento tecnico diagnostico, il direttore di un ospedale togliesse la possibilità di usarlo, invece di togliere la malattia.Non dico che Berlusconi è uno stupido, ma Berlusconi è la malattia e non vuole farsi da parte”. Secondo il leader dell’Idv, il presidente del Consiglio “pensa che il voto degli italiani possa legittimare chi governa a fare le leggi come gli pare e piace”.
Se il ddl sulle intercettazioni ”dorme” in commissione Giustizia del Senato da tempo, causa processo breve, “penso sia un bene che rimanga ancora lì a poltrire”, rimarca l’Udc Giampiero D’Alia.

Ida Rotano

(Tratto da Aprile Online)

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