L’attacco alla Giustizia. Anche Casini si ribella e dice che il ddl presentato dalla maggioranza è una porcheria

Per il leader dell’Udc si tratta di “amnistia mascherata”

ROMA – “E’ una vera porcheria”. Pier Ferdinando Casini stronca così il disegno di legge per i processi brevi presentato dalla maggioranza al Senato. “Dimentica le vittime, sfascia l’ordinamento e abroga la giustizia”, taglia corto il leader centrista. Quindi lancia una contro-proposta: piuttosto che far passare un “mostro giuridico del genere”, meglio il Lodo Alfano con legge costituzionale. O anche l’immunità. E si rivolge all’opposizione. Se anche il Pd dirà sì, assicura, “i tempi per approvare il testo costituzionale saranno brevissimi”.

Il Guardasigilli Angelino Alfano coglie al volo l’occasione: “Allora la presenti lui – dice a Casini – la proposta di legge costituzionale” per ripristinare il lodo che sospende i processi per le più alte cariche dello Stato. Ma questo non esclude che la maggioranza comunque andrà avanti anche con il ddl ‘accorcia-processi’ messo a punto dal legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini. In serata poi si apprende che non si esclude che il governo possa chiedere modifiche al testo con la presentazione di eventuali emendamenti. I tecnici del ministero della giustizia – secondo quanto si è appreso – avrebbero avviato una verifica su quelli che vengono definiti “possibili punti di criticità” delle nuove norme alla luce del rischio prescrizione di importanti processi quali Antonveneta, Bnl, Parmalat, e di numerosi altri cui hanno fatto riferimento magistrati, organi d’informazione e forze dell’opposizione. La lista dei reati esclusi dal ddl sul processo breve potrebbe dunque essere modificata dal governo dopo la ricognizione fatta dal ministero della Giustizia.

Il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha inoltre incaricato l’ufficio statistico del dicastero di Via Arenula di avviare una proiezione su quanti sono i processi in corso in primo grado che rischiano di estinguersi se le nuove norme sul processo breve entreranno in vigore.

Il ministro della Cultura Sandro Bondi non lascia spazio a dubbi: “Se la legge sul processo breve non dovesse passare credo che l’Italia sarebbe destinata all’ingovernabilità, all’impossibilità di tradurre in riforme la volontà popolare”.

Una ‘profezia’ che, in ambienti parlamentari del centrodestra, viene letta come una sorta di ammonimento nei confronti dell’anima aennina del Pdl che sul testo ha avuto perplessità, soprattutto per quanto riguarda la stesura definitiva nella quale si introducono i reati legati all’ immigrazione tra quelli esclusi dal processo breve. Del resto basta leggere il ‘Secolo d’Italia’ per farsene un’idea. “Scivolata al Senato”, si grida in prima pagina e poi nell’articolo dedicato al provvedimento, che fissa a sei anni il tempo massimo per la durata dei processi, si rincara la dose: “Chi è che vuole sabotare gli accordi?”.

“Tra i ‘reati gravi’ esclusi dalle nuove garanzie spunta l’immigrazione clandestina”, si osserva nell’occhiello, ribadendo così lo “stupore” per tale circostanza, espressa ieri dal presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno. L’unico di area finiana che prova a calmare le acque è l’omologo della Bongiorno al Senato, Filippo Berselli, secondo il quale non necessariamente nel testo si dovrebbe fare riferimento all’immigrazione clandestina visto che i reati legati all’immigrazione “sono 13 di cui solo due contravvenzionali”. Quindi delle modifiche, non esclude, potranno anche arrivare. “Berlusconi si lasci processare” è l’invito del segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che ribadisce la netta opposizione ad un testo “devastante”, osservando come l’Italia “non possa continuare a restare nel tritacarne dei problemi” di Berlusconi.

Il Pd, con il presidente dei senatori Anna Finocchiaro, chiede poi ad Alfano di fornire dati certi su quanti saranno i processi che “andranno al macero”. E il ministro risponde che si metterà al lavoro cercando anche di valutare il tema “prescrizioni”. In attesa di dati nazionali, la Procura di Firenze avverte: “Saranno strozzati in culla almeno il 60% dei processi in corso”.

Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, intanto, annuncia che il 5 dicembre, in occasione del “No-B Day”, la giornata di protesta contro il governo, si raccoglieranno le firme per promuovere il referendum contro l’eventuale legge. Iniziativa annunciata anche dal segretario del Pdci Oliviero Diliberto. Per quanto riguarda i tempi, si spiega a Palazzo Madama, la maggioranza punta a fare in modo che il testo sia esaminato sia in commissione che in Aula, entro la pausa natalizia, per arrivare alla Camera subito dopo.
Anna Laura Bussa

(Tratto da ANSA)

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