Latina: la cementopoli delle mafie

LATINA : LA CEMENTOPOLI DELLE MAFIE

 

(di Gabriella Valentini di www.liberainformazioni.org)

 

 

Latina.   La cementopoli delle mafie.Economia in frenata,ma è boom sospetto nell’edilizia : 5 mila nuove case.Il piano regolatore che manca,il lavoro nero e quello grigio:il 30 % dei cantieri a rischio. Quando torno a Latina quello che non smette mai di stupirmi è la quantità di nuovi fabbricati spuntati dal nulla in un paio di settimane di assenza.

A Latina Scalo,nei nuovi quartieri oltre la Mediana,nei pressi della stazione delle autolinee,lungo gli stradoni che da questa vanno verso il mare :da qualche anno ogni praticello anche modesto finisce mangiato da una cascata di cemento vorace che,più che mangiare,ingoia, in preda ad un ritmo  famelico,incessante,rapidissimo.

Una bulimia parossistica a cui nessun quadrato di terra vuota,come tanti ce n’erano fino a poco tempo fa,riesca a scampare. L’orizzonte si ingombra, e non si tratta delle villettopoli  fiorite nei decenni precedenti a far la fortuna di tanti speculatori.Per chi viene qui ogni tanto  il fenomeno è più evidente,come a chi vede tante chiazze nere su  una radiografia ; per chi ci vive si tratta probabilmente di  un’invasione silenziosa,una metastasi di cui non ti accorgi:Sono  palazzine nel migliore dei casi,palazzoni alti,massicci e in fila nel peggiore.Come solo a Roma ne ho visti,dove la domanda è sempre altissima e gli spazi sempre pochissimi. Ma a Latina ? Dov’è tutta questa domanda di alloggi ? Quale magnifica e progressiva economia richiederebbe un  tale sviluppo,quale grande azienda  trainerebbe una tale esigenza,quale boom demografico ? A Latina le fabbriche delocalizzano e chiudono,a dir la verità .Gli operai e gli studenti emigrano.I dati citati da Ezio Giorgi della Fillea CGIL di Latina-dati forniti dallo stesso Comune peraltro –confermano . Dal 2000 al 2006,a fronte di un aumento  di 8000 abitanti,la cubatura è cresciuta di 1.120.204 metri cubi.Con una media di 70-75 mq ,sono la bellezza di 5.000 appartamenti in più. Sarebbe stato impossibile con un piano regolatore razionale . Ma il piano regolatore non c’é.  O meglio,non c’è più. Quello commissionato dal Sindaco Finestra all’architetto Cervellati,pagato dai cittadini e discusso in un consiglio all’ultimo sangue,è caduto nell’oblio,vittima di ricorsi e  scelte politiche differenti.

“ E’ uno strumento superato” disse l’attuale sindaco Zaccheo.E in effetti il ritmo della cementificazione al momento supera qualsiasi cosa.Il cemento a Latina –come nel resto d’Italia-è un grande affare sempreverde.La grande disponibilità di terra,le fabbriche della Cassa del Mezzogiorno qui hanno fatto la fortuna dei palazzinari storici che già negli anni Settanta festeggiavano i miliardi.Il cemento a Latina è un settore strategico dove si fanno le fortune economiche e politiche,ma dove ironicamente tante sono le crepe che si aprono alla criminalità.Da anni Libera Lazio denuncia come tutte le mafie reinvestano i propri capitali nell’edilizia (  Roma,litorale romano e pontino) e proprio di recente Libera Latina,attraverso la mostra fotografica itinerante “Abitare al margine.Storie di degrado urbanistico e sociale “,ha voluto evidenziare come cemento selvaggio,mafie e degrado siano facce del medesimo mostro.Quando chiedo a Giorgi delle infiltrazioni camorristiche nel cemento,mi risponde che da Terracina in  giù il sospetto  grava sul 20-30% dei cantieri visitati dalla FILLEA. E come nasce il sospetto ?  Perché,ironia delle ironie nell’Italia delle illegalità,nei cantieri in odor di camorra nessuna contestazione,nessuna bestemmia vola quando arriva il sindacato;anzi,sono tutti ben lieti di iscriversi.Nessuna rogna.La vecchia storia dell’anti-Stato che funziona meglio  e più dello Stato.E a proposito dello Stato latitante in fatto di legalità mi  racconta una storia.E’ la storia di un appalto enorme ,quello aggiudicato per la costruzione di un centro direzionale di Terna spa  (l’ENEL,tanto per capirci )nel parcheggio dell’ex centrale nucleare di Borgo Sabotino.Un cantiere più che in regola a prima vista:tutti con  i   baschetti,ognuno del colore a norma.Poi,avvicinando gli operai,dai e ridai,dai mugugni si riesce a strappare la verità.  Treton spa,la società che gestisce i lavori,ha impiegato 54 rumeni senza denunciare nulla;sulla busta paga risulta solo una voce ,”trasferta interna”,non soggetta a tasse.Il sindacato denuncia il fatto come “caporalato internazionale “ il 6 novembre;l’Ispettorato del lavoro inizia le sue verifiche il 30 gennaio quando l’impresa ha fatto  già evacuare tutto.

Lo  Stato non sa cosa succede sul suo territorio,nel proprio corpo:non lo sappiamo,come chi convive con le proprie metastasi. Altro esempio,il controllo dei subappalti. Quando un’impresa commissiona un lavoro ad un’altra  quest’ultima le consegna il Durc,un documento rilasciato dalla Cassa edile che comprova la regolarità contributiva dell’azienda.  L’azienda subappaltante tuttavia spesso e volentieri denuncia assai meno lavoratori di quanti effettivamente impiegati,con mutua convenienza per entrambe le aziende laddove,se il subappaltante evade,il committente può concedere l’appalto a condizioni più vantaggiose.In tre mesi la Treton ,secondo un calcolo empirico,ha frodato 350.000 euro e si tratta di una società per azioni;quasi scontato ipotizzare –in questa larga fascia nera di evasione –le enormi possibilità di riciclaggio,specie per le società più piccole e difficili da controllare.  Dulcis in fundo,dopo appalti,caporalato e lavoro nero,Giorgi mi parla del lavoro grigio. Quella vera e propria estorsione  cioè di cui sono vittime i lavoratori che,pur versando alla Cassa edile tutti i contributi,sono poi obbligati dal datore di lavoro a restituire i soldi versati.  Estorsione  che apre un altro bel circuito al riciclaggio . E finché nel circuito affluiscono soldi  e finché siamo disposti a rimediare ad un’economia depressa deprimendola ulteriormente,finché conviene a tutti rilanciare al ribasso,il circuito rimane intatto ed efficiente.Come le illegalità diffuse che scorrono nel tessuto urbano e civile,che stanno dentro le nostre città,dentro le nostre case,come i tondini di ferro nel cemento.Cemento armato,che ferisce ed uccide.

Gabriella Valentini – Libera Informazione – www.liberainformazione.org

Archivi