Latina. Il dopo D’Angelo: “vedo nero ma un cristiano non perde mai la speranza”

Con l’imminente andata via da Latina del Questore D’Angelo si apre veramente una fase delicatissima nell’apparato investigativo pontino.

La Polizia di Stato in questi ultimi due anni è stata, con tutti i suoi limiti, l’unica forza di polizia in provincia di Latina che, sotto la guida appunto del Dr. D’Angelo, si è distinta sul piano della lotta alle mafie.

Avrebbe potuto fare di più estendendo la sua attenzione ai massicci investimenti mafiosi nei territori meridionali della provincia, da Terracina in giù, oltre che sull’intera fascia costiera, ma tant’é.

Il fatto, però, che essa si sia dotata di qualche funzionario esperto in investigazioni di natura economica e patrimoniale, già sta a dimostrare che essa a Latina ha iniziato ad aggiornare le sue metodologie investigative in materia di lotta alle mafie.

E’ un primo passo, al quale, ovviamente, ne debbono seguire altri. E più importanti.

Il primo di tutti riguarda la riorganizzazione dei Commissariati e la loro responsabilizzazione in materia di lotta alle mafie, dopo l’accentramento di tutte le indagini in materia sulla Squadra Mobile a Latina.

Questo, però, comporta una rivisitazione delle competenze e specificità a livello di tutti i singoli funzionari ed ispettori.

E qui ci fermiamo, per motivi che tutte le persone intelligenti possono comprendere.

In alcuni commissariati ci sono situazioni molto, ma molto delicate, quali il coinvolgimento di taluni in inchieste per reati gravissimi.

Di uno si parla addirittura nell’inchiesta “Damasco” sulla mafia a Fondi.

Come pure c’è stato anche chi è stato coinvolto in indagini sulla camorra.

Ecco, queste persone non possono continuare a stare in commissariati di frontiera come sono quelli pontini.

Il Capo della Polizia deve assumersi l’impegno di effettuare una ricognizione radicale, commissariato per commissariato, prima di disporre l’assegnazione a Latina di un nuovo Questore capace di proseguire e, soprattutto, rendere più efficace ed incisiva, l’azione intrapresa da D’Angelo sul piano della lotta alle mafie.

Ci sono commissariati che vanno soppressi e dislocati altrove.

Che resta a fare, ad esempio, quello di Gaeta, quando a 6 chilometri c’è quello di Formia, mentre sono totalmente scoperti tutti i Lepini, oltre che l’area che va da Terracina in sù, San Felice Circeo, Sabaudia, Pontinia?

A Gaeta basta ed avanza, andati via gli americani, la Compagnia Carabinieri, magari rafforzata.

Il problema dei problemi, però, resta sempre quello della qualificazione del personale investigativo.

In provincia di Latina ci sono problemi drammatici per quanto attiene alla sicurezza ed alla lotta alle mafie.

Le inchieste debbono essere quasi tutte fatte dalla DIA, dal GICO e dai corpi centrali.

Da personale esperto, cioè, che viene da fuori.

Con tutto quello che questo comporta.

In loco mancano le competenze.

In provincia di Frosinone la situazione, da questo punto di vista, sembra nettamente migliorata e la Polizia di Stato ha dimostrato, con la nomina del nuovo dirigente del Commissariato di Cassino, che ha una lunga esperienza nella DIA, di aver preso coscienza della gravità della situazione esistente nel Basso Lazio.

Restano, sempre per quanto riguarda la provincia di Frosinone, alcune lacune in altrettanto importanti commissariati, Sora e Fiuggi soprattutto, ma la strada intrapresa è quella giusta.

Latina continua ad essere un dramma, purtroppo e la situazione del postD’Angelo potrebbe nettamente peggiorare se non si avrà il coraggio di usare il bisturi e di mandare al vertice una persona capace e soprattutto esperta, in grado, cioè, di saper leggere ed affrontare le mafie per quelle che sono OGGI, potere economico intrecciato quasi sempre con quello politico e spesso istituzionale.

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