L’Associazione Nazionale Magistrati: non ci lasceremo intimidire

Vietti ammonisce: processi in aula, non in tv o in piazza. L’Anm: non ci lasceremo intimidire

«Una sede processuale non può essere sostituita da altre sedi a propria scelta, che siano mediatiche o di piazza»: lo ha detto il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti, oggi, a Torino, all’inaugurazione dell’Anno giudiziario. «È nel processo che si incarna lo stato di diritto» ha aggiunto Vietti precisando che «la giustizia è amministrata dai giudici e alla loro funzione si deve rispetto, un rispetto talora troppo trascurato – ha sottolineato ancora il numero due dell’organo di autogoverno dei magistrati -. Non si tratta di rispetto acritico, ma non va dimenticato che il processo incarna lo stato di diritto». «L’attività della magistratura non sottende disegni eversivi», ha ribadito Vietti, per il quale l’opera silente delle toghe «merita la stima di chi per condizione è servitore dello stato». «L’amore per la giustizia – ha concluso – deve accomunare giudici e
governanti».

Il documento dell’Anm: i magistrati non si lasciano intimidire
Nel giorno in cui si celebra l’inaugurazione dell’anno giudiziario nei 26 distretti di Corte d’Appello, l’Anm ha diffuso un documento-fotocopia che i vertici locali leggeranno durante le cerimonie d’apertura. Un documento con cui il sindacato delle toghe stabilisce che «l’inaugurazione dell’anno giudiziario è la sede più appropriata per ribadire con forza che i magistrati continueranno a svolgere il compito loro affidato, senza lasciarsi intimidire e avendo come unico riferimento i principi di legalità e di eguaglianza sanciti dalla Costituzione». «Sono contro la giustizia – si legge nel testo – gli insulti, le offese, le campagne di denigrazione di singoli giudici, le minacce di punizione, gli annunci di ‘riforme’ dichiaratamente concepite come strumenti di ritorsione verso una magistratura ritenuta colpevole solo perché si ostina ad adempiere al proprio dovere di accertare la commissione dei reati e di applicare la legge imparzialmente e in maniera uguale nei confronti di tutti i cittadini». «Sono contro la giustizia – afferma ancora l’Anm – gli attacchi alla Costituzione e ai principi di autonomia e indipendenza della magistratura. Sono contro la giustizia le iniziative legislative dirette esclusivamente a risolvere singole vicende giudiziarie e che hanno snaturato il processo penale. Sono contro la giustizia i continui tagli alle risorse, la riduzione degli organici del personale amministrativo, la mancanza di investimenti e di progetti per la modernizzazione del sistema giudiziario, la mortificazione della dignità professionale dei magistrati».

Il ministro Alfano: le resistenze corporative ostacolano la riforma
«Le resistenze corporative da più parti ostacolano qualsiasi tentativo di riforma del sistema giudiziario italiano», ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte di Appello di Roma. Il guardasigilli ha ricordato nel suo intervento che «il sistema giudiziario per essere innovato e diventare più efficiente non ha soltanto bisogno di risorse umane e finanziarie ma deve essere riorganizzato con la diffusione di una cultura dell’organizzazione e della misurazione delle performances anche dei singoli magistrati e non soltanto degli uffici giudiziari nel loro complesso». Il ministro della Giustizia ha aggiunto che «la sola immissione di risorse economiche aggiuntive non risolve alcun profilo di inefficienza di qualsiasi organizzazione complessa».

Per Bondi le relazioni dei procuratori espressione di un «contropotere politico e legislativo»
«Siamo di fronte, in sostanza, a prese di posizione che delineano una sorta di contropotere politico e legislativo, che viola i principi essenziali della nostra Carta Costituzionale e di ogni democrazia liberale, e che sarebbe inconcepibile in qualsiasi altro Paese democratico». È la denuncia che il coordinatore Pdl Sandro Bondi affida alla nota in cui si dice «fortemente impressionato dalla lettura dei resoconti delle relazioni di apertura dell’Anno Giudiziario nelle principali Corti d’Appello». «Siamo di fronte, quasi ovunque – osserva – a valutazioni di carattere politico pertinenti le prerogative costituzionali del Parlamento, a riferimenti critici espliciti all’indirizzo del Presidente del Consiglio, a moniti di carattere morale
rivolti all’intero Paese».

Il presidente dell’Anm: oggi tutta la magistratura è a Milano
«La magistratura associata vuole parlare un’unica voce: idealmente e moralmente tutta la Magistratura italiana è a Milano». Così il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, ha risposto al videomessaggio di ieri sera del presidente del Consiglio. «Gli attacchi che ci sono stati in questi giorni – ha sottolineato Palamara a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte d’Appello di Roma – sono stati attacchi contro la giustizia e contro la costituzione».

Santacroce (Roma): «Toni denigratori, i magistrati sono in profondo disagio»
«C’è uno stato di profondo disagio che pervade oggi i magistrati nel delicato compito di amministrare la giustizia in questo paese – ha detto il presidente della Corte d’appello di Roma, Giorgio Santacroce, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario – Per le condizioni tutt’altro che ottimali in cui si svolge il loro lavoro, ma soprattutto per il tenore e l’inusuale provenienza degli attacchi che subiscono con sempre maggiore frequenza e che vanno al di là della critica dei provvedimenti giudiziari e del modo di lavorare, assumendo in crescendo toni gratuitamente denigratori». Il magistrato aggiunge che, così facendo, si sdogana oltretutto «un estremismo verbale che è il lato oscuro della libertà di manifestazione del pensiero: nel senso che oggi siamo sicuramente più liberi di ieri, solo che ciascuno fa uso di questa maggiore libertà come fa ed è portato a fare».

L’omelia del cardinale Bagnasco: senza giustizia non c’è società
«Senza l’amministrazione della giustizia non vi è nessuna società, non vi è nessuna convivenza»: è un passaggio dell’omelia che l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha celebrato in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Dall’altare della Chiesa di Santa Caterina in Portoria, questa mattina, il porporato ha ricordato che «giustizia significa riconoscere a ciascuno ciò che gli è dovuto» e che questo comporta la «capacità di conoscere la natura delle cose e di riconoscere il bene delle persone». Il cardinale, che si è poi recato in Tribunale per assistere alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, ha inoltre espresso «stima» per chi si occupa di giustizia e ha rivolto loro «un augurio», invocando «l’aiuto dello Spirito Santo perchè possiamo essere tutti quanti, indipendentemente dal ruolo di ciascuno, uomini di giustizia».

(Tratto da Il Sole 24 Ore)

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