L’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO LO DICE DA UNA VITA .” SENZA DENUNCE NON SI VA DA NESSUNA PARTE”. UN’ANTIMAFIA CHE NON DENUNCIA,NOMI E COGNOMI ,AIUTANDO COSI’ I MAGISTRATI ,NON HA SENSO,NON E’ ANTIMAFIA. E’ UN’ALTRA COSA. BISOGNA LOTTARE PER FAR AFFERMARE IN ITALIA UN NUOVO E DIVERSO MODELLO DELL’ANTIMAFIA SOCIALE BASATO SU DUE PRINCIPI: 1 )LA GRATUITA’ DELL’IMPEGNO E LA PIU’ ASSOLUTA INDIPENDENZA DA ISTITUZIONI E PARTITI ( IL VOLONTARIATO E’ GRATUITA’ ); 2) L’INDAGINE,LA DENUNCIA E LA PROPOSTA. SENZA QUESTI DUE REQUISITI NON E’ ANTIMAFIA !

FORMIGINE. Nella lotta alla mafia «senza denunce non andiamo da nessuna parte». È la certezza di Cinzia Franchini, presidente nazionale Cna-Fita, più volte minacciata per il suo impegno civile. Mercoledì sera è stata l’ospite principale in un incontro al Castello nella cornice di GenerAzione Legale. In sala consiliare lo sguardo s’è spostato dall’operazione Aemilia agli “anticorpi” che il territorio può sviluppare. Non è così scontato (anche) in Emilia Romagna. Un esempio? Il caso Bianchini. «Sono estremamente preoccupata – ha ammesso Franchini – perché tra le associazioni che rappresentano le imprese c’erano Cna-Fita e Confesercenti con Sos Impresa. Mancava Legacoop, c’era Confindustria nazionale, mancava Confartigianato e Cna come associazione. Nessun imprenditore ha mai denunciato mezza virgola. Il procuratore Marco Imperato ha detto di non aver mai ricevuto alcuna segnalazione dalle associazioni di rappresentanza». «Le denunce sono state poche – ha ripreso Enza Rando, avvocato dello studio legale di Libera – e coloro che denunciano sono spaventatissimi. La società civile a volte è disattenta, a volte è connivente». Il non schierarsi è una colpa, come per gli ignavi nella Divina Commedia di Dante. «Le mafie impoveriscono il territorio – ha garantito il legale – perché tolgono il lavoro e la speranza, anche se non sparano. Dobbiamo iniziare ad avere un apparato strutturale e mentale in cui si dica che denunciare è conveniente a tutti, anche per chi non è toccato: questi sono gli anticorpi. Dire che ci sono già e che va tutto bene fa male al territorio». La coscienza dell’antimafia contro l’indifferenza deve partire dalle scuole. «I ragazzi delle scuole vanno a seguire i processi – ha garantito Rando – per capire da che parte vogliono stare». «Al Guarini non hanno fatto un percorso formativo – ha ribadito l’imprenditrice, poco tempo fa ospitata dalla scuola – e gli studenti vanno a fare i geometri nei cantieri. Serve un percorso formativo sulla legalità e sul mondo dell’impresa. Quando un imprenditore ha completato una scuola tecnica deve sapere che, se si trova davanti determinati fenomeni, deve accendersi il famoso campanello d’allarme. Ciò vale soprattutto per una scuola che forma persone. Vale anche per noi: facciamo tante ore di formazione: mettere qualcosa nel nostro settore non sarebbe male». Più consapevolezza è stata richiesta dai sindacati. «Molti lavoratori erano inconsapevoli di quanto accadeva – ha detto Ciro Donnarumma, segretario generale Filca Cisl, riferendosi alle inchieste – e c’era paura del ricatto.

Il sindacato deve servire anche per questo». «Nel caso Cpl Concordia – ha concluso Mirto Bassoli, segretario provinciale della Cgil di Reggio – c’è stata una parte politica a fianco delle forze sociali. C’è stata anche un’altra politica che ha sottovalutato elementi noti: una colpa grave».  

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