Cerca

L’ascesa di Paolo Di Lauro: «È nato come capo, non dimentichiamolo»

di Redazione 9 Dicembre 2023

Il pentito Maurizio Prestieri, la nascita della cosca più potente di Secondigliano e il direttivo a sei teste: «Dagli anni Novanta prese il dominio assoluto. Solo Abbinante poteva comprare la droga dove voleva lui»

Un clan a più teste, ma con un ras affamato di potere e pronto a tutto pur di riuscire a conquistare la leadership del gruppo. La scalata dei Di Lauro, ancora oggi una delle cosche più temibili di tutta Napoli, parte da lontano, precisamente dai primissimi anni Ottanta. Da allora di acqua sotto i ponti ne è trascorsa parecchia, ma la cosca non soltanto è ancora attiva, ma i suoi affari criminali finiscono costantemente ancora oggi nel mirino degli inquirenti antimafia.

La prova arriva dal recente arresto di Francesco Abbinante, ras dell’omonimo gruppo di Scampia, destinatario pochi giorni fa di una nuova ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio di Vincenzo Ardimento “Tattà”, ucciso nell’ambito di un’epurazione interna al cartello che all’epoca abbracciava ancora al suo interno sia gli Abbinante che i Di Lauro. Nell’ordine di arresto sono riportate tra l’altro le dichiarazioni dell’ex boss Maurizio Prestieri, che con dovizia di particolari ha ricostruito l’ascesa del potente clan: «Dal 1982 in poi l’associazione era composta da mio fratello Raffaele Prestieri, Rosario Pariante, Domenico Silvestri, deceduto, Paolo Micillo, deceduto, Raffaele Abbinante e Paolo Di Lauro».

Il collaboratore di giustizia ha poi rivelato le dinamiche e gli equilibri interni al direttivo del clan: «Dopo la morte di Della Monica, i capi erano in sei, Micillo, Pariante, Prestieri, Abbinante, Silvestri e di Lauro… dopo un po’ che ci fu la morte di mio fratello Raffaele e di Domenico Silvestri, il capo indiscusso divenne Di Lauro… a cavallo degli anni ’90 prese il dominio assoluto… prese la leadership dell’associazione, mentre Pariante e Abbinante avevano ruoli decisionali all’interno, perché si cominciarono a costruire dei sottogruppi autonomi». Una convivenza che ben presto si sarebbe rivelata assai complicata da portare avanti: «Di Lauro… li lascia perdere, dice “per non creare problemi”, perché comunque anche la famiglia Abbinante è potente… Di Lauro non poteva andare da solo a scontrarsi con loro».

E proprio sul conto degli Abbinante, all’epoca capeggiate da Raffaele Abbinante e in seguito dal figlio Francesco, Prestieri ha fornito agli inquirenti ulteriori, importanti indicazioni: «Abbinante ha un libero accesso a vendere e acquistare droga dove vuole lui, mentre a noi ci viene ancora imposto l’acquisto dello stupefacente… Non ci dimentichiamo che Di Lauro nasce come capo… come nasce capo Abbinante, Pariante, mio fratello, Silvestri… non nasce come ragazzo, cioè è sempre un capo che poi dopo si formano i gruppi autonomi, Abbinante si forma come gruppo, Pariante si forma come gruppo, sempre però alle direttive di Di Lauro, però comunque non ci dimentichiamo che questi qua sono capi». Proprio la voglia di rivalsa dei sottogruppi, a partire da quello degli “Spagnoli” capeggliati dagli Amato-Pagano, nei primi anni Duemila ha poi innescato la violenta e sanguinosa faida di Scampia.

Fonte:https://www.stylo24.it/lascesa-di-paolo-di-lauro-e-nato-come-capo-non-dimentichiamolo/