L’ARRESTO DI PAOLO SICILIANO. Dai rapporti col CLAN BELFORTE all’incendio tragicomico sbagliato del suo supermercato, fino alla scalata con i Capaldo-Zagaria e con gli uomini Parmalat della Campania

L’ARRESTO DI PAOLO SICILIANO. Dai rapporti col CLAN BELFORTE all’incendio tragicomico sbagliato del suo supermercato, fino alla scalata con i Capaldo-Zagaria e con gli uomini Parmalat della Campania

Per noi stamattina è un gioco da ragazzi ripresentarvi, con una lettura attualizzata, ma offrendovi anche i testi originali, i tantissimi articoli che in questi anni abbiamo dedicato ad un personaggio che, diciamo così, non ci ha mai convinti

22 Gennaio 2021 – 11:05

CAPODRISE – (g.g.) Dei rapporti tra Paolo Siciliano, in odore di arresto da tempo, e Filippo Capaldo, nipote ed erede designato di Michele Zagaria, CasertaCe ha scritto sin dai primi mesi del 2019, cioè due anni fa, quando scoprimmo che l’imprenditore di Capodrise, divenuto un vero e proprio dominus dei supermercati casertani, con diverse sigle, da Briò all’attuale Pellicano, aveva assunto, con tanto di contratto con ruolo dirigente, il Capaldo.

In quei giorni, facemmo anche riferimento all’incendio del supermercato Di Meglio di San Nicola. Insomma, era evidente che, essendo tornato a piede libero Filippo Capaldo, considerato dai magistrati della dda un pericolo reale per la riorganizzazione del clan dei casalesi, il coefficiente di probabilità di un arresto di Siciliano era cresciuto.

Cresciuto rispetto agli anni, stiamo parlando del 2014 e del 2015, in cui il suo nome comincia ad affacciarsi dalle cronache di camorra. In quel caso, dal versante del clan Belforte. E’ Bruno Buttone, riferimento importantissimo dei Mazzacane per un lungo periodo, ed autentico commercialista del clan, a parlarne agli inquirenti in una delle tante sue dichiarazioni messe a verbale dopo aver deciso di diventare un collaboratore di giustizia.

In quel caso, Siciliano cavalca il crinale che lo porta ad essere in parte vittima di un attentato considerato ad opera dei Belforte, dall’altro lato Buttone ne parla già come una persona, un imprenditore, diciamo così, malleabile, molto malleabile. Insomma, un interlocutore.

Ma come tanti altri, Siciliano l’avrebbe scampata se non ci fosse stato di mezzo un gioco più grande, la volontà di espandersi e di venire a contatto con mondi, con livelli di criminalità ancora più alti.

Di lui parlano in una conversazione intercettata Adolfo Greco, due volte arrestato in quanto considerato il grande burattinaio della relazione tra la nuova Parmalat e gli interessi della famiglia Zagaria-Capaldo, e i suoi due sodali Lorenzo Varone, anch’egli uomo Parmalat in Campania e Pasquale Russo.

Il concetto è il seguente: “Siciliano sa campare” e da questa conversazione arriva il riscontro della notizia che noi avevamo dato qualche mese prima. E’ proprio Adolfo Greco a raccontare ai suoi interlocutori della mossa importante compiuta da Siciliano nel momento in cui ha assunto nelle sue aziende Filippo Capaldo (CLIKKA QUI PER LEGGERE IL NOSTRO ARTICOLO DATATO 5 FEBBRAIO 2020).

Era una traccia importante che noi ritenemmo presagio di un imminente arresto. Poi c’è stato il covid, la valutazione del gip e si è arrivati ad oggi, cioè a circa 14 mesi di distanza da quel nostro articolo, frutto di un’ordinanza del mese precedente, cioè dell’ottobre 2019. E’ chiaro che la evidenza del riscontro ha giocato un ruolo decisivo, dato che l’assunzione di cui parlano Greco e gli altri Parmalat, c’è stata effettivamente ed è stata accertata al 100% dagli inquirenti.

Poi si potrà discutere della liceità della stessa, visto e considerato che Filippo Capaldo era a piede libero, ma è chiaro che questo è stato considerato un segno addirittura di affiliazione e non di semplice contiguità.

Tornando per un attimo alla fase, diciamo così, “belfortiana”, c’è un altro episodio da noi raccontato in totale solitudine: l’incendio a cui abbiamo fatto riferimento quando abbiamo parlato di un attentato compiuto dai Belforte, del supermercato sofras di San Nicola finalizzato a favorire un altro supermercato, il Di Meglio, che, secondo il racconto di Antonio Gerardi, capozona proprio a San Nicola del clan Belforte, pagava già il pizzo.

In realtà, questa operazione di camorra sarebbe stata ordinata dall’allora reggente Gino Trombetta. In effetti, il gip e il pm interpretarono questo fatto come un errore. Valutando bene il racconto di Gerardi e lo schema classico della punizione a chi non paga il pizzo, la vicenda fu tragicomica perchè chi pagava ed era protetto era Sofras e cioè il supermercato di Paolo Siciliano, mentre chi non voleva pagare era Di Meglio. Quando andarono per l’attentato, la vicinanza dei due esercizi commerciali giocò un brutto scherzo ai camorristi armati di taniche di benzina che incendiarono il Sofras, lasciando indenne il Di Meglio (CLIKKA QUI PER LEGGERE IL NOSTRO ARTICOLO DATATO 8 NOVEMBRE 2019).

E per ora ci fermiamo qui su Siciliano e, così come su altre trame di camorra, oggi vinciamo perchè, come sempre, ci siamo studiati migliaia e migliaia di pagine di ordinanze e dunque ne sappiamo tanto, ma proprio tanto.

Fonte:https://casertace.net/larresto-di-paolo-siciliano-dai-rapporti-col-clan-belforte-allincendio-tragicomico-sbagliato-del-suo-supermercato-fino-alla-scalata-con-i-capaldo-zagaria-e-con-gli-uomini-parmalat-della-campania/

 

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