.L’antimafia  delle chiacchiere

.L’antimafia  delle chiacchiere .Il grande Tocco che oggi dirige il Commissariato di Cassino. Ecco come con una sola frase l’allora capo della Mobile Alessandro Tocco smascherò i 4 filibustieri Bartolomeo Piccolo, Lorenzo Piccolo, Pino Fontana e Francesco Martino

Ecco come con una sola frase l’allora capo della Mobile Alessandro Tocco smascherò i 4 filibustieri Bartolomeo Piccolo, Lorenzo Piccolo, Pino Fontana e Francesco Martino

CASAPESENNA – (Gianluigi Guarino) Tanto è stato detto e tanto è stato scritto sulla grande finzione, sull’operazione di travisamento, tentata dagli imprenditori di Casapesenna che per anni si erano arricchiti diventando stramilionari grazie solo e solamente alla protezione e ai tanti imprimatur espressi dal boss Michele Zagaria.

Il giorno di Pasqua del 2012, nell’accogliente hall dell’Hotel Vanvitelli di San Marco Evangelista, fu varato il piano operativo per rifarsi la verginità perduta. Un’operazione che sembrò filare all’inizio per il verso giusto, perchè Tano Grasso abboccò. Il presidente della Federazione delle associazioni antiracket scontò l’inesperienza e l’insufficiente cognizione, sulle forme caratteriali tipiche di una certa imprenditoria casertana e, in particolare, dell’agro aversano, non conoscendo il realismo cinico, anaffettivo di chi vive solo e solamente per il soldo, che estremizza il “tipo” dell’imprenditore nostrano discriminandolo finanche da quelli siciliani, proliferati grazie alla mangiatoia di Cosa Nostra di cui Grasso aveva invece grande esperienza.

C’erano Bartolomeo Piccolo, Lorenzo Piccolo, Francesco Martino e Pino Fontana. La loro iniziativa decollò in un primo tempo perchè sembrava troppo bella agli occhi di Tano Grasso la prospettiva di poter presentare la rivolta del sistema economico produttivo al clan dei Casalesi. Non sapeva evidentemente Grasso che quelli lì non erano stati solo polli da spennare, vittime del sistema estorsivo, ma erano stati soprattutto altro, anzi, a un certo punto, erano riusciti a crescere di rango, a diventare tanto amici di Zagaria da riuscire a liberarsi dello status di strumento di finalità estorsiva, divenendo soci di fatto del boss.

Il buon Alessandro Tocco, poliziotto di grande qualità che ha vissuto in primissima linea gli anni della lotta militare al clan dei Casalesi, comandando, prima la sezione distaccata di Casal di Principe della Mobile e poi l’ufficio principale della stessa nella Questura
di Caserta, quando si presentò all’appuntamento fissato a Corso Umberto a Napoli con gli imprenditori che volevano, (dicevano loro),
denunciare tutto, gli pose, al cospetto di Tano Grasso, una domanda molto semplice. Di questo ha parlato Alessandro Tocco nel corso
della sua deposizione, erogata ai giudici del tribunale di Aversa Napoli nord nel corso del processo Medea.

Una domanda semplice in modo da sfuggire all’abbraccio soporifero ubriacante della retorica dell’anticamorrismo che d’altronde in 4
ben conoscevano visto e considerato che alcuni di loro avevano frequentato qualche convegno organizzato, a suo tempo, dalla guida storica
di questo finto movimento della legalità, e cioè Lorenzo Diana. Sapevano come si fa, insomma. Ma Tocco sapeva a sua volta che le
chiacchiere stanno a zero e che dietro alle chiacchiere di presunti campioni della legalità, si erano nascoste le peggiori collusioni
tra questi e i capi clan, come ha dichiarato a più riprese il collaboratore di giustizia Antonio Iovine detto o’ninno.

Ecco la domanda che fa sciogliere la seduta: “allora, ragazzi, siete pronti a denunciare i boss?“.

Risposta: “siamo pronti a una denuncia collettiva“.

Ma naturalmente, ragazzi della filibusta, una roba tipica dell’anticamorrismo camorrista: un bel trattato sociologico, 5 o 6 convegni per svilupparne il contenuto e per ricostruirne l’ontologia e gli imprenditori diventano puri come la neve alpina. Candidi e ripuliti dal passato. Pronti ad entrare in ogni white list di ogni prefettura d’Italia che poi era l’unico obiettivo reale che si ponevano.

E qui Tocco da il meglio di se e dice: “niente denunce collettive. Solo denunce individuali su fatti specifici.
Davanti a queste parole, la seduta naturalmente si scioglie e forse Grasso capisce che i due Piccolo, Fontana e Martino lo hanno messo in mezzo. L’elenco dei 20 imprenditori che, gemmati dai 4 della riunione del Vanvitelli, era finito sulla scrivania del pm
Catello Maresca il quale ovviamente avendo a disposizione materiale investigativo frutto di anni di lavoro, non crede a una parola
di quel proposito, con il resto divenuta storia conosciuta, impressa nelle ordinanze firmate dal 2014 in poi e con tutte le specifiche del grande imbroglio tentato scritto dettagliatamente proprio in quella denominata Medea.

 

 

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELLO STRALCIO DELL’INTERROGATORIO DI ALESSANDRO TOCCO

09/12/2017

fonte:https://www.casertace.net

 

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