L’antimafia dei fatti di fronte alla quale i politici scappano.

In una delle ordinanze di custodia cautelare che ha portato circa un anno fa alla cattura di elementi legati alla camorra a Formia i magistrati hanno scritto fra l’altro:

“i Casalesi esercitano “ un massiccio controllo del territorio con la sottoposizione ad estorsione di tutte le principali attività economiche, un controllo sistematico del sistema degli appalti pubblici e dei subappalti ed il tentativo, spesso riuscito, di controllare le attività politiche ed istituzionali, infiltrandosi anche nelle forze dell’ordine e nelle amministrazioni pubbliche”.

Questo è il quadro reale della situazione esistente nel sud pontino.

Un quadro, peraltro, già venuto parzialmente fuori nelle uniche due inchieste giudiziarie che finora hanno lambito la politica e le istituzioni del sud pontino:

la “ Formia Connection” di Formia e le “Damasco” di Fondi.

Inchieste nelle quali sono emersi nomi di esponenti politici pontini di un certo livello, i quali, malgrado tutto, continuano a ricoprire i loro incarichi, come se niente sia successo, a spese, ovviamente, di noi poveri fessi cittadini.

Altro che “camorristi inviati a domicilio coatto dai magistrati in terra pontina”!

Si tratta, al contrario, di gente nata e cresciuta in provincia di Latina sospettata di essere collusa con la camorra e le mafie!

Nessuno parla di queste cose, nessuno protesta, nessuno attacca questo modo di concepire la politica ed il governo della cosa pubblica, nemmeno quei tanti parolai che si riempiono la bocca di parole come “legalità”, ”giustizia”, ”lotta alle mafie”—i dirigenti del PD, dell’IDV, di SEL pontini e laziali – che, proprio per la loro inerzia e per i loro silenzi al riguardo, vanno ritenuti i veri responsabili di quella situazione che i magistrati hanno ben descritto nell’ordinanza di custodia cautelare citata all’inizio di questa nota.

I motivi della latitanza di questi signori di fronte ai nostri convegni, durante i quali si parla di problemi reali e non di chiacchiere come avviene negli incontri politici, forse vanno individuati proprio nel loro timore di essere messi sul banco degli imputati.

Questa gente ha paura quando si parla delle responsabilità.

Mostra di aver paura, tanto per citare qualche esempio, quando non ci si consente di parlare, durante una riunione della Commissione Sicurezza della Regione Lazio (Presidente PD) sotto la gestione di Marrazzo, sulle mafie a Civitavecchia;

quando nella stessa Commissione sotto la gestione Polverini (Presidente SEL) veniamo insultati e minacciati dal v. presidente per aver osato denunciare le carenze istituzionali e politiche nell’azione di contrasto al crimine sul litorale romano;

quando Zingaretti ed i suoi uomini escludono dal Comitato di coordinamento della fantomatica Consulta provinciale antimafia dell’Amministrazione provinciale di Roma associazioni importanti come la Caponnetto e il Codici inserendo, invece, sigle insignificanti e che stanno solo sulla carta ma evidentemente ritenute… fedeli al PD e a SEL.

Questa è… l’” antimafia “! di questi signori.

Quell’”antimafia” sempre pronta ad elaborare, con il sistema di “copia ed incolla”, documenti che dicono tutto e niente, l”antimafia” che legge, rilegge e ripete quanto scritto nelle relazioni della DNA e della DIA, che parla di Falcone, Borsellino – senza, peraltro, mai citare quanto essi dicevano circa le responsabilità della politica ed i doveri dei cittadini-, ma che se la dà a gambe quando si comincia a parlare delle responsabilità dei politici, di sindaci, assessori e consiglieri sospettati di collusione con le mafie, di taluni Procuratori della Repubblica (come a Latina, Cassino ecc. ecc),. di Prefetti, di taluni Comandanti dei corpi di polizia che non fanno il loro dovere fino in fondo e così via.

L’”antimafia” del sistema!

Che non serve a niente!!!

In un quadro del genere, il lavoro di un’Associazione come la nostra, che è solita scavare, individuare le criticità e le collusioni con le mafie, indagare, per poi denunciare, stando peraltro attenti a “chi” presentare le denunce, è estremamente gravoso.

L’antimafia dei fatti e non delle chiacchiere.

Abbiamo di recente chiesto ai sindaci della provincia di Latina –ma presto estenderemo l’invito a quelli del Lazio, della Campania e dell’Abruzzo e Molise, regioni verso le quali abbiamo esteso la nostra azione- l’istituzione degli Osservatori comunali sulla criminalità.

Osservatori A COSTO ZERO che, però, NON debbono essere costituiti dai consiglieri comunali e da esponenti politici, ma dai Comandanti provinciali delle forze dell’ordine (non comandanti di stazioni e brigate), rappresentanti delle associazioni antimafia effettivamente operanti sul territorio, giornalisti d’inchiesta ed esponenti dei sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro, con alla Presidenza il Sindaco.

Nessun Sindaco ha finora aderito all’invito.

E questo è già indicativo di “come” la politica, certa politica, si comporta rispetto alle mafie!

Abbiamo sottoposto ai Ministri della Giustizia Severino e dell’Interno Cancellieri alcune nostre proposte di riordino dei presidi giudiziari ed investigativi nel Lazio al fine di renderli più attivi ed efficaci sul piano del contrasto alle mafie.

Non si può continuare a tenere le Procure ordinarie laziali disinteressate ed inerti su questo versante e bisogna impegnarle, come si è fatto in Campania da decenni, ricorrendo all’applicazione dell’art.51 bis-3° comma-del CPP che prevede la codelega.

Abbiamo elaborato un corposo documento che prevede numerose proposte per contrastare la corruzione e le infiltrazioni mafiose negli Enti locali e nella Pubblica Amministrazione.

Il documento è sul nostro sito e presto lo spediremo ai Sindaci.

Un lavoro, quello nostro, gravoso, impegnativo, di indagine, denuncia e di proposte, che dovrebbero fare tutte le VERE Associazioni antimafia, liberandosi ovviamente da quei vincoli politici che attanagliano alcune di esse.

L’antimafia dei FATTI che è tutto il contrario dell’”antimafia” delle chiacchiere.

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