L’alleanza di secondigliano è arrivata in forze a Minturno

Patto criminale tra nuove leve e vecchi boss per spodestare il clan Mallardo
Ex cutoliani, gli sconfitti della faida di camorra degli anni ’90, gli scontenti e gli esclusi: tutti insieme per approfittare del vuoto di potere e controllare gli affari illeciti nel territorio giuglianese

Lunedì 30 Maggio 2016

di Antonio Mangione

GIUGLIANO. Ex cutoliani, gli sconfitti della faida di camorra degli anni ’90, gli scontenti e gli esclusi: tutti insieme per riorganizzare l’assetto criminale sul territorio e spodestare il clan egemone da oltre venti anni nel territorio giuglianese, i Mallardo. Per anni la cosca guidata da Ciccio e Giuseppe ‘e Carlantonio, dopo aver vinto la guerra di camorra con i Maisto ed i D’Alterio, alias Piripicci, forti di un vasto esercito di affiliati (si parla di mille persone, ndr) divisi in sottogruppi per controllare ogni angolo del territorio, hanno regnato in modo incontrastato nel Giuglianese.

Il clan ha costruito un impero, puntando soprattutto sull’edilizia e le estorsioni. A differenza delle cosche napoletane, però, non imponevano il pizzo ai piccoli negozi ma alle medie e grandi aziende, entrando in società con loro, tramite prestanomi. Le ditte erano obbligate a riconoscere percentuali sugli appalti ed a comprare materiali presso loro aziende di riferimento. Nel corso degli anni il clan ha messo da parte fucile e pistole, trasformandosi in un’organizzazione malavitosa “borghese”, capace di infiltrarsi anche nella pubblica amministrazione.

IL NUOVO GRUPPO – Gli arresti eccellenti di capi e gregari dei Mallardo, insieme ai sequestri milionari ammontanti ad oltre 500 milioni di euro ad affiliati e prestanomi, ha messo in ginocchio la cosca giuglianese, che ora si trova in grossa difficoltà. Ad approfittare della situazione c’è un nuovo gruppo criminale che ha il suo fulcro nelle palazzine Ina Casa di via Colonne, zona d’influenza del ras Michele di Biase, scomparso dall’ottobre scorso e probabile vittima di lupara bianca. Nel quartiere, qualche settimana dopo, si verificò un agguato di stampo camorristico nei confronti di alcune persone che erano sotto ai palazzi. Si trattò, probabilmente, di un avvertimento del clan Mallardo nei confronti del nuovo gruppo che – secondo informative – aveva iniziato a vendere droga senza permesso, violando il divieto imposto dai fratelli Peppe e Ciccio.

IL PATTO CRIMINALE – Le giovani leve avrebbero stretto un patto con vecchi boss che erano stati messi da parte dai Mallardo e che ora stanno tornando alla ribalta. In quest’ottica va letto l’arresto dell’ex cutoliano Michele De Simone, acciuffato a Giugliano in un blitz effettuato la Matteotti dalla Squadra Mobile, lo stesso organo investigativo che sta conducendo le indagini sulla scomparsa di Paparella. Cosa ci faceva De Simone, originario di Marano, alle sette del mattino nel centro storco di Giugliano, con una pistola Beretta calibro 7.65 modello 98 con proiettile in canna? De Simone, affiliato in passato alla Nco, era attualmente sottoposto al regime di semilibertà presso la casa circondariale di Messina e condannato in via definitiva alla pena di anni trenta di reclusione per omicidio, estorsione e associazione mafiosa.

La sua presenza a Giugliano potrebbe essere collegata al patto malavitoso sancito tra i vecchi ed i nuovi, di cui De Simone potrebbe essere il garante. Con loro sarebbero passati alcuni personaggi di secondo ordine dei Mallardo ed altri che sono stati esclusi dal giro negli ultimi anni e che dunque ora hanno il dente avvelenato nei confronti degli stessi Carlantonio. Oltre alla droga, il nuovo gruppo criminale per fare cassa avrebbe ripreso i vecchi metodi estorsivi imponendo il pizzo ai cantieri edili di nuove costruzioni ma anche ristrutturazioni di appartamenti e parchi. E’ sicuramente prematuro parlare di una faida, ma in città l’area che si respira è sempre più pesante. L’obiettivo delle forze dell’ordine è disinnescare la bomba prima che esploda.GIUGLIANO. Ex cutoliani, gli sconfitti della faida di camorra degli anni ’90, gli scontenti e gli esclusi: tutti insieme per riorganizzare l’assetto criminale sul territorio e spodestare il clan egemone da oltre venti anni nel territorio giuglianese, i Mallardo. Per anni la cosca guidata da Ciccio e Giuseppe ‘e Carlantonio, dopo aver vinto la guerra di camorra con i Maisto ed i D’Alterio, alias Piripicci, forti di un vasto esercito di affiliati (si parla di mille persone, ndr) divisi in sottogruppi per controllare ogni angolo del territorio, hanno regnato in modo incontrastato nel Giuglianese.

Il clan ha costruito un impero, puntando soprattutto sull’edilizia e le estorsioni. A differenza delle cosche napoletane, però, non imponevano il pizzo ai piccoli negozi ma alle medie e grandi aziende, entrando in società con loro, tramite prestanomi. Le ditte erano obbligate a riconoscere percentuali sugli appalti ed a comprare materiali presso loro aziende di riferimento. Nel corso degli anni il clan ha messo da parte fucile e pistole, trasformandosi in un’organizzazione malavitosa “borghese”, capace di infiltrarsi anche nella pubblica amministrazione.

IL NUOVO GRUPPO – Gli arresti eccellenti di capi e gregari dei Mallardo, insieme ai sequestri milionari ammontanti ad oltre 500 milioni di euro ad affiliati e prestanomi, ha messo in ginocchio la cosca giuglianese, che ora si trova in grossa difficoltà. Ad approfittare della situazione c’è un nuovo gruppo criminale che ha il suo fulcro nelle palazzine Ina Casa di via Colonne, zona d’influenza del ras Michele di Biase, scomparso dall’ottobre scorso e probabile vittima di lupara bianca. Nel quartiere, qualche settimana dopo, si verificò un agguato di stampo camorristico nei confronti di alcune persone che erano sotto ai palazzi. Si trattò, probabilmente, di un avvertimento del clan Mallardo nei confronti del nuovo gruppo che – secondo informative – aveva iniziato a vendere droga senza permesso, violando il divieto imposto dai fratelli Peppe e Ciccio.

IL PATTO CRIMINALE – Le giovani leve avrebbero stretto un patto con vecchi boss che erano stati messi da parte dai Mallardo e che ora stanno tornando alla ribalta. In quest’ottica va letto l’arresto dell’ex cutoliano Michele De Simone, acciuffato a Giugliano in un blitz effettuato la Matteotti dalla Squadra Mobile, lo stesso organo investigativo che sta conducendo le indagini sulla scomparsa di Paparella. Cosa ci faceva De Simone, originario di Marano, alle sette del mattino nel centro storco di Giugliano, con una pistola Beretta calibro 7.65 modello 98 con proiettile in canna? De Simone, affiliato in passato alla Nco, era attualmente sottoposto al regime di semilibertà presso la casa circondariale di Messina e condannato in via definitiva alla pena di anni trenta di reclusione per omicidio, estorsione e associazione mafiosa.

La sua presenza a Giugliano potrebbe essere collegata al patto malavitoso sancito tra i vecchi ed i nuovi, di cui De Simone potrebbe essere il garante. Con loro sarebbero passati alcuni personaggi di secondo ordine dei Mallardo ed altri che sono stati esclusi dal giro negli ultimi anni e che dunque ora hanno il dente avvelenato nei confronti degli stessi Carlantonio. Oltre alla droga, il nuovo gruppo criminale per fare cassa avrebbe ripreso i vecchi metodi estorsivi imponendo il pizzo ai cantieri edili di nuove costruzioni ma anche ristrutturazioni di appartamenti e parchi. E’ sicuramente prematuro parlare di una faida, ma in città l’area che si respira è sempre più pesante. L’obiettivo delle forze dell’ordine è disinnescare la bomba prima che esploda.

fonte:http://www.internapoli.it

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