– L’allarme: «Pochi giudici nei tribunali della Terra dei Fuochi»

Il Mattino, Domenica 6 Novembre 2016

L’allarme: «Pochi giudici nei tribunali della Terra dei Fuochi»

di Marilù Musto

«Il decreto ministeriale che ridetermina le piante organiche nelle circoscrizioni giudiziarie mette in pericolo il buon funzionamento degli uffici: il tribunale di Napoli nord ad Aversa ha un bacino di utenza di 956.387 abitanti, inferiore di circa un terzo solo a quello di Napoli che ne conta 1.360.860. Quest’ultimo, però, è dotato di un organico quattro volte superiore a quello di Napoli nord. Ci troviamo di fronte a un paradosso. Per questo è stato depositato un parere del consiglio giudiziario di Napoli al Csm».
L’allarme sulla carenza di organico negli uffici giudiziari e nel nuovo tribunale di Napoli nord viene lanciato dal Presidente della sezione di Napoli dell’Associazione Nazionale Magistrati, Antonio D’Amato. Snocciola i numeri D’Amato, fa un quadro distinto dei vuoti di organico dopo il decreto che mescola le carte e «toglie» giudici da un palazzo e li «sposta» in altri, seguendo la logica delle tabelle e non realistica legata alle necessità».

Quanto può nuocere lo spostamento di magistrati da un ufficio all’altro?
«Se non eseguito con un progetto di rilancio, può essere molto negativo. Ho forti perplessità. Secondo l’impianto ministeriale, infatti, dovranno essere sottratti 9 giudici dalla pianta organica del tribunale di Napoli per riposizionarli a Benevento, Avellino, a Santa Maria Capua Vetere, Torre Annunziata e a Nola. Lo schema prevede una variazione in positivo di Nola e Torre Annunziata, ma in definitiva il saldo a livello distrettuale è negativo per 5 unità giudicanti e per 2 requirenti».
Ma perché toglierli proprio dal tribunale di Napoli?
«Già, me lo chiedo anche io. Napoli ha già subito la riduzione dell’organico da 348 a 319 unità».
Perché al tribunale di Napoli nord, nato nel 2013, non è previsto un incremento di personale?
«La riduzione di 5 unità è in contrasto proprio con la creazione del tribunale di Napoli nord ad Aversa, si tratta di un distretto che abbraccia i Comuni più problematici della provincia di Napoli e Caserta e che si occupa della Terra dei fuochi, ma l’organico complessivo di questa struttura è quattro volte inferiore a quello di Napoli. E’ assurdo».
Quanti giudici lavorano a Napoli nord?
«Solo ottanta. Rispetto agli oltre 300 di Napoli, è un dato che fa sorridere. E si pensa che il numero dei procedimenti iscritti ad Aversa, tra il 2014 e 2015, è inferiore soltanto del 2% al numero dei procedimenti di Napoli».
Inoltre, la riforma, ha portato il limite massimo per il pensionamento dai 75 a 70 anni. Nel distretto napoletano si traduce in ulteriori «vuoti di organico»?
«Questo è un altro punto, si rischia di far diventare acefali gli uffici giudiziari. Il capo della procura di Napoli Giovanni Colangelo, ad esempio, potrebbe andar via lasciando a metà il lavoro brillante di contrasto alla criminalità svolto fino ad ora».
Ma esistono anche i problemi tecnici da superare. Il processo telematico come sta funzionando?
«I computer a volte si bloccano, ecco cosa accade. Per giornate intere. Se si approva una modifica nel «sistema giustizia» si devono fare anche i conti con le nuove tecnologie e con gli strumenti adeguati da fornire agli uffici. Non si possono sveltire i procedimenti solo a parole».
Questo fa il paio con la mancata formazione del personale?
«Certo. I nuovi cancellieri e funzionari di segreteria, ad esempio, non hanno seguito alcun corso di aggiornamento. Studiano da soli. Per non parlare delle forze di polizia che andrebbero incrementate di numero. Sull’edilizia giudiziaria, poi, ci sarebbe molto da dire. Un palazzo di giustizia dovrebbe avere tutte le caratteristiche legali di agibilità, altrimenti si assiste a un altro paradosso».
Serve un nuovo piano?
«Io credo che sia necessario un nuovo “modello Caserta”. Ha funzionato bene il primo, voluto da Maroni nell’epoca delle stragi del killer Giuseppe Setola, ma dopo l’ondata terroristica della camorra non bisogna abbassare la guardia. Qui la mafia è più pericolosa quando è in silenzio».
E la corruzione dilaga. Quanti procedimenti ci sono per questo reato associativo nel distretto napoletano?
«Tanti, troppi. Il problema serio è venuto a galla quando sono stati eliminati gli organi di controllo dagli enti locali e dalle amministrazioni. Pur condividendo lo snellimento delle procedure, credo sia necessario riproporre una tecnica di verifica e controllo a monte, non a valle».
C’è l’Autorità Anticorruzione, non basta?
«L’authority non collabora con le Procure, ma con le Prefetture. Le inchieste sulla corruzione ci sono state anche dopo la creazione dell’Anticorruzione. Con questo voglio solo dire che le pubbliche amministrazioni, senza vigilanza, sono come cani sciolti».
E se si pensasse, invece, all’educazione delle nuove generazioni?
«È la vera sfida, io ripongo molta fiducia nei giovani e m’intristisco quando penso che sono costretti a lasciare le nostre terre per trovare lavoro altrove. Questo tessuto sociale sconta una piaga tremenda rappresentata dalla depressione economica: le fabbriche chiudono, la politica seria manca, la retorica urla e si continua a delinquere. Serve uno sforzo congiunto di tutte le istituzioni per invertire la rotta. Se necessario, anche l’intervento della borghesia. Parlo di imprenditori e grossi produttori che possono testimoniare il loro successo seguendo pratiche legali».
E strutture adeguate a contenere queste sforzo. C’è una speranza?
«La magistratura deve sostenere il cambiamento non solo con la repressione, ma con l’esempio: dando risposte in tempi rapidi, con mezzi di polizia adeguati. Il Governo deve riprendere ad occuparsi della Campania e della provincia di Caserta».


 
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