L’aggressione del giornalista a Formia.Un episodio gravissimo che dà l’immagine di un sud pontino in preda al terrore per la situazione in cui si trova a causa dell’inerzia delle istituzioni preposte. Se al Viminale non si decidono a mettere mano alla situazione drammatica in cui sta il territorio che va dalle sponde del Garigliano fino a Fondi ed ancor più sù si può dire ,senza tema di essere smentiti,che lo Stato non lo controlla più.L’Associazione Caponnetto,dopo i ripetuti appelli rivolti al Ministero degli Interni ed al Capo della Polizia,appelli rimasti purtroppo,ad oggi,inascoltati,si appella personalmente al Capo dello Stato pregandolo di intervenire perchè i responsabili centrali della sicurezza e dell’ordine pubblico comincino a rivolgere il loro sguardo anche a quest’area martoriata del Paese dove la criminalità la fa da padrona. Al giornalista Furlan l’Associazione Caponnetto esprime la più calda solidarietà e la sua affettuosa vicinanza.

· Formia ·

Ciao a tutti, sì ci sono. Mi sono preso un po’ di tempo per pensare. E prima di ogni cosa, voglio ringraziare tutti coloro hanno sentito di esprimere un pensiero per quanto accadutomi. Ovviamente io ho raccontato la mia versione dei fatti, liberi o meno di credermi considerato che, lo voglio dire subito, non ho testimoni e probabilmente questa cosa si chiuderà con niente. Conosco da anni il signor Pace e con lui ho sempre intrattenuto un normale rapporto, tra l’altro anche sc…rivendogli degli articoli quando me ne ha fatto richiesta. E così gli ho proposto sabato prima che mi colpisse a tradimento, tra l’altro per un articolo che nemmeno avevo scritto io, colpevole ai suoi occhi di aver difeso un principio e l’incolumità del mio collega e amico Adriano di cui non ho voluto fornirgli nè numero di telefono, né la residenza considerate le “bellicose” intenzioni. L’articolo con le controdeduzioni lo stiamo pubblicando ora ma non per paura di denunce, minacce, nuove aggressioni o altro, soltanto perchè tra persone democratiche, civili, rispettose le une degli altri mi hanno insegnato, prima la mia famiglia, poi la scuola, quindi chi mi ha fatto amare questo mestiere, si fa così. E se poi non ci si ritiene soddisfatti si va in Tribunale dove un giudice terzo decide su torti e ragioni, risarcimenti e quant’altro. Non avevamo problemi sabato quando glielo ho proposto e non ne abbiamo ora. Capisco la rabbia e le difficoltà del signor Pace da anni sballottato tra un lavoro e l’altro senza avere mai la sicurezza economica, per sé e i propri cari, del proprio futuro: paradossalmente le sue preoccupazioni sono anche le mie ma noi non siamo l’obiettivo. Nel merito della vicenda, mi sento di aggiungere che non è tanto lo schiaffone che ho ricevuto a farmi male, fa parte del mestiere. Qui sono le modalità di quanto accaduto che mi fanno avere paura: per me, i miei amici e tutti quanti non vogliono e non intendono piegarsi alla violenza e alla prevaricazione. Negli ultimi anni, in questa città, abbiamo vissuto un’escalation di insulti e minacce a me, i miei colleghi, e tanti altri che pur non svolgendo questo lavoro, condividendo un percorso di legalità e verità, non desiderano fare compromessi secondo condizioni imposte. Sabato siamo arrivati all’aggressione fisica. Avrei potuto starmene zitto e muto, omertoso come tanti, troppi, spesso fanno o sono costretti a fare per sopravvivere. Questa volta no, adesso basta. Guardatevi intorno, osservate negli occhi le persone che vi sono affianco. Scegliete. Noi e voi non siamo soli, “Noi siamo una legione”. Vi voglio bene”

F.Furlan

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