L’affare sporco su l l’energia pulita vale 1,5 miliardi

Il Fatto Quotidiano, Domenica 21 Aprile 2019

L’affare sporco su l l’energia pulita vale 1,5 miliardi

Le manovre della P3 di Carboni in Sardegna e le mafie che si dividono la torta al Sud, dove c’è il 91% delle pale

VINCENZO IURILLO

G li affari sporchi sul business da un miliardo e mezzo di euro annui dell’ener – gia pulita sono finiti al centro di diverse inchieste. Procure e forze di polizia hanno inseguito le tracce degli interessi di mafie e della criminalità in giacca e cravatta in un affare formatosi per lo più nel mezzogiorno, dove il pericolo di infiltrazioni malavitose è più alto. Il maggior numero di impianti eolici si trova in Basilicata, 1.409 per un totale di 1.242 megawatt, di cui 1.180 nella taglia dei 20-200 kW. Mentre la maggiore potenza complessiva si è realizzata in Puglia, 2.503 megawatt grazie al lavoro di 1.180 impianti, la maggiore quota di potenza eolica installata in Italia, il 24,8% del totale, con 92 impianti sopra i 10 megawatt.

AL SECONDO posto c’è la Sicilia, 1828 megawatt realizzati tramite 875 impianti. Al terzo posto la Campania, 1453 megawatt risultato di 606 impianti. La corsa alla Champions League della produzione eolica è una questione meridionale, in sole sei regioni – le più ventose – si fabbrica il 91% dei 10.094 megawatt complessivi made in Italy, che valgono un miliardo e 491 milioni di incentivi all’anno, dato del giugno 2017. Nella classifica infatti seguono la Calabria, 1.086 megawatt su 412 impianti, e la Sardegna, 1.042 megawatt su 592 impianti. E proprio in Sardegna esplose nove anni fa la più rumorosa inchiesta sull’eolico, che si intrecciava con le manovre della P3: tra i piani della loggia segreta di Flavio Carboni (6 anni e 6 mesi in primo grado), oltre a pilotare sentenze, nomine in magistratura e candidature alle elezioni attraverso lobbying occulto e dossieraggio, c’era anche quello di orientare le decisioni nel settore delle energie rinnovabili tramite il controllo dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, snodo fondamentale sul versante delle autorizzazioni. In primo grado, sentenza del marzo 2018 non definitiva, è stato condannato a un anno e dieci mesi l’ex presidente Arpa Sardegna Ignazio Farris. E poi ci sono le mafie, dicevamo. Capaci di condizionare il settore, taglieggiandolo, dopo essersi progressivamente disimpegnate dall’inve – stimento diretto nelle aziende nel ramo “da quando è finita la pacchia degli incentivi ‘a babbo morto’ che spingeva più di dieci anni fa a costruire impianti inefficienti, tanto i finanziamenti arrivavano lo stesso, mentre ora gli incentivi sono in conto energia, vincolati all’e ffe tti va p r od u z i on e ”, spiega Sergio Ferraris, giornalista scientifico e direttore di QualeAmbiente, rivista all’avan – guardia nel campo dell’informazio – ne ambientale. Nel luglio 2018 gli arresti dell’operazione ‘Via col vento’in Calabria hanno svelato come la ndrangheta abbia costretto multinazionali dell’energia come Gamesa, Nordex e Vestas a sottostare ai suoi voleri durante la realizzazione di parchi eolici nel reggino, nel catanzarese, nel vibonese e in provincia di Crotone. Per evitare danneggiamenti nei cantieri od ostacoli con le amministrazioni locali, bisognava rivolgersi a Giuseppe Evalto, un intermediario dei clan Paviglianiti, Mancuso, Anello e Trapasso, “espressione –secondo il capo della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Bombardieri – della ndrangheta unitaria”.

IN PUGLIA l’anno scorso sono diventate definitive alcune condanne del processo ‘Helios’sul racket della Sacra Corona Unita intorno agli impianti di energia rinnovabile nel brindisino. Le indagini della Dda di Lecce hanno colpito tre generazioni del clan Buccarella. “Gli obiettivi assunti con l’Ue dicono che l’Italia dovrà raddoppiare la produzione di energia pulita entro il 2030 – ricorda Ferraris – e siccome per realizzare una pala da 3 megawatt bisogna investire tre milioni di euro, è facile immaginare quanto si dovrà investire nei prossimi 10 anni. Intorno a questa enorme torta futura di 10 miliardi di incentivi bisognerà tenere alta l’attenzione contro le estorsioni mafiose e contro la corruzione delle pubbliche amministrazioni per avere le autorizzazioni necessarie”. Per le quali occorrono tempi lunghissimi, fino a nove anni, come in un caso nel tarantino. Secondo il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli “per arginare infiltrazioni criminali serve anche una semplificazione amministrativa, che non vuol dire annullare le autorizzazioni. Ma un imprenditore non può bussare a 25 porte diverse per avere il via libera. Meno autorizzazioni e più conferenze di servizio che le concedano, c’è più trasparenza in un collegio. Ed è necessaria la tracciabilità dei flussi finanziari: dobbiamo sempre sapere da dove arrivano i soldi e a chi appartengono”

 

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