L’affare eolico, bufera in Sardegna blitz dei carabinieri in Regione

In 8 sotto accusa: Cappellacci sarà presto interrogato a Roma. La svolta della procura a 15 giorni dal voto per il rinnovo di Province e Comuni. Pd: quadro inquietante. Il governatore indagato: sono tranquillo

L’inchiesta sull’eolico investe la Regione Sardegna. Il governatore Ugo Cappellacci, del Pdl, è stato convocato dalla procura di Roma, presto sarà interrogato. La sua iscrizione sul registro degli indagati per abuso d’ufficio e concorso in corruzione irrompe nella campagna elettorale per le amministrative, mancano solo due settimane al rinnovo delle otto province e di 176 comuni. Lo scandalo sugli appalti travolge il centrodestra.
“Aspetto tranquillo e fiducioso – dice Cappellacci – sono certo che emergeranno la correttezza e il rigore del lavoro della giunta. Nessuno ha messo le mani nella marmellata. Ho chiuso tutto a doppia mandata”.

L’opposizione non gli crede e lo chiama in aula. “Il governatore mente”, afferma Renato Soru, l’ex presidente della regione sarda per il Pd. “Cappellacci ha solo finto di essere contro l’eolico. Il centrodestra ha cancellato le regole lasciando la Sardegna senza nessun argine agli speculatori. Poi un anno dopo, nel marzo scorso, è intervenuto con una direttiva frettolosa e confusa”. Soru avanza il sospetto che “il governatore abbia preso paura per le indagini sul G8 e i grandi appalti”.

Il nome di Cappellacci ricorre nelle intercettazioni con quelli del coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, e dell’imprenditore Flavio Carboni. Le registrazioni si riferiscono ad incontri, sollecitati da Verdini e poi effettivamente avvenuti, tra Cappellacci e Carboni, capofila di un gruppo di imprenditori interessati alla partita delle energie rinnovabili in Sardegna. Il Ros ha captato il pressing per ottenere la firma di un accordo di programma con gli industriali da lui rappresentati. Il governatore – sostiene l’accusa – è stato chiaro subito: no alle pale off shore e gestione diretta da parte della Regione degli impianti a terra.

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo iscrive sul registro degli indagati due uomini di fiducia di Cappellacci: prima il direttore dell’Arpa Sardegna, Ignazio Farris, poi il commissario dell’Autorità d’ambito (Ato), Franco Piga. Entrambe le nomine si basano su uno stretto rapporto fiduciario con il governatore. Per questo l’opposizione sollecita il presidente a riferire “subito” in aula e chiede le dimissioni di Farris e Piga. L’imbarazzo coglie anche il centro destra, il capogruppo del Pdl in consiglio regionale Mario Diana invita infatti il presidente a spiegare i fatti.

Ieri l’ultimo di numerosi blitz dei carabinieri alla Regione, sono stati acquisiti i progetti sull’eolico e i documenti sulla nomina di Farris all’Arpas. I sequestri puntano a svelare gli intrecci tra politica e imprenditori del vento.
Sono otto in tutto le persone sotto inchiesta. Negli ultimi due mesi sono stati sequestrati atti alla Presidenza e negli uffici degli assessorati all’Urbanistica (competente nel rilascio di nulla osta paesaggistici), all’Industria e all’Ambiente. Le indagini riguarderebbero anche alcuni terreni nel Sulcis di proprietà della famiglia del presidente del consiglio regionale sardo, Claudia Lombardo del Pdl. Che smentisce: “Non sono coinvolta in nessuna vicenda giudiziaria”.

La maggioranza fa quadrato attorno al governatore. Il Pd pretende chiarezza alla vigilia del voto. “Cappellacci non è padrone di se stesso – attacca Soru – è nelle mani di chi lo ha governato da subito. Non ha alcuna autonomia, nomina il direttore dell’Arpas sotto dettatura di Verdini, figuriamoci che freno può mettere all’affare eolico”.
Elisa Vinci

(Tratto da Repubblica)

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