L’affare di Schiavone a Frignano e l’avanzata criminale di Zagaria: da Trentola Ducenta a Casagiove

L’affare di Schiavone a Frignano e l’avanzata criminale di Zagaria: da Trentola Ducenta a Casagiove

Il pentito: “Ho comprato dei terreni da Zagaria e Cassandra per costruirci degli appartamenti”

Di Giuseppe Tallino -16 Ottobre 2019

CASAL DI PRINCIPE – Comprare un terreno, se non edificabile fare in modo che lo diventi, e costruirci sopra degli appartamenti da vendere: è uno dei business classici della mafia casertana. I Casalesi lo hanno fatto decine e decine di volte. E Nicola Schiavone, da un anno collaboratore di giustizia, ha raccontato di averlo concretizzato pure a Frignano: “C’era un’area edificabile acquistata da Luigi Cassandra e Michele Zagaria. Per un po’ di tempo non era stata venduta”. Tramite Giacomo Capoluongo, ha spiegato il primogenito di Sandokan, venne a sapere che quello slargo era sul mercato. “Siccome avevamo la persona alla quale venderlo, interpellai Zagaria e dissi: ‘Miché, questo terreno mi interessa. Ti do centomila euro di regalo oltre il prezzo che lo hai pagato. E rimanemmo: ‘Va bene così’. Tutto il passaggio, diciamo a livello buracratico – ha aggiunto il pentito – fu fatto tra Giacomino e Cassandra che gestiva il terreno. Poi l’ho girato a mia volta all’imprenditore” che lo avrebbe utilizzato per realizzare gli appartamenti. “Abbiamo riciclato – ha spiegato Schiavone – e fatto i guadagni”.

Il presunto affare frignanese, avvenuto “tra il 2007 e il 2008” è stata raccontato dal primogenito del boss Francesco Schiavone durante il processo di prevenzione a carico di Luigi Cassandra, anch’egli collaboratore di giustizia ed ex politico di Trentola Ducenta. L’iter si è concluso nelle scorse settimane con la sorveglianza speciale (3 anni) comminata all’imputato e la confisca del Night and Day, struttura, secondo la Dda, formalmente di Cassandra ma realizzata con i soldi di Capastorta.

Schiavone, rispondendo alle domande del giudice Francesco Balato, ha raccontato anche di aver corrisposto a Zagaria la cifra promesso, Al capoclan di Casapesenna, ha fatto sapere, i soldi arrivarono “per il tramite di Cassandra”. Ma non ci fu un contatto diretto tra il figlio di Sandokan e l’ex assessore di Trentola Ducenta. “Misi in contatto Cassandra, Capoluongo e l’imprenditore che li ha intestati. Lo hanno visto loro il passaggio burocratico, io ho fatto il passaggio malavitoso”.

Prima della compravendita del terreno, Schiavone al collegio presieduto dal giudice Massimo Urbano, riferì di aver già conosciuto Cassandra. Non fisicamente, ma il suo ruolo avuto nel gruppo Zagaria gli era noto: “In alcune occasione era un porta notizia dal comune di Trentola Ducenta, ma questo a me l’hanno detto Giacomo Capoluogo e Nicola Pirozzi che avevano a che fare con Cassandra”. Schiavone ha raccontato di frequentare il Night and Day spesso: “Era di fronte al deposito di materiale dei fratelli Pirozzi e siccome frequentavo i fratelli Pirozzi, quello era uno dei miei punti di ritrovo per incontrare persone, affiliati e imprenditori.

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TRENTOLA DUCENTA – Ha ‘guadagnato’ territori anno dopo anno. Michele Zagaria è probabilmente il padrino che tra i Casalesi più è riuscito ad espandere la sua influenza criminale: lo ha fatto sfruttando gli arresti degli altri affiliati e uccidendo. Capastorta ha cominciato a sconfinare da Casapesenna alla fine degli anni Novanta. Recentemente a raccontare il cursus mafioso del boss è stato un suo collega: Nicola Schiavone. La prima tappa dell’espansione è rappresentata da Trentola Ducenta.

Dal 1998, dopo il pentimento di De Simone, con l’arresto di Vincenzo Zagaria, diciamo, con la scissione dei Cantone e Bidognetti, quella zona era diventata di competenza di Michele. E quando una persona, un capo-zona, subentra in un’area nuova, va a riprendere tutti i rapporti esistenti su imprenditori, persone e fiancheggiatori”. E tra questi, nell’area trentolese, c’era Cassandra. “All’epoca – ha spiegato il figlio di Sandokan – era già uno che bazzicava intorno a questi ambienti. Michele Zagaria, con l’assunzione della reggenza di quel paese, ha avuto modo di conoscere Cassandra e anche tramite Capoluongo ha creato questo tipo di amicizia”.

L’ex politico è stato definito da Schiavone come “truffaldino, una persona che era dedita a fare questo tipo di attività – ha proseguito il pentito -. Ha usufruito anche dell’appoggio del clan alla fine, perché Zagaria era uno del clan, era un capo, come successivamente sono diventato io, e quindi ha rivestito anche il ruolo di intoccabile”. Cassandra, ha aggiunto Nicola Schiavone, “ha potuto accrescere la sua sostanza economica pure grazie e soprattutto al clan, perché se una persona fa una truffa e non appartiene al clan, il clan lo va a redarguire. Se questa persona va fare una truffa a Milano – ha chiarito il collaboratore di giustizia – e poi è appartenente al clan, nessuno di Milano si riferirà a uno di Napoli per venire a fare il recupero da noi a Casale o nelle nostre zone”.

Messo il cappello su Trentola, negli anni successivi Zagaria ha puntato sulla zona tra S. Maria Capua Vetere, Casagiove e Caserta. Una sentenza di primo grado, emessa dalla Corte d’Assise del tribunale di Napoli, sostiene che il boss di Casapesenna nel 2008 diede mandato a dei sicari, al momento ignoti, di eliminare Michele Iovine, parente di ‘o Ninno (Antonio Iovine) e referente dei Casalesi su quella zona. Con una motivazione pretestuosa lo avrebbe fatto uccidere per piazzare una sua bandierina. E’ con quel delitto che si concretizza la rottura tra il casapesennese e Schiavone.

Tra i due scoppia una vera e propria guerra fredda, che tocca il massimo punto di tensione con gli assassinii di Antonio Salzillo, nipote di Antonio Bardellino, e del suo amico, Clemente Prisco. Era il 2009. In quel contesto cambiano le logiche del clan: la cassa comune, che garantiva gli stipendi ai detenuti, inizia a scricchiolare. Le quote non vengono versate con puntualità dalle cosche. Insomma, l’avanzata mafiosa di Capastorta innescò un’implosione nei Casalesi che gli inquirenti sono riusciti a cavalcare assestando colpi durissimi alla mafia casertana: centinaia di arresti e sequestri per diversi milioni di euro. Ma il sistema Zagaria ha proseguito il suo cammino: in piena autonomia, superando i classici schemi territoriali, ha continuato a fare affare avvalendosi di colletti bianchi insospettabili.

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Fonte:https://cronachedi.it/

 

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