La vita d’inferno di un Testimone di Giustizia per colpa di uno Stato ingrato

Serve un serio programma di protezione per tutelare queste persone, che vengono strappate alla loro quotidianità.

Chi è il testimone di giustizia? Il testimone di giustizia è una persona che non ha nulla a che fare con la malavita, una persona come tante altre, che lavora e vive in modo onesto ma che, ad un certo punto della sua vita, si trova faccia a faccia con la mafia, con un comportamento ingiusto ed illegale, ed in quel preciso momento non decide di continuare la sua strada e la sua vita facendo finta di nulla, ma decide di denunciare, forse non rendendosi completamente conto che in quel momento sta rinunciando alla vita che ha vissuto fino a quel momento.

Il problema è che le istituzioni italiane non sono in grado di tutelare queste persone, che vengono strappate alla loro quotidianità, non possono più fare il loro lavoro, non hanno più amici, si ritrovano da soli e perennemente in pericolo.

È normale che un Paese che promuove la legalità e la denuncia non aiuti le persone che mettono in gioco la loro vita e quella dei propri cari per seguire un principio morale? È normale che non esista un programma di protezione testimoni che sia in grado di conferire a queste persone il diritto di ricostruirsi una vita, magari in un nuovo Paese o con una nuova identità, senza la perenne paura di essere uccisi?

Secondo alcune recenti testimonianze, la maggior parte dei testimoni di giustizia non si pente delle scelte che ha fatto, le rifarebbe nonostante tutto, ma ci sono alcuni di loro che, con il senno di poi, dopo aver vissuto l’inferno che ha seguito le loro denunce, sostengono che se potessero tornare indietro forse rinuncerebbero a denunciare, pur di vivere la loro vita in serenità.

Come biasimarli? Io non me la sento. La colpa è solo di uno Stato ingrato e che, anziché preoccuparsi dei suoi cittadini, e non di cittadini normali, dei suoi cittadini migliori, non riesce a prendere in mano questa situazione e continua a far passare del tempo prezioso, tempo che per queste persone rappresenta un incessante conto alla rovescia, che finirà nel momento in cui le persone che hanno denunciato usciranno di prigione.

Cosa ne sarà poi di loro?

Diventeranno carne da macello, perché la mafia non perdona. La mafia va combattuta con le unghie e con i denti, ma non è possibile farlo da soli, non è possibile farlo senza far parte di un programma di protezione testimoni.

Bisogna combattere l’omertà, ma per farlo è innanzitutto necessario combattere l’ingiustizia e assicurare che le persone che denunciano dei comportamenti malavitosi o illeciti siano protette e fuori da ogni pericolo.

Speriamo che il governo prenda atto della situazione attuale e riesca a risolvere questo enorme problema al più presto.

Ludovica Morico

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