La vicenda a Potenza del Tenente Di Bello.Assurdo!!!!!! Ma il caso é stato segnalato alla Procura della Repubblica con un esposto dettagliato nel quale si citi tutto quanto riportato in questo articolo ?

Cronaca Basilicata

due pesi e due misure

La legge non è uguale per tutti alla Provincia di Potenza 

Procedimenti disciplinari ad personam? Il caso segnalato all’Anac

di Giusi Cavallo 
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(Foto www.europinione.it) (Foto www.europinione.it)

La legge è uguale per tutti. Così si dice nei tribunali. Fuori però è tutta un’altra storia. Almeno così sembra alla Provincia di Potenza dove i procedimenti disciplinari pare vengano attivati con un criterio ‘ad personam’.

Il caso da cui prendiamo le mosse, per addentrarci in quello che sembra un ente dove non tutto viene eseguito nella massima trasparenza, è ancora una volta quello del tenente della Polizia provinciale di Potenza, Giuseppe Di Bello. Sospeso per due mesi dal servizio (ancora prima che ci fosse un rinvio a giudizio) e poi assegnato ad altro ufficio per essere stato denunciato per rivelazione di segreto d’ufficio in relazione all’inquinamento di un invaso artificiale – il Pertusillo – che fornisce di acqua potabile la Puglia, parte della Basilicata e della Campania. La vicenda del tenente Di Bello è fin troppo nota: nel 2010 denunciò l’inquinamento del lago, in Val d’Agri. Sottoposto a processo, è stato assolto poi in Cassazione. Ma se il tribunale lo ha assolto riconoscendo la sua “condotta moralmente apprezzabile finalizzata a far conoscere una situazione di rilevanza sociale” non altrettanto ha fatto l’ente di appartenenza. E lui rimane lì, a fare la guardia a un museo di Potenza dove era stato trasferito in seguito proprio al procedimento disciplinare aperto nei suoi confronti così come previsto dalla legge. Ma Di Bello a quanto pare, non è l’unico dipendente della Provincia di Potenza ad essere stato coinvolto in una vicenda giudiziaria. Sembra essere però l’unico sottoposto a procedimento disciplinare così come previsto dalla Legge 97/2001. L’articolo 3 della normativa in questione stabilisce che “salva l’applicazione della sospensione dal servizio in conformità a quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, quando nei confronti di un dipendente di amministrazioni di enti pubblici ovvero di enti a prevalente partecipazione pubblica è disposto il giudizio per alcuni dei delitti previsti dagli artt. 314 primo comma, 317, 318, 319, 319 ter e 320 del codice penale e dell’art. 3 della legge 9 dicembre 1941, n. 1383, l’Amministrazione di appartenenza lo trasferisce ad un ufficio diverso da quello in cui prestava servizio al momento del fatto, con attribuzione di funzioni corrispondenti, per inquadramento, mansioni e prospettive di carriera, a quelle svolte in precedenza. L’amministrazione di appartenenza in relazione alla propria organizzazione, può procedere al trasferimento di sede, o alla attribuzione di un incarico differente da quello già svolto dal dipendente in presenza di evidenti motivi di opportunità circa la permanenza del dipendente dell’Ufficio in considerazione del discredito che l’Amministrazione stessa può ricevere da tale permanenza”. Il trasferimento di sede e prima ancora la sospensione nei confronti Di Bello sono stati eseguiti. Non è accaduto lo stesso in altri casi. Il primo di questi è quello del capo ufficio stampa della Provincia di Potenza. Luigi Scaglione, rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, coinvolto anche nella Rimborsopoli lucana per il reato di peculato e già condannato al risarcimento dalla Corte dei Conti di Potenza. Lui è rimasto al suo posto. Lo stesso dicasi per Domenico Antonio Santoro dirigente dell’Ufficio Ambiente della Provincia di Potenza rinviato a giudizio nel 2011 nel procedimento penale sul disastro ambientale del termovalorizzatore Fenice di San Nicola di Melfi ed ancora indagato nella più recente inchiesta dell’Antimafia sul petrolio in Basilicata. E per di più lo stesso Santoro proprio tra il rinvio a giudizio per il disastro ambientale Fenice e l’indagine per lo smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi del Centro Oli di Viggiano viene nuovamente nominato dirigente del settore ambiente della Provincia di Potenza e riceve il premio di risultato nel massimo consentito dalla legge. C’è poi il caso di Emilia Piemontese, ex comandante della Polizia provinciale di Potenza, attualmente dirigente in Regione Basilicata, che nel gennaio 2009 viene denunciata insieme ad altre due persone per un presunto abuso d’ufficio che poi la porterà a processo, attualmente in corso al tribunale di Potenza. Anche per lei nessun procedimento disciplinare. Verrebbe da chiedersi perché e soprattutto come sia potuto sfuggire (se è sfuggito) a chi avrebbe dovuto applicare la legge. La risposta, forse, arriverà dall’Autorità nazionale anti corruzione a cui l’intera vicenda è stata segnalata. 

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