La vera “cupola”, quella che conta, non sta né a Palermo, nè a Napoli, e tanto meno a Reggio Calabria e Bari, ma a Roma

Quella “borghesia mafiosa”, quei “colletti bianchi”, che sono più pericolosi dei boss e sulla quale si indaga niente o poco, tutti concentrati come siamo su questi ultimi.
Errore imperdonabile che si inquadra in quel comportamento che noi esecriamo e che ci induce a parlare di necessità di un ” salto di qualità”.
Vi fidereste voi di uno che, pur non commettendo alcun reato penale, secondo il codice in vigore, difende gli interessi di tutti i clan, rappresentandone il punto di saldatura?
E come giudichereste un sindaco che nominasse suo assessore un soggetto di tal fatta?
Capita anche questo, purtroppo, e, peraltro, in una giunta che fa della lotta alle mafie uno dei suoi vessilli.
Misteri all’italiana, in un Paese, cioè, dove ormai l’ipocrisia fa da velo che copre tutte le vergogne e le infamie.
Una foglia di fico.
La “borghesia mafiosa”, quella sorta di strato melmoso della società italiana, che è la vera mafia e che esprime gran parte delle classi dirigenti.
Quello stato-mafia che è ormai preponderante rispetto allo Stato-Stato e che, purtroppo, è rappresentato dalla stragrande maggioranza del popolo e delle sue espressioni politiche ed istituzionali.
Fatta qualche rara eccezione.
Noi abbiamo scelto, difformemente da tanti altri, di non farci condizionare da pregiudizi di natura politica perché ravvisiamo proprio nella politica in generale – in “questa” politica che è tutt’altro dalla polis – la maggiore responsabile dell’affermazione delle mafie, facendone anch’essa, fatta sempre qualche eccezione, parte integrante.
Quel “sistema” massonico-mafioso che sta uccidendo la nostra democrazia e la nostra civiltà e che solo dei pazzi possono ritenere riformabile.
Non lo è perché esso è marcio nelle sue fondamenta morali e culturali e nelle sue finalità e quel che è più grave è il fatto che nessuna, proprio nessuna, delle cosiddette agenzie educative osa affermarlo, mostrando di avere il coraggio e l’onestà intellettuale di sconfessarlo.
Tutti, o quasi, a pecoroni, allineati e coperti in quel gregge fluente diretto verso la catastrofe culturale, morale, sociale, economica, politica ed istituzionale di questo sfortunato Paese.
Ci viene da ridere – per non dire da piangere- quando leggiamo su Facebook o suoi vari media i commenti di tanti buontemponi che si lamentano dell’ottusità, dell’incultura e della disonestà intellettuale e morale di gran parte della nostra classe politica.
Ma questa non è l’espressione di un popolo che l’ha votata?
Ma quel Sindaco e quell’assessore di cui parlavamo all’inizio e che probabilmente sono i pupi indicati dai pupari che stanno all’esterno non risultano per caso i più votati rispetto magari a
colui, candidato nella stessa lista ma persona cristallina, che è animato da sentimenti tesi alla cura del bene comune e non di quello dei clan?
Il “salto di qualità”, la nostra parola d’ordine.
Se non si alza lo sguardo verso l’alto e, anziché limitarsi a commemorare Falcone o Borsellino, senza, peraltro, preoccuparsi di scoprire il ” perché” e “da chi” essi furono uccisi, si cominciasse a indagare e colpire in quell’area zuccherosa rappresentata appunto dalla “borghesia mafiosa”, che è la vera mafia, forse si farebbe qualcosa di significativo e di importante.
Il problema, però, è che NON si vuole guardare verso quei piani e, se lo fai, allora fanno entrare in funzione la manovalanza mafiosa, i boss, quella che esegue gli ordini che vengono dall’alto.
Manovalanza che può usare vari strumenti per eliminarti, oltre a quelli cruenti, dalla delegittimazione all’isolamento.
E’ quanto da anni stanno tentando di fare con noi dell’Associazione Caponnetto i “colletti bianchi” e, di conseguenza, i boss, dopo che noi stiamo sforzandoci di spostare e far spostare l’attenzione verso i “piani alti”.
Come fare a non dare ragione a quel Magistrato che, sentendo parlare di Riina come del “capo dei capi”, ha detto “Riina non è il capo”.
I “capi” non stanno né a Palermo, né a Napoli, né a Reggio Calabria, né a Bari, ma a Roma, nella capitale del Paese.

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