La vera antimafia si fa senza interessi di natura economica ed anche politica.Fuori i politici dall’antimafia sociale!

Una mossa incauta, quella fatta da Nando Dalla Chiesa, nell’attaccare Luigi Bonaventura, un collaboratore di Giustizia che, avendo ricoperto un ruolo importante nelle organizzazioni criminali, da 10 anni sta collaborando fattivamente con lo Stato nell’azione di contrasto di queste.
Un pentimento – se così vogliamo definirlo – sincero e, quindi, lodevole, peraltro supportato da numerosi riscontri certificati da altrettanto numerosi processi.
Oggi i successi che possiamo vantare in questo Paese contro le organizzazioni criminali li dobbiamo quasi per intero ai cosiddetti “pentiti” ed alle intercettazioni.
Senza queste e quelli saremmo ancora all’anno zero.
E’ stucchevole, pertanto, oltre che suicida per lo Stato e per noi tutti, il tentativo di quanti, consapevolmente od inconsapevolmente, ne disconoscono il valore e l’importanza.
Il governo Berlusconi voleva eliminare le intercettazioni o, quanto meno, ridurle al punto da azzerarne l’efficacia.
Per quanto, invece, riguarda Testimoni e Collaboratori di Giustizia, ci sono tanti, troppi, che, anziché lodarli, incoraggiarli e sostenerli, fanno del tutto per
demolirne ruolo ed importanza, quasi a scoraggiarli ed invitarli a non collaborare con la Giustizia.
Comportanti gravissimi!
Ci ha, pertanto, fortemente stupiti l’attacco duro sferrato da Nando dalla Chiesa, considerato anche per il cognome che porta un’icona finora dell’antimafia sociale, contro un noto Collaboratore di Giustizia del livello di Luigi Bonaventura, come anche ci hanno sorpreso i tentativi di alcuni che hanno fatto del tutto per screditare, tentando di farlo apparire inattendibile, Carmine Schiavone, altro Collaboratore di Giustizia, rivelatosi preziosissimo nella lotta ai Casalesi.
Senza considerare, poi, il trattamento che questo Stato riserva ai Testimoni di Giustizia.
Ma questo è un altro vergognoso oltre che doloroso, capitolo.
Non ci tornano i numeri perché qualcosa non funziona.
E qua torna alla ribalta l’antico discorso dell’utilità dell’intero fronte dell’antimafia sociale, un’antimafia che si confonde spesso – se non si fonda addirittura – con l’antimafia di Stato ed istituzionale.
Se si attaccano coloro che combattono le mafie, anziché stendere davanti ad essi i tappeti rossi, sorge il sospetto
che non si vogliano combattere le organizzazioni criminali e, in particolare, tutta quell’area grigia, zuccherosa, che ruota intorno ad esse.
I “colletti bianchi”.
Gli “insospettabili”.
Politici, uomini delle istituzioni, professionisti, imprenditori, tutte persone che dovrebbero stare di qua e non di là, con lo Stato e non con le mafie.
Dovrebbero.
Con la gente perbene e non con i delinquenti.
Ma, purtroppo, l’Italia pullula di delinquenti e mafiosi.
Forse essi rappresentano ormai la maggioranza del Paese.
Questo è il punto che i più non vogliono capire o, peggio, fanno finta di non capire:
che è proprio la maggioranza della gente che è mafiosa.
Alle persone sincere e che non fanno antimafia per interesse personale, per ambizioni di varia natura o per business, noi ci vediamo costretti, pertanto, a fare una domanda semplice semplice:
“Volete continuare a pensare che di fronte ad un Paese la cui maggioranza di cittadini è composta da ladri potenziali o reali, da corrotti e mafiosi, valgano i sermoni, gli appelli, le autocelebrazioni, le chiacchiere, i bla bla bla per convincerti a cambiare strada, a convertirsi, a schierarsi dalla parte della Giustizia vera? ”
Ma siete idioti o ci fate?
Possibile che quando vi indichiamo la luna voi vi fermiate a guardare, anziché questa, il nostro dito che la indica?
Sono almeno 30 anni che si parla in Italia dell’esistenza di Fondazioni, Associazioni, Federazioni di Associazioni, Comitati, Gruppi e chi più ne ha più ne metta -alcuni dei quali pompano dallo Stato fiumi di quattrini – che si definiscono antimafia e che organizzano corsi della legalità, gestiscono beni confiscati alle mafie, istituzioni di Osservatori sulla Legalità, addirittura di cattedre e di corsi universitari, ecc. ecc. ecc. , a suon di quattrini pubblici, cioè di noi tutti cittadini, quattrini che potrebbero, invece, essere utilizzati proficuamente rafforzando i mezzi, le risorse, le tecnologie, l’aggiornamento e la formazione del personale in favore della Magistratura e delle Forze dell’Ordine.
Con risultati zero e con le mafie che aumentano sempre il loro potere ed i loro eserciti fino ad impadronirsi persino dell’aria che respiriamo.
Ha ragione Nicola Gratteri, Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria, una vera e non falsa- questa sì – icona della guerra alle mafie, quando dice che il volontariato nella lotta alle mafie va fatto SENZA QUATTRINI PUBBLICI.
SENZA QUATTRINI PUBBLICI, ripetiamo.
Tutto il contrario di quanto avviene.

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