La tragica scomparsa del Capitano della Guardia di Finanza Fedele Conti. Possibile che nessuno vuole parlarne più per scoprire le ragioni che l’hanno determinata?

Da alcune verifiche ed approfondimenti da noi effettuati in ordine alle possibili ragioni che avrebbero potuto portare alla tragica morte del Capitano della Guardia di Finanza Fedele Conti a Fondi sono emersi degli elementi che potrebbero presentarci un quadro più complesso di quello apparso finora.

La vicenda potrebbe, quindi, ancor più ingarbugliarsi e rendere più complesso quel quadro.

Finora si è parlato di quell’evento luttuoso ipotizzando dei possibili collegamenti con talune indagini delicate che avrebbero interessato, fra l’altro, una nota azienda.

Dalla visione di taluni atti gli elementi precedentemente appresi tramite la stampa sembrerebbero smentiti dai fatti.

Infatti noi abbiamo letto un verbale conclusivo delle verifiche fatte dalla Guardia di Finanza di Fondi a carico di quell’azienda risalente a luglio 2006, poco prima, cioè, che arrivasse a Fondi il capitano Conti ed assumesse il comando di quella Compagnia.

Verbale conclusivo.

Stando, quindi, a quell’atto, sempre che non esistano ulteriori atti di cui non siamo a conoscenza e che il capitano Conti non abbia voluto riesaminare la questione, il caso di quell’azienda dovrebbe essere “chiuso” per quanto riguarda le indagini delle Fiamme Gialle e tutte le ipotesi finora circolate dovrebbero cadere, inducendo, quindi, , a veicolare l’attenzione verso altre probabili piste.

Riteniamo utile ricordare, a questo punto, due elementi che noi riteniamo importanti:

1) la tragica morte del capitano Conti risale alla notte fra il 26 ed il 27 settembre 2006,

2) egli il 15 agosto precedente, mentre era a tavola con i suoi familiari per festeggiare il Ferragosto nella casa paterna di Pastena, ha ricevuto alcune telefonate che lo hanno fatto irritare notevolmente facendogli pronunciare parole molto dure ed inducendolo a restare digiuno.

Queste notizie ci sono state fornite dai suoi familiari e ci è stato detto che sono state riferite al magistrato inquirente.

Non sappiamo né il contenuto né il nome o i nomi dell’autore o degli autori di quelle telefonate.

Riteniamo, però, che il magistrato lo o li abbia individuato/i.

D’altro canto, il biglietto autografo che Fedele Conti ha lasciato con la scritta “mi sono incartato… ” aveva un significato!!!

Noi di una cosa siamo certi in quanto le notizie ci sono state fornite, oltre che dai familiari, anche dagli amici stretti dell’ufficiale, fra i quali dei medici (compresa la fidanzata):

che il capitano Conti NON era depresso e che le sue condizioni psicofisiche erano perfette.

Un Ufficiale, con il curriculum prestigioso che poteva vantare, che era perfettamente sano e felice per l’imminente matrimonio, non si ammazza per un nonnulla.

Quello che ci insospettisce è il silenzio tombale che è sceso su un fatto doloroso verificatosi a Fondi di cui sembra che nessuno voglia più parlare.

Sono passati cinque anni da quell’evento tragico e fra pochi giorni ne ricorre l’anniversario.

Da quella data a Fondi si sono verificati tanti fatti di cui si sono occupate le cronache nazionali ed internazionali.

Non potremo mai condividere, quindi, la decisione di mettere una pietra tombale sulle cause che hanno determinato la morte di un servitore dello Stato che ha consumato gli anni migliori della sua vita per difendere la legalità.

Chiediamo, quindi, che la Magistratura, in tutte le sue articolazioni, mobiliti le sue migliori energie per fare definitiva e completa chiarezza su questo gravissimo e delicatissimo evento luttuoso.

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