La tragica e misteriosa morte del capitano Fedele Conti, ex Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Fondi. Ampio servizio de “La Voce delle Voci”

E’ una vicenda dolorosa, quella della tragica morte del Capitano Fedele Conti, ex comandante della Compagnia della Guardia di Finanza di Fondi, che non può e non deve essere chiusa così come lo è stato.

Ci sono dei lati oscuri che vanno chiariti e che bene ha fatto la “Voce delle Voci” nel suo ultimo numero in edicola a riprenderli ed a sottolinearli.

Un curriculum di tutto rispetto, con esperienza in zone di frontiera contro le mafie, caratterizza la carriera di un ufficiale capitato forse in un posto sbagliato in un momento sbagliato, qual’è Fondi.

Si è scrittoi di tutto sul suo conto ed il contrario di tutto.

Spesso si è favoleggiato quando si è parlato di… motivi passionali.

O, peggio, di depressione o altre amenità del genere.

Una nota della fidanzata, un medico peraltro, avrebbe dovuto spazzare definitivamente ogni interpretazione anomala dell’evento tragico.

Ci deve essere dell’altro.

D’altro canto, se così non fosse, non avrebbe alcun senso il ritrovamento del biglietto autografo con il quale l’ufficiale dichiara… di essersi incartato.

Incartato su cosa? Perché? Quali inchieste stava conducendo? Cosa ha visto o letto? E perché chiedeva ripetutamente alcuni fascicoli?

Domande alle quali non è stata data alcuna risposta.

Un ufficiale, un comandante di compagnia, non muore senza alcun motivo serio, con un colpo di pistola che nessuno ha sentito in una caserma ubicata fuori dal centro abitato e lontana dai rumori di questo.

Il contesto, poi.

Qualcuno ha azzardato il collegamento fra questo evento luttuoso e alcune indagini che riguarderebbero un campeggio.

Può darsi di sì –che l’analisi, cioè, sia corretta-, può darsi di no.

A noi quelle telefonate che i familiari dicono che sarebbero pervenute all’ufficiale il giorno di ferragosto e che avrebbero fatto dire all’ufficiale stesso parole dure contro il Corpo delle Fiamme gialle suonano come un campanello di allarme.

Fedele Conti quel giorno non mangiò, irritato com’era dopo le telefonate ricevute, pur essendo tutti i suoi cari riuniti per festeggiare il Ferragosto.

Chi gli ha telefonato?

E perché?

Cosa gli hanno detto?

“Mi sento incartato”, ”a me questa divisa fa… ”; cosa significano frasi del genere?

Si è indagato, si è approfondito, si è scavato a fondo?

E, soprattutto, è stata fatta un’analisi approfondita del significato reale di quelle affermazioni e delle motivazioni che le hanno indotte?

Perché un ufficiale con una carriera brillante alle spalle e con un’esperienza non comune accumulata in operazioni importanti e complesse, arriva, anche se in un momento di rabbia, a rifiutare all’improvviso una divisa che aveva onorato e di cui andava fiero fino al momento del suo trasferimento a Fondi?

Con un professore di una nota università inglese, Thomas Behan, studioso e scrittore di cose italiane e soprattutto di mafie, avevamo concordato di fare su questa vicenda dolorosa un’inchiesta a 360 gradi per pubblicarci un libro.

Un libro che facesse chiarezza sulle cose dette e su quelle non dette soprattutto, sui lati oscuri e sul contesto nel quale l’evento è maturato.

Fondi, Fondi, sempre Fondi; non dimentichiamolo mai.

Purtroppo Tom è morto e non se n’è fatto più niente.

Il caso per noi non è chiuso, come molti vorrebbero.

Come non è chiusa l’intera “vicenda Fondi”, dove si è volato basso, molto basso.

Perché noi siamo convinti –e nessuno ce lo toglierà dalla mente – che non può essere, in un contesto del genere, un solo “caso”, quello eventuale di un campeggio, , a determinare la morte tragica di un ufficiale così bravo.

Ci deve essere dell’altro ed è quanto noi vogliamo assolutamente scoprire, costi quel che costi.

Anche se in forma anonima invitiamo qualunque persona di buonsenso ed amante della giustizia e dell’onestà a fornirci elementi, notizie, analisi e quant’altro per capire e far capire quello che c’è dietro questa morte misteriosa e tragica.

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