LA TESTIMONIANZA DEL COLONNELLO SCAFURI. ‘Pino Fontana? Purtroppo lo conosco, era dappertutto, da noi, in Questura, in Prefettura, nei bar…’.

IL PRINCIPIO DELL’AVVICENDAMENTO E DEI TRASFERIMENTI NELLE FORZE DELL’ORDINE NON VA APPLICATO SOLAMENTE AGLI UFFICIALI ED AI FUNZIONARI MA ANCHE AI LIVELLI PIU’ BASSI.SOPRATTUTTO NELLE REGIONI DEL CENTROSUD STORICAMENTE INFILTRATE DALLE MAFIE,IL PERSONALE VA SOSTITUITO SISTEMATICAMENTE AD EVITARE IL NASCERE ED IL CONSOLIDARSI DI RAPPORTI PERSONALI  CON AMBIENTI E SOGGETTI MALAVITOSI DEL POSTO.

LA TESTIMONIANZA DEL COLONNELLO SCAFURI. ‘Pino Fontana? Purtroppo lo conosco, era dappertutto, da noi, in Questura, in Prefettura, nei bar…’

AVERSA – Lo scorso 7 giugno, il colonnello Giancarlo Scafuri è comparso, nella veste di testimone, davanti al tribunale di Aversa- Napoli nord, nel processo denominato Medea che mette alla sbarra diversi imputati, collegati al mondo imprenditoriale e criminale del boss Michele Zagaria.

Inutile dire che questa testimonianza era molto attesa in considerazione del fatto che uno degli imputati principali, cioè Pino Fontana da Casapesenna, frequentava abitualmente, presentato dal brigadiere Cervizzi, al tempo autista del colonnello Scafuri, la caserma di via Laviano.

Circostanza che nella prima parte dell’interrogatorio, rispondendo alle domande di uno dei legali della difesa, precisamente dell’avvocato Stile, Scafuri non ha smentito.

“Purtroppo – ha dichiarato l’alto ufficiale dell’Arma, al tempo comandante provinciale a Caserta, oggi con lo stesso incarico a Reggio Calabria – le occasioni di incontro con fontana non sono state poche. Fu un mio collaboratore (Cervizzi, n.d.d.) a presentarmelo. Lo trovato letteralmente dappertutto. Andavo in questura e lo trovavo, andavo in Prefettura e lo trovavo, andavo al bar e lo trovavo. Dalla finestra del mio ufficio che mi permetteva di inquadrare via Laviano lo vedevo davanti al bar di fronte.

Insomma, ma questo lo aggiungiamo noi giusto per fare una battuta, tra l’onnipresenza e l’ossessione. E questo è il primo stralcio che abbiamo esaminato, relativamente alla testimonianza del colonnelo Scafuri, ufficiale di grande livello a cui si devono tante e fondamentali indagini che hanno portato alla disarticolazione piena dei clan camorristici di questa provincia.

Al di la delle battute, però, cio’ che racconta il colonnello Scafuri è a nostro avviso, ulteriormente rivelatore della porosità di cui soffrono le istituzioni in questa provincia. Non sappiamo se Pino Fontana, questo lo stabiliranno i processi, sia stato o meno un camorrista. Sappiamo però che ha rappresentato un mondo imprenditoriale che viveva nella proverbiale zona grigia, riuscendo, contemporaneamente a venire a patti con la camorra, collegandosi spesso direttamente ad essa, e di avere il lasciapassare in tutti gli uffici fondamentali attraverso cui si esplica la funzione dello stato.

Ciò non accadeva perchè il colonnello Scafuri o l’allora questore o l’allora prefetto erano diventati particolarmente amici di Fontana, ma perchè il Fontana, ma soprattutto la sua espressione funzionale, di ruolo, comportamentale che in passato era stata interpretata da altri soggetti, aveva costruito relazioni forti negli ingranaggi degli uffici della rappresentanza dello stato.

E lo aveva fatto utilizzando il soldo, la disponibilità materiale nei confronti di carabinieri di rango inferiore come Cervizzi ma che lui aveva individuato bene come fondamentali in quanto utilizzati a svolgere funzioni delicatissime o come singoli poliziotti o singoli impiegati di una prefettura i quali, attenzione, essendo vissuti sempre a Caserta e avendo lavorato sempre in quella questura, in quella questura oppure ancora in quella caserma erano titolari di un potere reale, di conoscenza e di esperienza, a volte superiore a quello degli ufficiali o degli alti funzionari loro superiori.

Questo è un discorso molto serio che andrebbe allargato per comprendere le vere dinamiche dell’infiltrazione camorristica che ha contaminato gli ingranaggi territoriali dello stato. Una riflessione importante anche perchè, se Cervizzi è stato smascherato e posto in condizione di non nuocere, tanti altri, a partire dalla prefettura di Caserta, continuano a sedere dietro alle loro scrivanie ed erano quelli che a suo tempo avevano iontrodotto nelle stanze che contano Pino Fontana e probabilmente la camorra di cui difendeva e rappresentava gli interessi.

Gianluigi Guarino

16/06/2016

fonte:https://www.casertace.net/

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