La situazione precipita e Collaboratori, Testimoni di Giustizia, Magistrati e cittadini in pericolo di vita sono lasciati nelle fauci dei leoni

Il peggior sordo è quello che non vuole sentire.
Qua, in Italia, se ci sono ancora alcuni che intendono fare seriamente la lotta alle mafie, hanno il dovere di domandarsi se effettivamente la si vuole fare o meno senza alzare barriere di fumo, di chiacchiere inutili, di finti appelli.
Tutto ciò perché la situazione precipita sempre più e i mafiosi stanno definitivamente occupando tutti gli spazi del potere rimasti liberi.
Ci arrivano notizie allarmanti e fortemente emblematiche del “come” si stanno evolvendo le cose.
Si sta facendo del tutto per scoraggiare Collaboratori e Testimoni di Giustizia a continuare la collaborazione con la Magistratura e le forze dell’ordine, con lo Stato di diritto.
E’ noto che, se verranno a mancare particolarmente i Collaboratori -i cosiddetti “pentiti” – la lotta alle mafie finisce.
Bene, anzi male; se si seguono con attenzione le vicissitudini delle quali sono vittime Collaboratori preziosi ed attendibili come Luigi Bonaventura, o Testimoni di Giustizia come Pietro Di Costa, Luigi Coppola e tanti altri ancora, si acquisisce la consapevolezza più piena della pericolosità della campagna sottile che è in atto per levare alla Magistratura ed alle Forze dell’ordine ogni supporto per avviare o portare avanti i processi contro i mafiosi, soprattutto quelli in giacca e cravatta.
Persone che hanno messo a repentaglio la propria vita e quella dei propri familiari per denunciare i mafiosi e che vengono abbandonate nelle fauci del leone, senza una protezione, senza un sostegno pur minimo.
Quasi a dire ai boss che essi hanno denunciato e fatto arrestare ” sono vostri, fatene quello che volete “.
C’è allarme fra Collaboratori e Testimoni. Le loro proteste non si contano più e la loro rabbia sta montando.
Noi stiamo cercando di arrivare al “nodo” dei problemi per comprendere e far comprendere con quanta finezza e scaltrezza si sta portando avanti questo processo che punta a scoraggiarli e non farli più collaborare con lo Stato, mettendo, peraltro, in forti
difficoltà Magistratura e forze dell’ordine che sono rimaste gli unici baluardi della lotta alle mafie.
Non a caso stiamo affrontando il problema del “ruolo” dei Prefetti.
Sono questi, infatti, attraverso i Comitati Provinciali per la Sicurezza e l’ordine pubblico che essi presiedono, che decidono se dare o meno la protezione a Collaboratori, Testimoni, Magistrati e cittadini in pericolo di vita.
Se il tal Prefetto scrive che… “il pentito tal di tali, o il Testimone, o, ancora, il Magistrato… non corre alcun pericolo di vita”, la Commissione Centrale ex art.10 prevista dalla legge n.82/91 istituita presso il Ministero degli Interni e presieduta dal V. Ministro degli Interni, non dispone alcuna protezione ed alcun sostegno economico.
Cercheremo di sensibilizzare alcuni parlamentari per far portare la questione in Parlamento e far modificare le leggi perché non se ne può più e la situazione sta raggiungendo un punto di non ritorno.
Questo, però, richiederà tempo e, nel frattempo, la situazione sta precipitando.
Finitela tutti, quindi, di fare chiacchiere e cominciate, se volete veramente combattere le mafie, ammesso che ci sia ancora tempo, ad affrontare i problemi veri, quelli di un’… “antimafia” operativa, di fatti e non più di parole. Di denuncia, denuncia e mille volte denuncia.

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