La sfida per l’Anm: dopo l’espulsione di Palamara, fare pulizia anche dei “questuanti”

Il Fatto Quotidiano, 24 SETTEMBRE 2020

La sfida per l’Anm: dopo l’espulsione di Palamara, fare pulizia anche dei “questuanti”

L’ex presidente ha chiesto invano la sospensione del giudizio in attesa della sentenza disciplinare, ha tirato in ballo alcuni colleghi e ha chiesto scusa ad altri. Per esempio al pm di Roma, Mario Palazzi, che però ha replicato: “Non accetto le sue scuse. Vogliamo ancora essere dileggiati da tutto il Paese indignato per le cose che ha letto?”. E sono in molti i magistrati che adesso vorrebbero un passo in più da parte dell’associazione, che si rinnoverà dal 18 al 20 ottobre

di Antonella Mascali

Espulso per sempre dall’Associazione nazionale magistrati. E pensare che Luca Palamara è stato il suo presidente negli anni caldi del governo Berlusconi e delle leggi ad personam, avversate dalle toghe. Gli è stato fatale lo scandalo nomine, l’incontro all’hotel Champagne di Roma con due deputati, Cosimo Ferri e Luca Lotti, pure imputato nella capitale, nonché con 5 consiglieri del Csm: volevano pilotare la nomina del procuratore di Roma. Sabato 19 settembre ci ha provato a ribaltare il giudizio senza appello del 20 giugno scorso, ha provato a chiedere la sospensione del giudizio in attesa della sentenza disciplinare, ma gli è andata male. E la sua chiamata di correità generale, anche per la commistione toghe-politica, proclamata all’assemblea Anm, ha rafforzato la volontà dei magistrati di volerlo fuori, di respingere il ricorso. Dunque, l’Anm ha confermato il massimo della sanzione per il magistrato ora sospeso per l’indagine a Perugia per corruzione e per il procedimento disciplinare, per lo scandalo nomine, in cui è incolpato insieme a Cosimo Ferri, deputato renziano e magistrato in aspettativa e i 5 ormai ex togati del Csm, tornati a fare i giudici e i pm: Corrado Cartoni, Gianluigi Morlini, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre e Luigi Spina. “Da magistrato e da cittadino che crede profondamente nel valore della giustizia equa – ha detto Palamara dopo aver perso il ricorso – ribadisco che le decisioni devono essere rispettate. Con altrettanta forza ribadisco di non aver mai barattato la mia funzione. Auguro buon lavoro all’Anm e mi auguro che torni a essere la casa di tutti”.

Non altrettanto stile ha dimostrato alcune ore prima, quando ha parlato all’assemblea, da cui poi è fuggito, sottraendosi al dibattito, alle domande dei colleghi. Nel suo monologo bolla come scribacchino il lavoro dei magistrati, fortemente irritati mentre lo ascoltano: “Sono stato travolto dalla fiumana e mi sono perso, ma non sento di essere stato moralmente indegno. Fino al 2008 ho fatto lo scribacchino di atti, prima a Reggio Calabria, poi a Roma. Dopo, la mia posizione nella vita politico-associativa mi ha dato un altro ruolo. Ho vissuto un’altra vita, di rappresentanza”. E chiama in causa i magistrati associati: “I segretari delle correnti sono presenti durante le riunioni del Csm”. Quanto ai rapporti con la politica, in particolare con Luca Lotti, deputato renziano rimasto nel Pd, imputato a Roma nell’ambito dell’inchiesta Consip, “era preesistente e si è intensificato con l’elezione del vice presidente del Consiglio David Ermini (settembre 2018, ndr). Con il senno di poi non dovevo farlo”. Ma, ribadisce, “la frequentazione con la politica, il confronto sulle nomine è sempre esistito. Gli incontri non erano clandestini e l’hotel Champagne non è un posto per nascondersi, è l’albergo dove abitava un consigliere (Lepre, ndr), non c’è nessuna P2 (come disse in plenum post scandalo il consigliere Peppe Cascini, ndr)”.

Il riferimento di Palamara è all’hotel romano dove ci fu l’incontro in cui i protagonisti discettavano di come spostare le caselle dei procuratori, dei candidati, per “sistemare” Roma e non solo. Quanto alle chat, dopo aver fatto mille dichiarazioni che sembravano quasi dei pizzini, di fronte all’Anm, Palamara sostiene: “Io rispondo dei fatti che mi riguardano, non voglio coinvolgere nessuno, non ho l’atteggiamento di dire ‘muoia Sansone con tutti i filistei’”. Ma una piccola autocritica la fa: “Ho sbagliato a tornare alla procura di Roma, soprattutto dopo l’uscita di un articolo che a settembre 2018 anticipava l’inchiesta di Perugia (Il Fatto Quotidiano, ndr). È stato un errore fare domanda per procuratore aggiunto di Roma. Per le mille cariche fatte, le richieste incredibili arrivavano da tutte le parti della magistratura. E cita, per corroborare la sua tesi, un avversario al Csm, l’ex togato Piergiorgio Morosini, tornato a fare il gip antimafia a Palermo. Consigliere nel suo quadriennio 2014-2018, Morosini si è sempre opposto, insieme a davvero pochi altri, a quel sistema di cui Palamara era un protagonista, andato oltre il correntismo, a braccetto mortale con la politica. “Che vuole che le dica, qui la politica entra da tutte le parti, non vedo l’ora di tornare in trincea”, è la frase di Morosini ricordata da Palamara, che ribadisce: “Dagli accordi sono rimasti fuori i colleghi che non facevano parte delle correnti”.

Tanti magistrati respingono al mittente la sua giustificazione del così facevano tutti. “Cortesemente agevola le prove che si è sempre fatto così, fornisci i nomi, avrei chiesto a Palamara guardandolo in faccia – dice Paola Cameran, giudice veneta – perché noi conosciamo solo i nomi di un mare di questuanti che ci sono nelle chat”. Cameran ci tiene a dire che da 31 anni fa parte di una corrente, prima Movimenti per la Giustizia e negli ultimi anni Area, il cartello progressista composto da Movimenti e da Magistratura Democratica, ma – ha voluto rimarcare – “ho fatto le domande al Csm”, senza alcun tipo di accompagnamento e senza successo. “Sfido Palamara e tutti i colleghi a dimostrare il contrario. Mai mi sono permessa di fare una riga, una parola. Non ho rimpianti, sono contenta del lavoro che faccio, il giudice, non la scribacchina”. Applauso. Cameran, aggiunge, che solo “scoperchiando” tutto “si può rifondare l’Anm, che eventualmente si può costituire parte civile”. Anche Cristina Ornano, ex segretaria di Area, sfida Palamara “e tutti i colleghi” a provare che “io abbia partecipato a una riunione del Csm per le nomine. Nessuno ci riuscirà a provarlo perché non è vero”. Lilli Arbore, giudice di Trani: “Sono una correntocrate (di Area, ndr), non accetto di essere descritta come schiava delle correnti, per la mia storia, per il mio percorso. Sono schiava solo della nostra Costituzione. Voltiamo pagina, dobbiamo dare una risposta di credibilità, impegno e fatica”. Andrea Reale, gip di Ragusa, molto attivo nelle mailing list, teme che Palamara sia un capro espiatorio, non perché, chiarisce, stia dalla sua parte, “ma perché nulla è stato fatto contro le correnti” che hanno “distrutto” la magistratura. Tiziana Orru, giudice: “Ringrazio Palamara che è venuto qui e ha fatto uno show. Chi giudica ha bisogno di vedere le parti. Le chat sono state una pugnalata, come quando, oggi, mi sono sentita definire una scribacchina delle carte. Io non sono una scribacchina delle carte solo perché non ho un incarico. Non mi sento un peones. E mi sento con orgoglio parte dell’Anm. Non voglio lapidare nessuno, credo che l’allontanamento di Palamara debba significare l’allontanamento di un tipo di Associazione nella quale non credo. Io in un hotel sono andata solo in vacanza”.

C’è anche un intervento personale e di peso: quello del pm di Roma Mario Palazzi. Durante il suo intervento, Palamara si era scusato con lui e con un altro pm romano, Eugenio Albamonte, ex presidente Anm: “In alcune frasi che ho pronunciato su di voi in momenti particolari della mia vita non mi riconosco”. Palazzi non gli fa alcuno sconto: “Dov’è Luca Palamara, che è entrato con il corteo di telecamere ed è uscito con lo stesso corteo? Io non accetto le sue scuse, se avesse detto che ho un brutto carattere, che sono antipatico, che professionalmente non valgo niente, avrei accettato il suo giudizio, anche se non vale niente. Invece Palamara, con due parlamentari della Repubblica, di cui per uno ho richiesto il rinvio a giudizio (Lotti, ndr) pensa a un nuovo assetto della procura di Roma in cui uno come Mario Palazzi doveva mettersi in ginocchio, il nuovo procuratore doveva farlo inginocchiare. Palamara ha ammesso il fatto storico. Vogliamo ancora essere dileggiati da tutto il Paese indignato per le cose che ha letto?”. E anche se Palamara non c’è, gli si rivolge direttamente: “Avresti fatto bene ad avere maggiore eleganza verso una Anm che ti ha dato troppo, non devi più continuare in questa operazione deleteria di dileggio di una categoria che non bussa alle porte dei potenti, ma lavora dalla mattina alla sera. Palamara non può stare nella mia stessa associazione”. E l’assemblea caccia Palamara. Ma, in tanti, vogliono sanzioni anche per quel “mare di questuanti”. Cioè, è giusta l’espulsione di Palamara ma bisogna fare “pulizia” a 360 gradi. Volendo, è possibile. Le chat, definite “pugnalate”, sono arrivate all’Anm dopo richieste reiterate del presidente uscente Luca Poniz e possono essere oggetto di giudizio dei probiviri, con la parola definitiva del “parlamentino”. L’arduo compito spetterà alla nuova Anm: si vota per il suo rinnovo dal 18 al 20 ottobre.

 

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