La riunione tra i clan e la curva:«Con gli stadi facciamo i soldi»

Il Corriere della Sera, Lunedì 11 luglio 2016

La riunione tra i clan e la curva:«Con gli stadi facciamo i soldi»
Le carte dell’inchiesta di Torino che indaga sui rapporti tra ultrà della Juventus, ‘ndrangheta e alcuni dirigenti della società: biglietti per le partite in cambio di tranquillità in curva. Il security manager intercettato: «Voglio che voi e noi siamo tranquilli».

di Gianni Santucci

Lo storico capo dei «Drughi» (ultrà bianconeri) proclama uno sciopero del tifo per Juve-Toro del febbraio 2014. La telefonata interessante avviene due giorni prima. Rocco Dominello, all’epoca 38 anni, figlio di Saverio, appartenente alla cosca Pesce/Bellocco di Rosarno (il gotha della ‘ndrangheta), si offre di fare da mediatore. Non chiama un criminale, né un picchiatore da stadio. Telefona ad Alessandro D’Angelo, «security manager» della Juventus. Ed è proprio quest’ultimo a pronunciare la frase che scolpisce il marcio nei rapporti tra società calcistiche e tifosi in Italia: «Io voglio che voi state tranquilli e che noi siamo tranquilli e che viaggiamo insieme, allora se il compromesso è questo a me va bene! Se gli accordi saltano, ognuno faccia la propria strada». Gli accordi sono: la società (o almeno alcuni suoi dirigenti apicali) concede i biglietti che gli ultrà (o la criminalità) sfruttano per il bagarinaggio; in cambio, ottiene la calma nei rapporti con i tifosi.

I biglietti di Marotta
Lo Juventus Stadium viene celebrato fin dalla sua costruzione come il simbolo della società che sta traghettando il calcio italiano verso il Rinascimento. Secondo l’inchiesta della Procura di Torino, tra le tribune di quello stadio, si sarebbero invece intrecciati, tra 2013 e 2014, torbidi accordi tra alcuni dirigenti della società (non indagati), ultrà e ‘ndrangheta. Il 23 ottobre 2013 si gioca Real Madrid-Juve (Champions League). E qui emerge una figura chiave dell’inchiesta. Fabio Germani: fondatore di «Bianconeri d’Italia», organizzazione no profit di tifosi. È lui che ha accreditato il giovane Dominello ai piani alti della Juve. Ed è sempre lui che, prima della partita di Champions, contatta Giuseppe Marotta, amministratore delegato bianconero. Marotta fa avere a Germani una busta di biglietti, recapitata all’hotel «Principi», raccomandando «massima riservatezza». Negli stessi giorni Dominello smercia 10 biglietti e se li fa pagare (750 euro) con un assegno intestato alla Juventus, più 200 euro in contanti, che sono il suo guadagno.

I timori del dirigente
Storicamente i gruppi ultrà hanno una primaria fonte di guadagno. Quando le partite sono da tutto esaurito, hanno comunque i biglietti. Potere e guadagni che solo le società possono concedere (o meno). Secondo i pm e il gip torinesi, in questo caso è stata direttamente la ‘ndrangheta a «fondare» un gruppo ultrà (i «Gobbi») per entrare nel business del bagarinaggio. Ma ogni tanto qualcosa va storto. A gennaio 2014 un tifoso manda una mail alla Juve lamentandosi di aver pagato 640 euro un biglietto per Juve-Real Madrid. La società scopre che quel tagliando rientra nella quota «nera» trattata da Rocco Dominello. Allora Stefano Merulla, responsabile «ticket office» del club, chiama il suo contatto Germani e si lamenta: «L’hai portato tu e l’hai presentato in un certo modo… non so che mestiere faccia, ma ho la percezione che abbia un’influenza abbastanza forte nella curva». Come dire: lucrare sì, ma con cautela. Dalle carte si comprende che alcuni dirigenti della Juve probabilmente non avevano idea dello spessore criminale dell’interlocutore. Il security manager però, spiega il gip, «trovava comunque un espediente per aggirare i divieti ufficiali a favore di Dominello». Il 15 febbraio 2014, in un bar di via Duchessa Jolanda a Torino, gli investigatori seguono un incontro tra Germani, Dominello e Marotta. Secondo la ricostruzione, i tre parlano di un provino alla Juve per il figlio di Umberto Bellocco, del clan di Rosarno (il ragazzo non verrà preso).

La fondazione
Per entrare nella curva dello Stadium, il picciotto Giuseppe Sgrò ha avuto il benestare del padrino e rassicura i suoi sottoposti: «Noi abbiamo le spalle coperte, abbiamo i cristiani che contano». Gli uomini della ‘ndrangheta organizzano anche una «tavola rotonda» con gli altri ultrà per sancire il loro ingresso. Per un interesse che, di calcistico, non ha nulla: «Non ho un ca… da fare e mi butto dentro gli stadi. Se prendiamo soldi, che ca… me ne frega a me?».

Archivi