La riunione dell’1 agosto della Commissione Sicurezza della Regione Lazio‏.

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Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

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COMUNICATO STAMPA

Da una Commissione Sicurezza della Regione Lazio,riunita per discutere i problemi delle mafie radicate sul territorio del litorale romano,ci aspettavamo qualcosa in più di quanto drammaticamente abbiamo dovuto constatare ieri.

Intanto ,una partecipazione più massiccia.

E,poi,soprattutto,una lettura del fenomeno mafioso più puntuale,più moderno ed aderente alla realtà.

La partecipazione.

Perfino la Provincia di Roma,con la tanto decantata sua Commissione Antimafia,ha fatto sentire le sue più totali assenza ed indifferenza.

Oltre a Zingaretti,in tutt’altre faccende ora affaccendato,ma anche il Presidente di quest’ultima Commissione Provinciale,non hanno sentito l’obbligo morale di partecipare ad incontro nel quale si sarebbe dovuto discutere di mafie sul territorio della Provincia di Roma.

E questo è grave,gravissimo,perché denota una insopportabile indifferenza ed un’insensibilità istituzionale e politica al fenomeno gravissimo del radicamento mafioso nella Capitale ,in provincia di Roma e nel Lazio.

Sì,perché stiamo parlando della migliore classe dirigente della Regione.

Per non parlare,poi,dei consiglieri regionali e degli stessi membri della Commissione Sicurezza.

Dei Consiglieri regionali,infatti,l’unica che ha mostrato sensibilità ed interesse ,presenziando dal primo all’ultimo minuto della riunione ed intervenendo peraltro nel dibattito e fornendo un suo contributo ad esso,è stata la consigliera Tedeschi dell’IDV.

Di ciò la ringraziamo e le esprimiamo i sensi della nostra stima.

Come pure ringraziamo -e gli assicuriamo la nostra vicinanza e il nostro aiuto- il Sindaco di Nettuno che preghiamo caldamente di fornirci,da oggi in poi,tutte quelle notizie utili ad impostare un serio piano di attacco alle mafie ed ai mafioso sul territorio da lui gestito.

E’ un Sindaco serio,che abbiamo avuto modo di apprezzare per le qualità dimostrate,la sua onestà intellettuale,la sua intelligenza.

Un serio piano di attacco,con l’utilizzo delle migliori energie di intelligence disponibili oggi in Italia,con il supporto prezioso di soggetti seri e pienamente consapevoli della società civile,perché,come giustamente rilevava Paolo Borsellino,è un errore imperdonabile il pensare di addossare tutto il peso delle indagini per l’azione di contrasto alle mafie sulle spalle di magistratura e forze dell’ordine.

Il Sindaco di Nettuno ha mostrato di aver ben inquadrato il problema quando ha dichiarato che,rimossi dalla cariche coloro che erano sospettati di collusioni,i problemi restano .

Questo discorso vale per Nettuno,come per Fondi,Bordighera,Napoli,Canicattì,per tutta Italia insomma.

Restano gli apparati tecnici e quant’altro.

Senza considerare il rischio,poi,che magari le stesse persone,o qualcuna di esse,rimosse,vengono promosse fra qualche anno a ruoli più importanti sul piano politico ed anche istituzionale.

Il discorso del rafforzamento degli organici territoriali è riduttivo e deviante perché ragionare in tal modo significa concepire il problema mafie da un’ottica puramente da ordine pubblico.

Il discorso è invece più complesso e richiede,oltre alla conoscenza delle realtà,un’autonomia da schemi ideologici di sorta,tale da dare ad ognuno degli attori in campo la possibilità di vedere le mafie come un fenomeno criminale sì,ma con fortissimi collegamenti con la politica e le stesse istituzioni.

Con parti di esse,ovviamente,perché c’è ancora,grazie a Dio,chi magari resta inerte e non fa niente,ma che comunque non è colluso con le mafie.

Il tessuto politico,istituzionale e civile romano ha mostrato e mostra,purtroppo,di non fare una giusta lettura del fenomeno mafioso.

Si pensa,infatti,che con l’aumento di una decina di uomini in un Commissariato o in una Caserma il problema si risolve.

Non è così perché il discorso non è numerico ma QUALITATIVO.

La “qualità delle indagini”,la volontà di farle nel verso giusto,la preparazione degli inquirenti,le sensibilità di ognuno,le capacità e l’esperienza.

Delicato e complesso ,il discorso.

Come delicato e complesso è tutto il discorso sugli apparati di governo territoriale.

Nel Lazio si sono avuti due Prefetti eccellenti,impareggiabili:Mosca a Roma e Frattasi a Latina.

Sono stati letteralmente “cacciati” entrambi.

Nessuno che abbia protestato o che si chieda il “perché”.

Irripetibili!

Speriamo che ora,con la venuta alla Procura di Roma,del Procuratore Pignatone,un magistrato esperto ed abituato al fronte,il lavoro della magistratura romana migliori.

Certo è che la situazione denunciata dalla “Repubblica” nei giorni scorsi,unico giornale che ha messo in evidenza un dato drammatico e,cioè,che finora nella Capitale non è stato mai applicato il reato di cui all’art.416 bis pur essendo essa il crocevia di tutte le grandi organizzazioni criminali italiane e straniere,desta non solo preoccupazione ma addirittura terrore in chi,come noi,si preoccupa del futuro dei nostri territori.

E quando,poi,si ascoltano e si vedono certe cose sentite e viste nella riunione dell’altra sera nella “Commissione Sicurezza” della Regione Lazio – dove si contesta a chi arriva a mettere a repentaglio la propria vita per combattere contro i mafiosi anche il diritto ad esporre i propri punti di vista ,punti di vista che,peraltro,nascono da un’esperienza sul campo e non da elucubrazioni sociologiche,politiche nate sulle scrivanie ecc.- si ha tutta intera la percezione dell’incapacità di queste classi dirigenti politiche di affrontare il problema mafie in termini seri.

LA SEGRETERIA

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