La ”Resistenza” di Placido Rizzotto nella terra della mafia corleonese

La ”Resistenza” di Placido Rizzotto nella terra della mafia corleonese

Luca Grossi  10 Marzo 2022

Corleone, il piccolo paese situato nell’entroterra siculo a poco più di 50 chilometri da Palermo dal 1944 si trovava sotto il controllo del medico mafioso Michele Navarra, succeduto al capomafia Calogero Lo Bue. Uno dei principali luogotenenti di Navarra era Luciano Liggio – mentore del futuro capo di Cosa Nostra Salvatore Riina  – il quale all’età di vent’anni si era già macchiato dell’omicidio di Calogero Comaianni, la guardia campestre che qualche tempo prima aveva provveduto al suo arresto mentre era intento a razziare il grano rimasto in un campo dopo la mietitura. E’ questo il contesto storico – criminale in cui il noto sindacalista Placido Rizzotto si batteva per i diritti degli agricoltori. Lui incitava i “jurnateri” (lavoratori pagati a giornata) a non accettare le proposte “di lavoro” (sfruttamento) che erano fatte dai picciotti dei latifondisti in pubblica piazza come per le bestie, ma parlava di collocamento e li incitava organizzarsi in cooperative.  L’unione tra i lavoratori onesti poteva essere l’unica arma per sconfiggere l’ormai assodata cultura del subire e per affermare i propri diritti. Rizzotto portava avanti questa lotta contro questi poteri ed è per questo motivo che il 10 marzo del 1948 era stato ucciso. Durante la seconda guerra mondiale aveva militato come partigiano nella Brigata Garibaldi e dopo essere tornato a Corleone aveva capeggiato il movimento contadino, organizzando numerose occupazioni delle terre e battendosi per l’applicazione dei “Decreti Gullo”, che prevedevano l’obbligo di cedere in affitto alle cooperative dei contadini le terre incolte o malcoltivate dai proprietari, attirando verso di sé l’astio di Michele Navarra  e del suo luogotenente Luciano Liggio.  Addirittura, durante una rissa nel pieno centro di Corleone, Placido Rizzotto era arrivato a umiliare pubblicamente Liggio aggredendolo fisicamente e appendendolo all’inferriata della Villa Comunale. Un’offesa troppo pesante, plateale e scenografica per non essere foriera di spiacevoli conseguenze.
La sera del 10 marzo 1948 
Luciano Liggio, Pasquale Criscione e Vincenzo Collura avevano rapito Rizzotto facendolo entrare con forza in una Fiat 1100 per poi portarlo in contrada Malvello.
Il suo cadavere del sindacalista verrà poi occultato nella foiba di Rocca Busambra.
Sarà proprio l’allora capitano 
Carlo Alberto dalla Chiesa ad indagare sull’accaduto e a redigere un rapporto indicando proprio gli esecutori materiali, grazie alla testimonianza di Criscione e Collura.
Stessa denuncia era stata fatta allora dai giornali 
l’Unità e la Voce della Sicilia che avevano scritto anche sulla strana morte del piccolo Giuseppe Letizia (un pastore di tredici anni) che aveva assistito all’omicidio Rizzotto ed era stato ricoverato nell’ospedale diretto dal Dott. Navarra: l’11 Marzo 1948  Letizia, colpito da una forte febbre, aveva raccontato a Navarra che la sera prima, ai piedi della Rocca Busambra (un rilievo montuoso appartenente ai Monti Sicani che sorge nel territorio di Corleone, sopra il bosco della Ficuzza), era stato testimone oculare dell’uccisione di un contadino non meglio identificato. L’uomo del racconto del giovane era Placido Rizzotto, il quale era stato freddato da Luciano Liggio con alcuni colpi di pistola e il cui cadavere era stato abbandonato dentro un burrone. La vita del ragazzino, affidata a Navarra, si spense misteriosamente dopo un’iniezione. Infine al processo i due testimoni ritrattarono e quindi il processo in tutti e tre i gradi si era risolto infine con la formula assolti per insufficienza di prove.
Di fatto, dunque, per Rizzotto ed i suoi familiari, non c’è mai stata giustizia.
Il 7 luglio 2009  dopo lunghe e difficili ricerche da parte degli agenti della Polizia di Stato insieme a personale specializzato in interventi speleologici del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Palermo sono stati ritrovati i resti del sindacalista nelle foibe di Rocca Busambra.
Grazie al confronto del Dna con i resti riesumati del padre Carmelo furono attribuiti con certezza i resti al sindacalista. Così il 24 maggio 2012 sono stati celebrati i funerali di Stato.
Dopo tantissimi anni la memoria e il coraggio di Rizzotto devono tornare ad esser un punto di riferimento per quest’epoca segnata dalla guerra, dalle morti sul lavoro, dalla pendemia e dalla deriva neo capitalista che opprime le genti di ogni Paese.

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