La relazione dell’Antimafia:«La ‘ndrangheta gestisce direttamente la cosa pubblica grazie a politici affiliati ai clan»

La relazione dell’Antimafia:«La ‘ndrangheta gestisce direttamente la cosa pubblica grazie a politici affiliati ai clan»

La relazione dell’Antimafia sul potere delle cosche. “Cartelli” di imprese per invadere l’economia legale. Inquinamento delle competizioni elettorali. E la crisi aiuta le ‘ndrine ad acquistare cons…

Pubblicato il: 15/02/2022 – 12:52

ROMA «Le due missioni compiute dalla Commissione nelle province di Catanzaro e di Vibo Valentia restituiscono l’immagine di una terra nella quale la presenza della criminalità organizzata è ancora radicata e diffusa». E’ quanto osserva la Commissione parlamentare Antimafia in una relazione, approvata nei giorni scorsi, sull’esito delle due missioni svolte, rispettivamente, a Catanzaro e a Vibo Valentia, nel settembre e nell’ottobre del 2020. La Commissione ha in seguito svolto altre missioni nelle città di Cosenza e di Crotone, il 28 e 29 ottobre 2021 e, infine, il 6 e 7 dicembre a Reggio Calabria. «Le analisi e le indagini nonché gli accertamenti giudiziari condotti sulla ‘ndrangheta, ne delineano una sempre più viva e vitale vocazione affaristica – osserva la Commissione Antimafia – una imponente abilità espansiva, anche su scala internazionale, una capacità di infiltrazione e una forza corruttiva, che l’hanno trasformata in una dinamica e spregiudicata holding economico finanziaria».
«Le enormi disponibilità finanziarie derivanti dagli illeciti traffici necessitano di reimpiego e investimento: la ‘ndrangheta ha dimostrato di sapersi evolvere e fare impresa, presentandosi come “mafia innovatrice” – sottolinea la Commissione parlamentare – capace di modificare le regole basilari della tradizione criminale per affrontare le sfide del futuro, dotandosi finanche di una sovrastruttura occulta e riservata, formata da una componente elitaria che assicura all’organizzazione l’attuazione dei programmi criminosi, anche negli ambiti strategici della politica, dell’economia e delle istituzioni».

La gestione “diretta” della cosa pubblica

Audizioni svolte e documentazione a disposizione della Commissione «hanno inoltre confermato – si legge ancora nella relazione – come tale organizzazione criminale agisca ormai senza manifestazioni eclatanti della sua forza e potenza (pur non rinunciando a porre in essere condotte “dimostrative” che siano di monito di fronte a espressioni di resistenza o reazione al suo potere), ma privilegiando diverse modalità operative».
Si fa riferimento «
corruzione, persuasione degli uomini delle istituzioni e collusione con gli stessi»: sarebbero questi «gli strumenti maggiormente utilizzati in quanto consentono l’infiltrazione nei gangli della Pubblica Amministrazione e della società civile, la cui azione è in tal modo sviata e piegata in modo funzionale agli interessi della ʹndrangheta; alcune indagini hanno rivelato addirittura la gestione “diretta” della cosa pubblica da parte delle cosche, tramite funzionari apicali, consiglieri comunali, assessori e sindaci, da ritenersi veri e propri affiliati».

I “cartelli” di imprese per invadere l’economia legale

La ‘ndrangheta allunga i propri tentacoli sull’economia con modalità simili: «Anche l’infiltrazione nell’economia è attuata tramite imprese intranee o colluse, spesso unite in “cartello”, oltre che tramite professionisti di elevata esperienza e capacità tecnica, che la affiancano con condotte di supporto e agevolazione. Tale pervasiva sinergia consente allʹorganizzazione di individuare forme e modalità sempre nuove di investimento e di riciclaggio degli illeciti profitti, attraverso articolate e sofisticate “schermature” attuate al fine di non incorrere in provvedimenti ablativi. I diversi clan sono così divenuti attori di riferimento in numerosi settori dell’economia legale che, conseguentemente, ne risulta fortemente inquinata». Le risultanze delle missioni, inoltre, «dimostrano e confermano lʹestrema abilità di detta organizzazione criminale di penetrare, con soggetti ad essa riconducibili o comunque contigui, nei punti nevralgici degli enti pubblici, condizionandone l’azione a proprio vantaggio: le procedure di affidamento di lavori e forniture vengono eluse o addirittura del tutto obliterate, i controlli divengono inesistenti e, in tal modo, autorizzazioni e concessioni, nonché commesse pubbliche vengono, rispettivamente, emesse e affidate a imprese di soggetti riconducibili alla criminalità organizzata».
Problema dei problemi: la sanità. Settore «fortemente esposto alle infiltrazioni» e «sul quale risultano particolarmente incentrate le mire delle organizzazioni ‘ndranghetiste in considerazione delle ingenti risorse finanziarie che vi affluiscono».

«Competizioni elettore fortemente inquinate da interessi mafiosi»

La commissione parlamentare sottolinea poi ciò che emerge dai decreti di scioglimento dei consigli comunali. Che «denotano come spesso anche le competizioni elettorali risultino fortemente condizionate ed inquinate dagli interessi e dall’intervento delle organizzazioni ‘ndranghetiste. Tutto ciò nonostante lʹimponente impegno messo in campo nei territori visitati da magistratura e forze dell’ordine che, secondo le risultanze delle due missioni, paiono ora agire in una vera e propria “osmosi operativa” nella consapevolezza che soltanto un’azione congiunta possa produrre utili risultati. In tale quadro si sottolinea lʹimportanza delle diverse tipologie di misure volte a prevenire lʹinfiltrazione della criminalità organizzata nella pubblica amministrazione, ad intercettare le immissioni di flussi illeciti di denaro nell’economia e ad eliminare dal circuito legale le imprese contaminate che inquinano i corretti meccanismi concorrenziali a discapito delle imprese “sane”».

Così la crisi aiuta i clan ad acquistare consenso

Per la Commissione «occorre che sia tenuta alta la soglia di attenzione sul versante delle competizioni elettorali, ove si impone una costante azione di monitoraggio da parte delle Prefetture, nonché sul versante dell’affidamento di forniture e lavori pubblici». E «va ancora evidenziato che lo scenario socio‐economico dei territori meta delle missioni, ancor più preoccupante per gli effetti della crisi economica conseguita alla pandemia, costituisce terreno fertile per le organizzazioni criminali, disponibili ad andare incontro ai bisogni delle classi meno abbienti e delle piccole e medie imprese. Dette esigenze rappresentano una facile condizione per le organizzazioni ‘ndranghetiste che, forti delle loro ampie disponibilità finanziarie, riescono facilmente, laddove le istituzioni non sono capaci, a dare risposte pronte alle esigenze di liquidità, acquisendo ulteriore consenso ed arrivando al punto di impossessarsi delle imprese e, in tal modo, accrescendo potere e controllo». Si tratta, da ciò che emerge dalle visite dei territori di Catanzaro e Vibo Valentia, di «fenomeni in atto» che e «rivelano la primaria importanza, soprattutto nella attuale congiuntura economica, di un focus sul tema dell’accesso al credito e sulla “normativa antiusura” che saranno, perciò, oggetto di approfondimento e riflessione da parte della Commissione».

Turn over e carenze negli uffici giudiziari

«Da ultimo, non certo per importanza, deve essere affrontato – per i commissari – il tema delle risorse degli uffici giudiziari (…). E’ un tema fondamentale perché, oltre alla valenza simbolica della adeguata presenza dello Stato in territori oppressi dalla criminalità organizzata, in esso si misura proprio la capacità delle Istituzioni di reagire e contrastare la forza d’urto di una organizzazione criminale sempre più evoluta e quindi pericolosa (…). I dati numerici e gli elementi riferiti dagli auditi evidenziano come la realtà criminale oggetto di analisi si rifletta concretamente sul lavoro degli uffici giudiziari e come, nonostante lo sforzo dispiegato, non si riesca a far fronte in termini idonei al carico sempre crescente: la causa viene concordemente attribuita, oltre che alla non adeguatezza degli organici (di personale giudiziario e amministrativo) soprattutto al fenomeno, ormai endemico degli avvicendamenti per gruppi di magistrati. E’ un problema che negli uffici calabresi presenta punte di criticità particolarmente elevate, con esiziali ricadute sui tempi di definizione dei procedimenti, sui costi e con spreco costante di importanti risorse di conoscenza dei fenomeni criminali».

Il rafforzamento degli organici come strategia di contrasto

In sostanza, «la Commissione ritiene dunque, ai fini di un efficace contrasto dell’azione dei potenti gruppi criminali radicati nei territori visitati, di dover proporre un rafforzamento degli organici del Tribunale di Catanzaro e di tutti gli uffici giudiziari di Vibo Valentia, con una implementazione del personale giudiziario e, conseguentemente, del personale amministrativo, oltre che con l’elaborazione di strategie volte a ridurre il ciclico turn over dei magistrati. Oltremodo utili sarebbero, altresì, accurate verifiche sullo stato degli immobili ospitanti i palazzi di giustizia anche in relazione ai profili di sicurezza degli stessi, sì da poter disciplinare gli interventi, laddove necessario, con mirati lavori per garantire strutture idonee ed efficienti e, di conseguenza, fornire al cittadino un’adeguata risposta ed un’immagine rassicurante». (ppp)

fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/2022/02/15/la-ndrangheta-gestisce-direttamente-la-cosa-pubblica-grazie-a-politici-affiliati-ai-clan/

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