La Regione Lazio corre incontro al suo terzo scioglimento anticipato.

di Edoardo Narduzzi 

La Regione Lazio si prepara a entrare nel libro del Guinness dei primati. Dopo Piero Marrazzo, dimessosi in anticipo sulla scadenza naturale per frequentazioni di viados nell’orario di ufficio; dopo Renata Polverini, la cui giunta venne travolta dalle inchieste penali del «Er Batman» al secolo Franco Fiorito, capogruppo Pdl all’epoca; ora la legislatura di Nicola Zingaretti appare gravemente compromessa da quanto emerge dai verbali degli interrogatori di Salvatore Buzzi, il dominus di Mafia Capitale. Ovviamente i verbali di Buzzi possono essere valutati solo dalla magistratura e per questo si deve attendere lo svolgimento delle inchieste, ma la tendenza a fare gare per lotti già preassegnate a imprese vicine alla maggioranza e all’opposizione di turno dischiude uno scenario nel quale i capitoli del bilancio regionale sono una atipica, e illegale, fonte di finanziamento della politica e delle carriere politiche. 

In questo quadro squarciato dai verbali di Mafia Capitale la prima domanda che è necessario porsi è relativa alla legittimità politica dell’attuale giunta di poter pretendere un’addizionale Irpef del 3,33% dai cittadini laziali. Le gare «gestite» a tavolino, se saranno confermate dalle indagini in corso, autodenunciano sprechi di denaro pubblico coperti dalle imposte. Soprattutto fanno emergere una ridotta attitudine a tagliare i costi operativi della sanità regionale e a cercare praticamente tutto l’aggiustamento, come sottolineato dalla stessa Corte dei conti nella sua valutazione del bilancio 2013, da maggiori imposte. Esattamente l’opposto di quanto il premier Matteo Renzi sta cercando di produrre a livello nazionale.

In un paese normale dell’Eurozona si prenderebbe atto che la Regione Lazio, stante la scarsa qualità della dirigenza locale, non è in grado di gestire regolarmente i fini istituzionali a lei delegati e sarebbe, conseguentemente, commissariata non solo per la sanità. Che senso ha tenere in piedi una regione che non è neppure in grado di completare una normale legislatura? Meglio riassegnare le funzioni allo stato centrale e riorganizzare i costi di funzionamento. La situazione è talmente degenerata che: o il governo agisce per salvaguardare i superiori interessi nazionali inventando per il Lazio una situazione, anche giuridica, emergenziale, oppure inevitabilmente appena si riandrà a votare nel Lazio vincerà il M5S, l’unico esterno a Mafia Capitale. 

Nel frattempo imprese e cittadini del Lazio continuano a pagare imposte sotto forma di addizionali Irap e Irpef che non hanno pari nelle regioni delle altre capitale europee. Il default del Lazio è già avvenuto, ora Renzi salvi i laziali da un’inutile agonia.

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