La rabbia delle toghe: “Siamo stati traditi si voti un nuovo Csm”

La Stampa, 17 Giugno 2019

La rabbia delle toghe:“Siamo stati traditi si voti un nuovo Csm”

PAOLO COLONNELLO

Il “mercato delle toghe” emerso dall’inchiesta di Perugia è qualcosa di più di un semplice mercimonio delle funzioni condizionato dalla politica: è un «tradimento» che mette in crisi l’istituzione stessa della magistratura e rischia di esporla alle peggiori riforme. Tra i magistrati della Penisola si avverte un senso di abbandono e di un allarme altissimo:c’è il timore che si sia superato un punto di non ritorno. I giudizi sono drastici. «Hanno creato un danno d’immagine al sistema che non ha precedenti fin dalla fondazione stessa della magistratura repubblicana, minando un principio fondamentale dello stato di diritto: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, previsto dal legislatore non come privilegio per i magistrati ma nell’interesse e a garanzia del cittadino», commenta duro Fabio Roia, ex segretario di Unicost, già membro del Csm tra il 2006 e il 2010, presidente delle misure di prevenzione del tribunale di Milano. Colpa dello strapotere delle correnti? «No, qui parliamo di una “cricca di potere”. Siamo davanti a una patologia gravissima che non ha giustificazioni. Non si è sempre fatto così: anche le nomine, decise all’interno del Csm, magari dopo confronti con i legittimi rappresentanti del Parlamento e con le suddivisioni di appartenenza, trovavano sempre un limite nel profilo meritocratico». Ma perché nelle intercettazioni si parla solo delle nomine dei procuratori e mai di quelle dei giudici giudicanti? «Non è un caso, perché con la gerarchizzazione delle Procure, se controlli il capo controlli l’azione penale, che è quella che viene poi portata davanti al giudice». Soluzioni? «Bisogna intervenire con la massima severità perché tutto ciò è gravissimo per i magistrati che quotidianamente lavorano e sono estranei a queste logiche di pochi. E poi sono d’accordo perché si trovi un sistema affinché le correnti non abbiano più il peso che oggi è determinante per l’elezione dei membri del Csm. Bisogna rivedere la legge elettorale». Da Milano a Brescia, l’allarme è identico. «La verità è che tutto ciò era inimmaginabile», dice Claudio Castelli, storico esponente di Md, presidente della Corte d’Appello, ex Csm. «Vivo tutto questo come un vero tradimento. E ridurlo a una questione di potere o di mero mercimonio sarebbe banale: Nessuno di noi immaginava contatti diretti con esponenti politici al di fuori della sede istituzionale del Csm». Perché è successo? «Sono convinto che il problema non sia di eccessiva forza delle correnti ma di troppa debolezza . Il rischio è che alla fine si crei un totale disequilibrio, con una separazione delle carriere che svincoli i pm dalla giurisdizione e attribuisca loro poteri fortissimi». «La vicenda rappresenta la condizione di una magistratura malata», taglia corto Matteo Frasca, Md, presidente della Corte d’Appello di Palermo, già nel comitato centrale Anm. «Ma le correnti non sono il male assoluto: è l’uso che se ne fa ad essere distorto. Dovrebbero essere centri di elaborazione culturale, non di spartizione del potere. La magistratura deve trovare gli anticorpi per trovare le soluzioni. Altrimenti il rischio è che queste scelte le faccia la politica, con decisioni che potrebbero essere non conformi alla Costituzione». Sotto choc si dice Ezia Maccora, presidente aggiunto dei Gip di Milano, ex membro del Csm nel 2006-2010 all’epoca della grande riforma che abolì i criteri di anzianità nella scelta dei dirigenti e privilegiò titoli e competenze. «Mai mi sarei immaginata una cosa del genere: le nomine che noi avevamo voluto per attitudine sono diventate oggetto di trattative con soggetti estranei al Csm. Qui si va ben oltre la degenerazione del “correntismo” che vede il Csm ferito nella sua funzione principale. Però non è questa la magistratura italiana». C’è anche chi è per soluzioni drastiche, com Alfonso Sabella, magistrato a Napoli e che a Palermo arrestò un boss del calibro di Brusca: «Serve una soluzione drastica e dolorosa: il Consiglio si deve dimettere e devono esserci elezioni non collegate alle liste. Un rimedio estremo a questo punto potrebbe anche essere il sorteggio. Non mi piace ma ora serve uno choc. Lo dobbiamo a quel 90 % dei nostri colleghi che sono persone che hanno scelto di entrare in magistratura in nome della carica etica della nostra funzione.E lo dobbiamo soprattutto agli italiani». Alessandro Crini, procuratore a Pisa, è più ottimista: «Ai giovani, così come i tanti colleghi che avvertono lo stesso smarrimento, dico che proprio questa inchiesta è la prova di una giurisdizione che funziona e a cui si devono richiamare con fiducia». E a chi insinua che il “Csmgate” è un regolamento di conti tra correnti, il procuratore replica secco: «È esattamente il contrario: io ci vedo voglia di trasparenza e di approfondire. Un’indagine fatta bene». Mentre per la giovane pm catanese Alessandra Tasciotti , spesso c’è anche molta ipocrisia: «Certamente la situazione era già nota ed era già stata, invano, denunciata anche al nostro interno. Purtroppo l’errore storico dell’Anm è stato ignorare o comunque isolare queste voci impedendo un’autocritica preventiva che forse ci avrebbe consentito di attivare le giuste contromisure per evitare di arrivare a questo punto. Oggi purtroppo assistiamo alla cruda manifestazione della realtà che non può non destare scandalo, soprattutto nell’opinione pubblica» Conclude Marcello Maddalena, già Pg di Torino ora in pensione :«Continuo a pensare che la base della magistratura sia assolutamente sana. Poi ci sono le deviazioni certo, ma il lavoro delle istituzioni non si può e non si deve interrompere. I processi devono essere celebrati. Bisogna andare avanti».

Hanno collaborato Riccardo Arena, Claudia Fusani e Giuseppe Legato

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