La ‘quinta’ mafia a Roma e nel Lazio, dalla Banda della Magliana a oggi. C’è ancora chi nega. Una denuncia di Libera

Un dossier firmato da Libera Informazione e presentato nella sede dell’Fnsi alla presenza del presidente Roberto Natale fa luce sulla criminalità organizzata e “cresciuta nell’ombra” negli ultimi quarant’anni

La Banda della Magliana
Nasce nelle borgate, negli anni ’70, come derivazione dalle mafie tradizionali (Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta) ma poi cambia pelle diventando una criminalità organizzata ‘nostrana’, profondamente radicata sul territorio. E’ la quinta mafia, di Roma e del Lazio. A far luce su questa realtà, “cresciuta nell’ombra”, un dossier firmato da Libera Informazione e presentato questa mattina nella sede dell’Fnsi alla presenza del presidente Roberto Natale.

In principio, spiega il dossier, la prima attività dei mafiosi nel Lazio è l’usura, “lo strozzinaggio dei cravattari”, organizzati dalla Banda della Magliana. Poi, con la parabola discendente della banda di Nicoletti, prendono potere le famiglie meridionali. Sono “cosche imprenditrici con una parvenza di rispettibilità” che si radicano sul territorio, “mettono da parte le differenti origini e sanno fare affari senza pestarsi i piedi”, spesso protetti dalla politica.

Droga, usura, prostituzione, contraffazioni e abusivismo vedono la mafia del Lazio alleata con quella straniera: cinesi, russi, albanesi, rumeni e nigeriani su tutti. “A Roma – spiega Gaetano Liardo di Libera Informazione – i mafiosi reinvestono e ripuliscono i loro proventi illeciti in ristoranti e attività economiche e un esempio per tutti il Cafè del Paris. Ma la Capitale è anche uno tra gli snodi più ambiti dei traffici di droga e prostituzione.

Così se l’aeroporto di Fiumicino e il porto di Civitavecchia vengono indicati come “i varchi preferiti dai narcotrafficanti”, l’intera regione è definita “la terra promessa delle mafie straniere” con “un migliaio di segnalazioni per reati di droga (circa il 10% del totale nazionale)” e un triste record anche nei decessi di tossicodipendenti.

Secondo il dossier, poi, gli indicatori relativi alla penetrazione mafiosa non lasciano spazio ad equivoci: “il Lazio è ai primi posti nelle classifiche relative alla penetrazione mafiosa, subito dopo le quattro regioni meridionali a ‘occupazione’ consolidata. Nel 2005 – si legge – i procedimenti avviati dalla Dda di Roma sono stati 204 (droga, tratta e associazione mafiosa), più che a Reggio Calabria (189).

Nella relazione annuale 2006/2007 a Roma sono 143 i fascicoli aperti dall’antimafia, e anche sul fronte dei beni confiscati alle mafie e destinati al riuso il Lazio è tra le prime regioni italiane”.

Sul versante dell’illegalità ambientale significativi i dati del 2008: 2086 infrazioni accertate nel Lazio con 2247 persone denunciate o arrestate e 915 sequestri effettuati. Il ciclo dei rifiuti, nello stesso periodo conta 788 infrazioni, quello del cemento 774. Eppure il fronte di chi nega l’esistenza della criminalità organizzata nel Lazio, secondo Libera, è ancora saldo. “Se è vero che le mafie sono delle holding finanziarie, infiltrate nelle amministrazioni e nella politica ai più alti livelli – afferma il coordinatore di Libera Antonio Turri -, allora va da sé che puntino con forza con Roma e dintorni”.

(Tratto da Indymedia Roma)

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