La “Quinta bolgia” dell’Asp di Catanzaro: chiesto il processo per 15 imputati e sei società

La “Quinta bolgia” dell’Asp di Catanzaro: chiesto il processo per 15 imputati e sei società

Dirigenti medici, infermieri, imprenditori e politici coinvolti nel procedimento che ha portato allo scioglimento dell’Azienda sanitaria. Nell’operazione della Dda il monopolio del gruppo Putrino sul servizio ambulanze e il controllo sull’ospedale di Lamezia

di Alessia Truzzolillo

CATANZARO Quindici persone e sei società. Il gup Paola Ciriaco, su richiesta della Dda di Catanzaro, ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 13 marzo nei confronti degli imputati nel procedimento “Quinta Bolgia” che coinvolge dirigenti medici, infermieri, imprenditori nel settore delle onoranze funebri (e loro dipendenti) e politici, tutti legati all’Asp di Catanzaro (e all’ospedale di Lamezia Terme in particolare). Un’indagine che ha dato la stura all’insediarsi della commissione d’accesso antimafia nell’Asp di Catanzaro. A rischiare il processo sono Pietro Putrino, a capo dell’omonimo gruppo imprenditoriale; Diego Putrino classe ’82, amministratore della Putrino service srl; Diego Putrino classe ’67, socio al 95% e amministratore delle altre società legate alla famiglia Putrino; Torcasio Vincenzo detto “Enzino”, dipendente della ditta Putrino; Silvio Rocca, socio unico e amministratore della società Rocca Snc; Pietro Rocca, socio unico e amministratore della società Rocca servizi sas; Ugo Bernardo Rocca, figio di Pietro Rocca; Tommaso Antonio Strangis, dipendente della Rocca snc; Franco Antonio Di Spena detto Tony, dipendente della Rovva servizi; Roberto Frank Gemelli, infermiere nell’ospedale di Lamezia Terme; Sebastiano Felice Corrado Mauceri, infermiere nell’ospedale di Lamezia Terme; Luigi Muraca classe ’68, ex consigliere comunale a Lamezia; Giuseppe Pugliese, ex direttore amministrativo dell’Asp di Catanzaro; Giuseppe Perri, ed direttore generale dell’Asp di Catanzaro; Eliseo Ciccone, ex direttore del Suem 118 dell’Asp di Catanzaro; La Pietà Putrino srl; Putrino Service srl; Rocca Servizi sas; Rocca snc di Silvio Rocca; Associazione Croce Bianca Lamezia.
I PADRONI DELL’OSPEDALE Rispetto alla chiusura indagini manca la posizione dell’ex deputato Giuseppe Galati (difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Salvatore Cerra) che è stata stralciata. Gli imputati sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso (i Putrino, i Rocca, Torcasio, Strangis e Di Spena) quali appartenenti a due sottogruppi associativi di stampo ‘ndranghetistisco a loro volta inseriti nel contesto criminale lametino della consorteria Iannazzo-Cannizzaro-Daponte. I due sottogruppi sarebbero capeggiati da Pietro Putrino e dai fratelli Silvio e Pietro Rocca. Rocca e Putrino, stando alle accuse, si sarebbero contesi l’accaparrarsi i servizi di onoranze funebri all’interno del Giovanni Paolo II di Lamezia perpetrando illecita concorrenza con violenza o minaccia a danno delle altre imprese, facendo leva sull’appartenenza alla cosche attraverso i propri dipendenti legati alla criminalità organizzata. Un comportamento da padroni che si concretizzava non solo nella concorrenza illecita ma anche nell’accesso ai vari reparti dell’ospedale lametino, grazie al possesso illecito di copie delle chiavi, per “adescare” i parenti dei defunti e accaparrarsi i servizi di onoranze funebri; l’accesso ai personal computer del Centro prelievi e del pronto soccorso dove sono memorizzati i referti dei pazienti; l’accesso alla farmacia del Pronto soccorso; l’accesso per i propri automezzi negli spazi riservati dell’ospedale (come, ad esempio, quelli riservati ai dializzati).
IL SERVIZIO AMBULANZE I Putrino, Enzino Torcasio, l’ex consigliere comunale Luigi Muraca, classe ’68, l’ed direttore generale dell’Asp Giuseppe Perri, l’ex direttore amministrativo Giuseppe Pugliese e l’ex direttore del Suem 118 Ciccone sono accusati di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente aggrava dal metodo mafioso, per aver turbato il procedimento amministrativo relativamente all’affidamento del servizio ambulanze in favore della Croce Rosa di Putrino.
Sempre relativamente all’affidamento del servizio ambulanze sono accusati di abuso d’ufficio Giuseppe Perri, Diego Putrino classe ’82 e Diego Putrino classe ’67. Alla Croce Rosa Putrino sarebbe stata concessa la proroga dell’affidamento del servizio ambulanze illecitamente e in palese violazione dei servizi di rotazione e trasparenza, assicurando alla società un vantaggio patrimoniale ingiusto dal 24 dicembre 2015 al 15 novembre 2017 di 1.364.251,43 euro.
PUGLIESE E IL PECULATO Giuseppe Pugliese è, inoltre, accusato di peculato per avere l’auto in dotazione dell’Asp e relativo autista, per scopi personali e privati, in particolare per raggiungere a Pianopoli Giuseppe Galati per un incontro privato tra i due. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Gambardella, Lucio Canzoniere, Salvatore Staiano, Renzo Andricciola, Nunzio Raimondi, Antonio Larussa, Massimiliano Carnovale, Daniela Fregola. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

4 febbraio 2020

Fonte:https://www.corrieredellacalabria.it/

 

 

Ndrangheta all’ospedale di Lamezia Terme (Cz): chiesto il processo per ex dirigenti dell’Asp

E’ stato chiesto il rinvio a giudizio per alcuni ex dirigenti dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso per le presunte ingerenze della cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte nella gestione dell’ospedale di Lamezia Terme. Tra loro ci sono l’ex direttore generale, Giuseppe Perri; l’ex direttore amministrativo, Giuseppe Pugliese, e l’ex direttore del servizio 118 dell’Asp di Catanzaro, Eliseo Ciccone. La cosca avrebbe avuto il controllo della fornitura di ambulanze sostitutive del 118, oltre che dei servizi di onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue ed altro ancora. L’udienza preliminare e’ stata fissata per il prossimo 13 marzo. E’ stata stralciata la posizione dell’ex deputato e sottosegretario alle Attivita’ produttive Giuseppe Galati, che nell’ambito dell’inchiesta fu posto agli arresti domiciliari, provvedimento poi annullato dalla Cassazione per mancanza di gravi indizi di colpevolezza.

4 febbraio 2020

Fonte:http://www.ildispaccio.it/

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