La “qualità” dell’impianto investigativo in provincia di Latina. Perché a Frosinone si fanno òindagini patrimoniali ed a Latina no o quasi?

Il discorso sulla “qualità” dell’impianto investigativo nel Basso Lazio e, in particolare, in provincia di Latina, va affrontato con cognizione di causa e conoscendo meccanismi e realtà.

Altrimenti è meglio lasciar perdere, ad evitare che al danno si aggiunga la beffa.

E’ improponibile, al momento, tenuto conto delle condizioni politica ed economica, la richiesta di istituire in provincia di Latina una sezione della DIA, della DDA e quant’altro.

Intanto sappiano coloro che propongono queste cose che la DDA sta nelle sedi di Corte di Appello e né Latina né Frosinone sono sedi di Corte di Appello.

Finiamola, quindi, una buona volta per sempre di farci ridere in faccia con richieste assurde.

Per la DIA è una cosa diversa.

Ma, purtroppo, anche questa è una proposta che non sarà mai accolta da un Governo che, con la decisione assunta con il “caso Fondi”, ha dimostrato di essere sordo e cieco, per non dire altro, di fronte ad una situazione, quella che riguarda il radicamento delle mafie in provincia di Latina, che definire critica è poca cosa.

Piuttosto, in attesa di momenti migliori, cerchiamo di qualificare l’esistente, ponendoci in primis alcune domande:

1) perché in provincia di Latina la Guardia di Finanza pontina fa pochissime indagini patrimoniali (in un anno le Fiamme Gialle di Frosinone ne hanno fatte 140, in provincia di Latina solamente 3);

2) perché, mentre ai Comandi provinciali e territoriali ed alla Questura di Frosinone vengono destinati i migliori investigatori, non altrettanto succede a Latina.

Noi abbiamo il sospetto, dopo la deposizione del Ministro Tremonti ai magistrati di Napoli in merito alla situazione esistente nel Comando Generale della Guardia di Finanza spaccata in due “cordate” una delle quali facente capo a Berlusconi e l’altra allo stesso Tremonti, che in tutto ciò ci sia la mano della politica e, in particolare, della politica berlusconiana.

Si vuole, cioè, che in provincia di Latina le cose vadano avanti così come stanno.

Ci auguriamo di sbagliare.

Allora siamo più pragmatici e seri.

In attesa che un prossimo governo faccia chiarezza sulla situazione interna alle Fiamme Gialle, puntiamo, oggi, sul Capo della Polizia e sul Comandante Generale dei Carabinieri, due corpi che, allo stato, sembrano più distaccati dal potere politico.

Stiamo proponendo provvedimenti interni, che non comportano eccessive spese e che, soprattutto, possono, volendolo, essere adottati senza ricorrere alla sfera politica.

Il Capo della Polizia ed il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri dispongano l’istituzione presso i rispettivi presidi pontini, Questura e Comando Provinciale CC. , di sezioni fisse dello SCO e del ROS, corpi speciali, per chi non lo sa, preposti specificatamente alla lotta contro le mafie e specializzati appunto in indagini finanziarie ed economiche.

Il lavoro che farebbero queste nuove strutture, aggiunto a quello che già fanno DIA, GICO, Squadre Mobili ecc, di Roma, Napoli, Reggio Calabria, Palermo ecc. , già sarebbe più o meno sufficiente a fronteggiare una situazione che si fa giorno dopo giorno sempre più drammatica.

Il problema serio resta sempre quello che riguarda le collusioni fra mafie e politica, fra mafie e professionisti e, soprattutto, l’omertà di molti cittadini che non vogliono vedere, sentire e collaborare con chi combatte le mafie.

Il discorso che stiamo facendo da anni e che molti mostrano di non voler sentire…

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