La protesta dell’Associazione Caponnetto contro il Prefetto di Napoli.

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Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

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COMUNICATO STAMPA

Fosse successo in un’altra regione non devastata dai clan quanto la nostra, non saremmo rimasti sbigottiti ed avviliti come lo siamo rimasti nel leggere quanto è avvenuto ai danni di Don Maurizio Patriciello, Parroco di Caivano, reo di aver chiamato il Prefetto di Caserta semplicemente “Signora” e non… ”eccellenza” o “signor Prefetto”.

Allucinante.

Oltremodo inqualificabile, a nostro avviso, è stato il comportamento del Prefetto di Napoli, l’autore della severa reprimenda ai danni del… parroco… irriverente, un coraggioso sacerdote che opera in terra di camorra -dove peraltro la presenza dei casalesi è asfissiante, presenza che, va detto, è contrastata unicamente dalla magistratura e dalle forze dell’ordine- – che combatte la criminalità dalla mattina alla sera dentro casa sua, mettendo a repentaglio la propria vita per essersi schierato dalla parte dei deboli e delle vittime delle violenze camorriste..

Mai ci saremmo aspettati da un Prefetto della Repubblica un comportamento del genere nei confronti di un sacerdote di fronte al quale noi tutti, dal Capo dello Stato fino all’ultimo cittadino onesto, dovremmo levarci tanto di cappello e mai, soprattutto, ce lo saremmo aspettato in Campania dove un Prefetto meglio e più di tutti dovrebbe sapere come stanno le cose e dovrebbe apprezzare e rispettare coloro che si espongono a rischi di ogni genere in difesa della legalità e della giustizia.

L’Associazione “A. Caponnetto” è fortemente indignata per il comportamento del Prefetto di Napoli..

A Don Maurizio essa esprime la solidarietà e la vicinanza più affettuose di tutti i suoi iscritti e simpatizzanti.

IL RESPONSABILE PER LA CAMPANIA

Carlo Lubrano

Mai ci saremmo aspettati da un Prefetto della Repubblica un comportamento del genere nei confronti di un sacerdote di fronte al quale noi tutti, a cominciare dai massimi rappresentanti delle istituzioni fino all’ultimo cittadino onesto, dovremmo levarci tanto di cappello.

E mai, soprattutto, ce lo saremmo aspettati in Campania, la regione in cui un Prefetto dovrebbe conoscere meglio di tutti come stanno certe cose e dove, di conseguenza, dovrebbe avere una maggiore apertura mentale rispetto a tanti altri suoi colleghi sparsi per l’Italia e non attaccarsi, invece, alle cose insignificanti quali, appunto, può essere la pronuncia o meno di un titolo di una persona.

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