La proposta strampalata del Sen. Moscardelli e del PD in materia di geografia giudiziaria nel sud pontino

Ma quando mai il sen. Moscardelli e i dirigenti del PD pontini e laziali si sono mai interessati seriamente del problema del radicamento delle mafie nel Lazio e in provincia di Latina se non a chiacchiere?
I risultati del loro disinteresse sono sotto gli occhi di tutti ed i loro pochi appelli e dichiarazioni al riguardo si sono rivelati per quello che sono: un bluff.
Un terribile bluff, per nascondere le loro responsabilità rispetto ad una situazione che si è andata sempre più aggravando nei decenni fino a giungere ad un punto di non ritorno.
Non c’è stata mai, da parte appunto di questa dirigenza politica, un benché minimo tentativo di analizzare le cause di un’occupazione criminale dovuta soprattutto, per non dire unicamente, a responsabilità politiche ed istituzionali.
Mai si è fatto un discorso sulla qualità delle indagini, sull’inadeguatezza degli apparati locali investigativi e giudiziari.
Mai, ad esempio, si è sentita la necessità di analizzare il significato profondo – e, conseguentemente, il
bisogno di correre urgentemente ai ripari – dei giudizi severi emessi dai magistrati romani sul comportamento dell’autorità del distretto giudiziario di Latina nel “caso Fondi”.
Mai ci si è domandati perché la quasi totalità delle operazioni contro la criminalità organizzata in provincia di Latina viene fatta da corpi e comandi provenienti da altre regioni e da altre province.
Mai ci si è domandati perché si è stati per lunghissimo tempo quasi all’anno zero per quanto riguarda il versante delle indagini patrimoniali e si è visto il problema “mafie” con un ottica da ” ordine pubblico” e come un fenomeno, peraltro, che affonda le sue radici in altre aree geografiche, quando, invece, queste radici sono, ormai, anche pontine.
Mai ci si chiesti se, a fronte di una montagna di capitali che ancora oggi continuano ad essere investiti in provincia di Latina, sia stata svolta e si svolga un’efficace azione di contrasto.
E, quando quasi sempre su iniziativa o su impulso di soggetti provenienti per lo più da fuori, è stato dato vita a
qualche indagine importante sul versante delle collusioni fra mafia e pezzi della politica e delle istituzioni – la “Formia Connection” e le “Damasco”, ad esempio -, sono sempre mancate un’analisi sulle ragioni di tante carenze da parte degli apparati competenti pontini ed una sola parola di critica o di approvazione.
Ci sarebbero da affrontare e risolvere problemi colossali.
Ne citiamo solo alcuni:
-la sensibilizzazione dei militanti sulla gravità della situazione ed uno stimolo nei loro confronti ad essere operativi e non retorici sul piano della lotta alla criminalità. Un apporto fattivo, infatti, in favore delle forze dell’ordine e della Magistratura si rende sempre più necessario in considerazione delle dimensioni del fenomeno”mafie” sia, soprattutto, in provincia di Latina che nell’intero Lazio;
-un esame approfondito dell’efficienza dei presidi investigativi e giudiziari locali, con il conseguente ricorso, al bisogno, all’adozione di provvedimenti risolutivi;
-la responsabilizzazione delle Procure ordinarie in materia di reati associativi mafiosi, così come previsto dal CPP.
Ce ne sarebbero tanti altri, ma bastano ed avanzano questi per comprendere come la dirigenza pontina e laziale del PD mai abbia mostrato il benché minimo interesse a questi problemi ed alla loro soluzione.
Stupisce ed insospettisce, pertanto, l’uso che fa il Sen. Moscardelli del tema della presenza mafiosa nel territorio del sud pontino quando richiede, dopo la soppressione della sezione staccata di Gaeta del Tribunale di Latina ed il passaggio sotto la giurisdizione del distretto di Cassino, il ritorno di Formia -Gaeta e Minturno sotto quella di Latina, lasciando gli altri comuni, sempre del sud pontino, a Cassino.
Spunta nelle motivazioni di tale richiesta la… presenza della criminalità organizzata, come se questa stesse solamente in un comune o non in quello vicino.
Ridicolo.
Crollate miseramente le motivazioni addotte dal Sen. Moscardelli e dalla dirigenza laziale e pontina del PD a base della loro richiesta strampalata, noi sentiamo l’obbligo di suggerire ad essi, prima di addentrarsi in un dibattito sulla geografia giudiziaria, di adoperarsi, prima di tutto, per indurre le Procure ordinarie a cominciare a trattare in regime di codelega i reati associativi di natura mafiosa.
Ass. Caponnetto

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