La Prefettura di Caserta

IL VIDEO E LA NOTA. Le Iene in Prefettura per la drammatica storia del testimone di giustizia che ha denunciato la camorra, ma a cui nessuno ha dato una scorta nonostante l’auspicio della Dda. Il Prefetto aveva da fare. Ma così non va, esca dal bozzolo e legittimi i pochi irregolari di questo sistema

Ieri sera il servizio è andato in onda

Nella foto, da sinistra, Luigi Leonardi, Gaetano Pecoraro e Arturo de Felice

Nella foto, da sinistra, Luigi Leonardi, Gaetano Pecoraro e Arturo de Felice

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CASERTA – La storia recente dei Prefetti della Cittá di Caserta, è una storia piuttosto singolare, unica nel suo genere. Nel tempo abbiamo cambiato numerossissime volte l’occupante del Palazzo del Governo di piazza della Prefettura.
La storia, dicevamo, è piuttosto singolare. Ma in questa sede, per praticitá e per alleggerire l’articolo, ci limiteremo solo a ricordare i fatti, seppur gravi e rilevanti, già noti all’opinione pubblica, e per questo senza entrare nei particolari: Ezio Monaco, ex Prefetto di Caserta, che Nicola Cosentino ha raccontato come l’uomo che gli ha consegnato brevi manu le chiavi di accesso al parco della Reggia di Caserta; come non ricordare poi l’episodio del 2012, in cui durante un incontro si discuteva di quella che si sarebbe di lí a poco presentata come “terra dei fuochi”, l’allora Prefetto di Napoli Andrea De Martino attaccò don Maurizio Patriciello, perchè non aveva usato rivolgendosi all’allora prefetta Pagano, il termine “eccellenza”,  manco si trattasse di un obbligo sancito dalla legge e di una colpa di lesa maestà, a cui noi al tempo regalammo la nostra solita ormai proverbiale pernacchia.
E, infine, arriviamo al nostro attuale Prefetto Arturo De Felice.
Di lui non si puó dire molto. Abbiamo piú volte lamentato la mancanza di sicurezza in cittá, abbiamo più volte chiesto spiegazioni circa le telecamere cittadine ed i fondi che sono arrivate per renderle utilizzabili. Ovviamente tutte domande senza risposta.
Quello che però ci ha spinto oggi a scrivere un articolo del genere, di denuncia dell’immobilismo e del silenzio assordante delle istituzioni che si percepisce in cittá, è stato il servizio mandato in onda ieri sera, martedí, da “le Iene”.
Luigi Leonardi, imprenditore campano, è stato vittima del racket, con tutto quello che ciò comporta: minacce, estorsioni, sequestro di persona, percosse, intimidazioni, inseguimenti e tanto altro, secondo quello che lui ha raccontato e che l’importante programma di denuncia giornalistica deve aver considerato autentico e degno di una difesa reale.
Dopo i primi momenti in cui aveva deciso di pagare e di piegarsi alla camorra, Luigi finalmente decide di parlare e di denunciare. Sí, denuncia e manda in galera diverse persone, diversi boss e semplice manovalanza, appartenenti a diversi clan del napoletano. Alcune ancora oggi stanno scontando il carcere, altre, come ad esempio i tre accusati e condannati per averlo sequestrato e minacciato nelle “case celesti” di Secondigliano, sono giá a piede libero.
Il problema che ci va di sottolineare in questa storia, non è tanto relativo a una analisi specifica delle ben note gesta della camorra e del racket che da questa discende, quanto piuttosto il fatto che lo Stato Italiano, rappresentato in questo caso dalla Prefettura di Caserta, abbia abbandonato Luigi al suo destino. Nonostante la richiesta del Pubblico Ministero della Dda di inserirlo subito, infatti, in un programma di protezione, tra le istituzioni si registra il solito, inquietante scarica barile e non si sa chi deve mettere questo cittadino sotto protezione. Le competenze vengono palleggiate da un’istituzione all’altra e intanto il cittadino che ha avuto il coraggio di rischiare denunciando la criminalità organizzata rimane indifeso.
Inutile è stato il tentativo del giornalista de L’Iene di raggiungere il prefetto De Felice. E questo non è stato un bel gesto. Questa città e questa provincia, dottor De Felice, spera in lei per cambiare effettivamente le cose in quello che è stato, e, ripetiamo, non lo dice Casertace, ma lo dicono le carte di molte inchieste giudiziarie, un luogo di perdizione. Lei deve avere il carattere e la forza di uscire dagli schemi ingessati che storicamente hanno connotato la sua funzione. Lei deve legittimare quei pochi irregolari, come noi, che hanno avuto la forza e il coraggio di mettersi contro a un intero sistema putrescente e monolitico,  che ha messo insieme politica, camorra, imprenditoria assistita, giornali e purtroppo Prefettura.
Ma questo è un discorso molto serio, che abbiamo affrontato più vole nei giorni scorsi, quando abbiamo ricevuto dalla Prefettura il buon segnale della rimozione della macchinetta marcatempo dal secondo piano, ma che oggi non vogliamo ulteriormente sviluppare, avendo intenzione di rimanere alla questione specifica de “Le Iene” e del testimone di giustizia Luigi Leonardi.
Un diritto per Luigi ad essere protetto ed un obbligo per il Prefetto e per le istituzioni di tutelarlo.
Altrimenti, a che servono gli incontri in cui si invitano i cittadini onesti a denunciare la malavita? Davvero pensate che i cittadini siano incentivati a denunciare se poi vengono lasciati da soli?
E Luigi Leonardi ora è veramente solo, abbandonato dalla sua famiglia. Non ha più la sua impresa e vive costantemente con la paura di essere ucciso. Lo Stato non rilascia interviste perchè “impegnato a lavorare”.
Fabrizio Arnone

PUBBLICATO IL: 3 febbraio 2016 ALLE ORE 13:46

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