La “nuova” Procura della Repubblica di Latina

C’è un area grigia, zuccherosa, costituita da una massa di persone cosiddette “insospettabili”, che grado a grado comincia ad emergere per le sue contiguità, se non collusioni, con il mondo delle illegalità e della criminalità.

E’ quell’area grigia di cui noi abbiamo sempre parlato, indicandola come il peggior nemico per tutti coloro che vogliano combattere contro le mafie.

Si tratta di soggetti appartenenti ai mondi della politica, delle istituzioni, delle professioni.

Professionisti organici, o, comunque, contigui, alle mafie, che ne curano gli interessi, all’ombra di guadagni milionari.

Gente senza scrupoli che per denaro si presta a qualsiasi operazione.

E’ quello il settore da aggredire, con determinazione, se veramente vogliamo prosciugare le sorgenti alle quali le mafie si abbeverano e ridare un’immagine dignitosa a questo disgraziato territorio inquinato dal malcostume e dal malaffare.

Quei malcostume e malaffare denunciati da persone perbene come l’ex Presidente del TAR Dr. Bianchi, il Prefetto Frattasi e qualche altro, ma mai debellati completamente per la mancanza di determinazione da parte di chi più di tutti ha il dovere di combatterli e gli strumenti necessari per farlo.

Le cose, grazie a Dio, stanno cambiando, in meglio ovviamente, per la determinazione con la quale il nuovo Procuratore Aggiunto-la D. Nunzia D’Elia- e i suoi sostituti stanno dimostrando di voler combattere il crimine in questa provincia.

Grazie di cuore.

Ma c’è un problema che ci tormenta.

Questa è una provincia dove, da una parte c’è un tessuto corrotto e criminale, dall’altra una massa di persone omertose abituate a chiedere ma non disponibili ad assolvere al dovere civico di collaborare con la parte sana delle istituzioni.

Gente che si lamenta dello stato di degrado in cui si vive per l’assenza di legalità e di moralità ma che nulla è disposta a fare al fianco di chi istituzionalmente è chiamato a difendere lo Stato di diritto.

E’ questa la gente, potenzialmente pulita, che bisogna chiamare ad un sussulto di orgoglio per indurla a dare un contributo per il ripristino di condizioni di vivibilità civile e democratica.

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