La notte pontina (e delle altre province del Lazio)

LA NOTTE PONTINA STA TRASCORRENDO FRA ROGHI DI MACCHINE, DI STRUTTURE INDUSTRIALI O COMMERCIALI E… PALLETTONI E LA POLITICA… TACE!!!

Un cadavere!  Inerte. Inanimato, che sta andando in putrefazione.

La politica pontina.

Non un grido di allarme, non un’interrogazione, non una mozione, un documento.

Niente di niente.

In altri tempi, in altri luoghi avremmo, a quest’ora, letto manifesti, petizioni, avremmo visto manifestazioni.

La notte pontina si sta consumando nel fuoco e con pallottole e pallettoni. E che pallettoni!

Pallottole contro le vetrine, come a Monte San Biagio; contro le finestre di Uffici giudiziari, come nel caso del Giudice di pace a Fondi; nelle buste, come al Sindaco e taluni consiglieri a Gaeta.

Senza parlare dei roghi di auto e strutture industriali o commerciali, come a Fondi, a Monte San Biagio, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia.

Potremmo continuare all’infinito.

Se non ci fosse la stampa –non tutta, perché i “professionisti della rimozione “ ed i negazionisti sono sempre all’opera -, se non ci fosse qualche associazione, come l’Universitas Montecillana e qualche altra, nessuno aprirebbe bocca.

Nemmeno il timore di essere accusati di essere oggettivamente complici, collusi con le mafie, stimola a parlare, a gridare, a chiedere interventi eccezionali, sforzi particolari sul piano investigativo, preventivo e repressivo.

A chiedere un rinnovamento, un riposizionamento e una qualificazione delle forze in campo.

E, poi, quel che ancora è più grave, se qualcuno dice qualcosa, si limita a chiedere, chiedere, chiedere.

Nessuno che si ponga il problema –è un dovere civico che riguarda ogni cittadino – di collaborare con le forze dell’ordine e con la magistratura, aiutandole, anche in maniera non ufficiale ma informale, con una confidenza, un consiglio, una notizia, a venire a capo del bandolo delle matasse.

Una società ed una politica in agonia profonda.

Abituate a chiedere e basta, senza nulla dare. , fare in proprio Senza nulla creare. Questuanti. Con esigue, debolissime, ma sempre silenziose, minoranze illuminate, che appaiono come puntini luminosi all’orizzonte di un oceano buio.

Qui si sta ancora discutendo sul tema “la mafia ci sta o non ci sta”, quando le mafie ci stanno da 40 anni. Ciechi, se non collusi.

Qui stanno saltando gli equilibri fra clan, ‘ndrine, cosche.

Qui sta saltando la pax che finora ci ha risparmiati scenari sanguinosi.

Il territorio è saturo e non può contenere più tutto e tutti.

Nemmeno questo basta a rianimare il corpo immobile, esangue della politica nostrana.

Non vogliamo apparire presuntuosi e non vogliamo appropriarci di ruoli che non ci competono.

Vogliamo con molta umiltà e con spirito di collaborazione suggerire di non scartare a priori l’ipotesi di un possibile, spaventoso sovvertimento di equilibri mafiosi.

Su un territorio invaso dalle mafie vige sempre la regola del “non c’è foglia che si muova che la mafia non voglia “.

Tutto, ma proprio tutto, va “letto” in quell’ottica. Ormai. Anche da noi, purtroppo!

E se sono saltati, o stanno per saltare gli equilibri, i patti, che Dio ci assista!

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