La ’ndrangheta punta agli appalti per le nuove Rsa

Il Fatto Quotidiano, 11 Aprile 2020

La ’ndrangheta punta agli appalti per le nuove Rsa

Attenzione alle ristrutturazioni” – L’alert dell’Anticrimine della Polizia: “I boss sono da sempre molto attivi in questo campo”

di Davide Milosa

Il comparto sanitario travolto dallo tsunami Covid-19 è oggi un’allerta per l’Antimafia. In una prospettiva molto vicina, se non già attuale, di capitali mafiosi che inquinano la fase 2 della ripresa, c’è un nuovo dato da approfondire: l’opera di ristrutturazione delle Residenze sanitarie per anziani rivelatesi troppo fragili e inadeguate. Se Covid è il terremoto, le Rsa rappresentano una delle zone più colpite, e che dovrà essere ripensata anche nella prospettiva di una seconda ondata di contagi. E dunque ci saranno appalti da assegnare, materiale da acquistare. Tutte necessità nelle quali la ’ndrangheta si è sempre dimostrata molto attiva. Come ha raccontato l’inchiesta Mentore della Dia di Milano su un cartello di ’ndrine, supportate da massoneria e politica, entrato nell’affare milionario delle case di riposo in Lombardia. Oggi “la mobilità” delle cosche, soprattutto calabresi, è continua. La conferma arriva da una serie di dossier investigativi strettamente riservati.

Gli alert sono contenuti in due circolari inviate ai questori da Francesco Messina, direttore della Direzione anticrimine (Dac). La prima viene inviata il 27 marzo, seguirà una seconda del 4 aprile. “Superata la fase critica – si legge – appare ineludibile predisporre strumenti in grado di prefigurare lo scenario sotto il profilo evolutivo della criminalità organizzata mafiosa” visto che le cosche “operano nelle pieghe delle criticità sociali”. E in modo ancora più concreto: “Tale scenario potrà evidenziare ampi margini di inserimento per le mafie nella fase di riavvio di molteplici attività economiche, tenuto conto che la crisi attuale si configurerà come portatrice di un deficit di liquidità”. Tra i settori bersaglio degli interessi mafiosi c’è proprio quello “sanitario” e “la gestione degli approvvigionamenti specie di materiale medico”. La corruzione, in questo settore, è un alert specifico rispetto “all’erogazione di misure economiche di sostegno emergenziale”. A seguire c’è “il comparto agro-alimentare” e “quello della ristorazione” che a Milano si è allargato in modo sospetto. Collegato a questo, il rischio che i piccoli imprenditori si “espongano al reclutamento economico e al finanziamento illecito con modalità di interposizione fittizia”.

Da qui una indicazione chiara alle squadre Mobili affinché “si attivino subito alla ricerca di un patrimonio informativo circa l’attuale realtà economica”. In particolare si richiede un rapporto più stretto con le associazioni di categoria, da Confindustria e Confcommercio “al fine di potenziare il monitoraggio dei casi di default economico”. Attività alla quale potranno dare un contributo i poliziotti patrimonialisti voluti dalla direzione della Dac per aggredire i capitali mafiosi che inquinano l’economia legale. La seconda nota del 4 aprile individua in modo preciso gli “alert situazionali”. Il primo riferimento è al fenomeno che viene dopo l’usura ovvero “la fagocitazione di impresa favorita dal bisogno impellente di denaro”. Dopo questo c’è l’aspetto più tradizionale del riciclaggio e “del riutilizzo di provviste in nero”. E ancora “il trasferimento fraudolento di beni e le truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche”. Ma non c’è solo economia, c’è anche la manovalanza criminale. Scrive il dottor Francesco Messina: “Il rallentamento dell’economia potrebbe rappresentare per le mafie terreno fertile al reclutamento dei nuovi componenti”. Non a caso “si sta già registrando un progressivo intensificarsi delle attività di spaccio e delle condotte predatorie in danno degli istituti bancari”. Insomma il lockdown oggi vale per tutti, ma non per le mafie.

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